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La Mostra di Venezia estende al 31 maggio il termine per iscrivere le opere in Virtual Reality

La Mostra di Venezia estende al 31 maggio il termine per iscrivere le opere in Virtual Reality

È prolungato di due settimane, ossia al 31 maggio 2020, il termine della domanda di iscrizione dei progetti in Realtà Virtuale nella sezione Venice Virtual Reality della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2020, che si terrà al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre.

La sezione Virtual Reality prevede la presentazione, in concorso e fuori concorso, di un massimo di 30 Progetti Immersivi in Realtà Virtuale in prima mondiale e/o internazionale. Saranno ammessi esclusivamente video 360° e opere interattive 3DOF e 6DOF, non saranno ammesse installazioni fisiche. Saranno presentate Fuori Concorso le opere dei team che partecipano alla quarta edizione di Biennale College Cinema – VR e una selezione “Best of VR”.

Tutte le opere presentate devono essere state create da meno di un anno, cioè terminate non prima del 7 settembre 2019, e non devono essere già state presentate in alcuna altra forma e durata, nemmeno come work-in-progress, per le selezioni delle edizioni precedenti della Mostra.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.