Elisa Amoruso introduce “Le Bellissime”

Nella giornata di ieri, la terza alla Festa Del Cinema di Roma, la folla è accorsa per incontrare alcune tra le principali star del grande schermo. Il programma ha infatti offerto due incontri ravvicinati da brivido con Ron Howard e Bill Murray.
Ma insieme a questi nomi e a tutti gli interessanti film in concorso per il 14°Marco Aurelio, il programma prevede anche una rassegna dedicata ai ragazzi e alla loro esperienza di crescita. Il ciclo si chiama Alice nella città, come l’omonima opera presentata da Wim Wenders nel 1974. Il primo film scelto per la sua 14° edizione è l’ultimo lavoro della regista romana Elisa Amoruso, Le bellissime, il terzo dopo i precedenti Fuoristrada e Strade straniere.
Le bellissime è un documentario e si propone di raccontare la vita di un nucleo familiare tutto al femminile: una madre felicemente separata, Cristina, insieme alle sue figlie Giovanna, Francesca e Martina, quest’ultima non ancora maggiorenne. Tre ragazze catapultate nel mondo della moda e della bellezza sin da bambine. Le telecamere le seguono lungo le strade di Milano mentre acquistano degli abiti da indossare, nei colloqui di lavoro, a tavola mentre si programmano progetti futuri e nel corso dell’ennesimo servizio fotografico. Non mancano flashback amatoriali in cui Cristina le riprende da bambine, mentre prendono parte al loro gioco preferito: allenarsi a sfilare nel salotto di casa, ballando sulle note della canzone Barbie girl degli Aqua. Scelta non casuale per il riferimento alla “regina” delle bambole.
Nel corso della narrazione, le tre ragazze stesse sembrano proprio delle bambole, dei manichini costretti a non parlare sul palco, ad accettare di soffrire il caldo durante una passerella estiva, a sopportare il pizzicore dei vestiti che dà loro fastidio e le diete imposte.
Il personaggio della madre, con un desiderio sfrenato di mettersi costantemente in mostra partecipando ai reality show o trascorrere l’estate nelle discoteche di Ibiza, ci pone davanti a tante tematiche. È meglio azzardare, sollevando lo sguardo verso il cielo oppure stare con i piedi per terra? Cosa significa trascorrere gli anni più spensierati della propria esistenza stando sotto ai riflettori? È così importante per dei bambini essere scelti per partecipare a uno spot pubblicitario di una Barbie? È meglio giocare con i compagni di scuola o restare in casa a prendere lezioni di danza dalla mamma? La risposta che viene spontanea è che Cristina sia un personaggio negativo per loro. Nella mentalità di una bambina però, il pensiero di trovare il successo, farsi conoscere e apparire sui giornali, prevale sempre. Questo il pensiero di Giovanna, la maggiore delle ragazze. Più consapevole invece Francesca, la seconda figlia, che non avendo le caratteristiche adatte, sarebbe forse tentata di trovare un’altra strada. Poi, c’è Martina, che pur essendo nell’ombra perché più piccola, segue a pieno i piani stabiliti da mamma Cristina. C’è infine un personaggio che non appare e non si riserva di prendere alcuna posizione riguardo all’argomento, il padre. Di lui si conosce solo la scelta, quella di lasciare consapevolmente casa per non condividere le idee della ex moglie che non intende cambiare rotta per nessuna ragione al mondo.
Il titolo Le bellissime, rimanda al vecchio capolavoro ancora attuale di Luchino Visconti Bellissima con una sublime Anna Magnani nel ruolo di una madre disposta a tutto purché la figlia diventi un’attrice, forse nella speranza di ribaltare una vita di stenti e privazioni. Il film di Elisa Amoruso potrebbe essere quasi un seguito in chiave moderna, un tuffo nella piscina del divismo, un’immersione nel mondo in cui prevalgono notorietà, compromessi e ricerca sfrenata di un successo fine a se stesso. In questo caso però, parliamo di un documentario. Fine ultimo non è porre delle soluzioni, quanto dei quesiti, limitandosi a raccontare. E questo non può essere che un punto a favore per Le bellissime. Ci auguriamo possa dare luogo a numerose discussioni, soprattutto nelle scuole e tra i giovani.

Eugenio Bonardi

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