“La Grazia”: il nuovo corso di Paolo Sorrentino apre Venezia 82
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“La Grazia” di Paolo Sorrentino è il film di apertura della 82ª Mostra del Cinema di Venezia. Protagonista assoluto, per la settima volta, Toni Servillo, un introverso, (auto)ironico e tormentato Presidente della Repubblica. Al suo fianco Anna Ferzetti (la severa, indefessa e pur umanissima figlia del Presidente), Milvia Marigliano (la irresistibile e bravissima amica del liceo), Massimo Venturiello, Orlando Cinque, Linda Messerklinger e Giovanna Guida. “La Grazia” uscirà in Italia il prossimo 15 gennaio con Piper Film.

Paolo Sorrentino a Venezia 82 – Foto di Sabina Filice
Mariano De Santis è un immaginario Presidente della Repubblica Italiana a fine mandato. Vedovo, di formazione cattolica e democristiana, prima di essere la più alta carica dello stato è un giurista, autore di una sorta di monumentale “bibbia” per gli studenti universitari di tutto il paese. Ed è un uomo (forse tradito in gioventù dalla moglie) e un padre: di Dorotea, giurista come lui e sua assistente-ombra, talmente fedele alla causa e alla salute di un padre “quasi” ex fumatore da aver sacrificato la propria intera vita (come sottolinea lei in uno scambio con lui). In quegli ultimi sei mesi da Presidente, De Santis continua la routine del settennato e, al contempo, apre squarci di dubbio in una vita sostanzialmente monolitica e irreprensibile. All’unica trasgressione di ogni sua giornata (la sigaretta fumata sul tetto del Quirinale sorvegliato dal corazziere e dallo staff), si affiancano incontri nuovi – l’avvenente e giovane ambasciatrice lettone, un astronauta italiano confinato da mesi nello spazio – e se ne approfondiscono di vecchi – il saggio papa africano che gira in scooter, la migliore amica custode dei segreti di famiglia. A scandire questa “Via Crucis” “al chiuso”, la firma tanto attesa (dagli altri) della legge sull’eutanasia e due anomale domande di grazia. Una grazia problematica per ambedue i casi, che farà esporsi e dunque recarsi in carcere prima la figlia e poi lo stesso De Santis. Il quale sarà chiamato a una scelta, istituzionale e personale insieme.

Toni Servillo, Anna Foglietta e Paolo Sorrentino a Venezia 82 – Foto di Sabina Filice
Sorrentino apre il concorso veneziano con uno dei propri film più trattenuti, sotto traccia, delicati verrebbe da dire. I voli immaginativi e le provocazioni audiovisive sono limitati al massimo e orbitano tutti attorno al Presidente – “astronauta” come quello vero, che, credendo di non essere visto da lui, lascia fluttuare una lacrima nell’angusta cabina. Ritorna parimenti un modo di raccontare che sembra ormai un format drammaturgico, con l’iniziale semina visiva e/o narrativa di pochi elementi che, puntualmente, tornano in un secondo tempo (l’antagonista politico, il cavallo morente, la richiesta di intervista per “Vogue”, il rovello del tradimento ecc.), all’interno di una inesausta dualità, un “a tu per tu” costante tra il protagonista e ciò che gli ruota attorno, personaggi e tematiche. Il tutto con una coerenza e un’insistenza (talvolta eccessiva) sconosciute ai lavori precedenti. Il cui approdo, necessariamente, è doppio, una conclusione “poetica” (solitaria) e – dopo il titolo a tutto schermo – una seconda “leggera” (duale), dai toni intimi e grotteschi che suscitano il buon umore di fine racconto. Film interlocutorio, di passaggio? Forse. Sicuramente verso una forma espressiva più matura (crepuscolare) sulla basi di una poetica ormai rodata ed efficace.


