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Lady Gaga a Venezia con A STAR IS BORN di Bradley Cooper

Lady Gaga
Lady Gaga "A Star is Born"
Lady Gaga "A Star is Born"
Lady Gaga “A Star is Born” di Bradley Cooper

Lady Gaga a Venezia con A STAR IS BORN di Bradley Cooper. Recensione di Massimo Nardin. Lui è un cantante pop-rock famoso, lei una cameriera che la notte sfoga le proprie doti canore in locali di periferia. Lui, giunto nel mezzo del cammin della sua vita, è alcoolizzato e depresso, lei è giovane, bella e positiva. Il tallone d’Achille di lui è l’udito, che lo sta condannando alla sordità; quello di lei un’autostima ancora fragile. Il suo naso pronunciato la frena, eppure si rivelerà ben presto il valore aggiunto della sua già robusta personalità. Tanto che lui proprio da quel suo profilo è stato conquistato. E dalla voce, piena e potente nell’interpretare “La vie en rose” nello strip-bar di transessuali in cui lui è capitato alla ricerca del bicchiere di fine serata. Così Jack porta Ally nella sua vita e sul palco. Lei ci sale, lui a poco a poco lo abbandona, sprofondando nelle proprie paure e debolezze. Nonostante (o proprio grazie a) ciò, l’amore tra i due s’intensifica giorno dopo giorno. Finché…

Fuori concorso alla 75. Mostra di Venezia un doppio esordio, quello di Bradley Cooper come regista e quello di Lady Gaga come protagonista assoluta di un film. Gioca facile e va sul sicuro – se non sul didascalico-, Cooper, realizza il quarto remake (dopo gli omonimi film del 1937, ’54 e ’76) di una storia già di per sé archetipica e appoggia sulla star del pop un personaggio che per la quasi totalità rappresenta lei stessa e i suoi esordi nella musica.

Eppure Cooper si dimostra capace di scandire storia e immagini con concretezza e sensibilità, mentre Lady Gaga – umile donna senza macchia – meraviglia lo spettatore con il proprio innato talento, riuscendo ad essere sempre spontanea e intensa, autentica come i suoi grandi occhi.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.