Home Arte Leone Rech Daldosso, Fotografo di talento e di interessante tecnica fotografica, conversa...

Leone Rech Daldosso, Fotografo di talento e di interessante tecnica fotografica, conversa di “Arti Visive” con Andrea Giostra.

10696427_560757914069529_8756032105372202817_n

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Leone Rech Daldosso, fotografo talentuoso, che ha iniziato la sua carriera Artistica nel 2003, all’età di venticinque anni. Nasce a Remedello Sopra, un paesino della bassa bresciana, e inizia la sua carriera artistica con la Musica all’età di sei anni quando negli anni ’80 ricevette in regalo per Pasqua dai suoi genitori la sua prima e bellissima tastiera elettronica, assolutamente di moda in quel periodo. Impara ad amare la musica e inizia a studiarla con interesse e passione. Ben presto però arricchisce il suo bagaglio musicale con lo studio della chitarra elettrica. Inizia giovanissimo a militare in diverse Band di musicisti della sua provincia, esibendosi col suo gruppo in tutti i locali e in tutte le piazze del bresciano. All’età di vent’anni, Leone ha già una Band tutta sua, “De Raptus”, dalla quale paradossalmente sboccia il suo grande amore e la sua grande passione per la fotografia. Leone conversa con Andrea Giostra di questo suo interessante percorso artistico, e ci racconta la sua storia di musicista prima e di fotografo poi, di appassionato di Moda e di Bellezza, che cerca di catturare con i suoi scatti imprevedibili e interessanti. Sono tutte passioni artistiche di Leone che ne fanno un professionista poliedrico e colto; passioni artistiche che si intrecciano continuamente nel suo percorso professionale e che hanno da sempre una continuità esperienziale nella sua vita artistica ed umana. Leone conversa con Andrea Giostra e si racconta come Artista, come Musicista, come Fotografo, come amante della Moda e della Bellezza, come Talento delle Arti Visive, in possesso di grande sensibilità e di spirito di osservazione arricchite da una notevole cultura fotografica.

Leone Rech Daldosso prova a definire, attraverso il suo interessante percorso artistico ancora in grande evoluzione, il senso ed il valore dell’Arte Visiva e dell’Arte in generale nelle quali l’obiettivo primario dell’artista dev’essere sempre quello di innescare emozioni e pathos nello spettatore, nell’osservatore e nell’appassionato di Arte che incontra e incrocia la sua Opera.

Ciao Leone, e benvenuto presso la nostra Redazione. Grazie per aver accettato il nostro invito per questa conversazione che sicuramente sarà molto interessante. La prima domanda che facciamo agli artisti che intervistiamo, è quella di chiedere loro di presentarsi ai nostri lettori con parole semplici. Tu sei un artista poliedrico di qualità e di cultura perché hai dedicato gran parte del tuo tempo non solo a fare esperienza sul campo, a lavorare, ma anche a studiare la storia e le tecniche più innovative delle Arti Visive che maneggi e con le quali crei le tue Opere. Leone, se dovessi presentarTi ai nostri lettori come Uomo, prima che come Artista, cosa diresti loro di Te?

946161_824828057662512_7995265269074216669_nVorrei iniziare ringraziandovi per l’invito. E’ un onore poter parlare con voi. Presentarsi è sempre una cosa complicata, si rischia di cadere nella auto-celebrazione. Quello che posso dire di me è che dedico ogni giorno un paio di ore allo studio delle immagini, fotografie, film, quadri. Penso sia fondamentale coltivare un proprio senso estetico, indispensabile per creare immagini che siano apprezzate da chi le guarda, oggi giorno rischiare di cadere nel banale, o peggio nel volgare, è facile. Sono affamato di sapere, di bellezza e di eleganza. Ho fatto dell’illuminismo il mio stile di vita, mi piace dire quello che penso, anche quando è scomodo. Questo ha allontanato molte persone, ma quelle rimaste hanno potuto apprezzare la mia parte più intima. Sicuramente non sono una persona facile al primo approccio, ma le cose facili solitamente annoiano, quindi… (sorride!)

E’ molto vero quello che dici Leone, il talento e la passione da sole non fanno fare molta strada ad un vero Artista: ci vuole lo studio continuo e costante, l’esperienza sul campo, i successi ma anche i fallimenti, ci vuole la tecnica che oggigiorno va praticata quotidianamente con tutte le nuove tecnologie che il mercato offre, insomma ci vuole molta fatica e molta determinazione per fare bene qualsiasi professione, soprattutto quando parliamo di professioni che fanno uso di strumenti elettronici in spedita evoluzione che richiedono tempo ed energie per farne propria la tecnica di utilizzo e per dare il meglio di sé professionalmente. Ed è quello che vedo fai tu con grandissima umiltà e determinazione! Complimenti per questa prima risposta che mi piace molto! (sorrido!)

Come abbiamo anticipato nella presentazione, Leone, sei nato in una piccola cittadina della provincia bresciana. Questo accadimento fenomenologico, come direbbe benissimo Martin Heidegger (1889-1976), considerato il massimo esponente della scuola filosofica dell’esistenzialismo ontologico e fenomenologico, quali conseguenze ha comportato secondo te alla luce dell’esperienza acquisita e di quello che sei oggi come Artista?

Più che di conseguenze parlerei di contaminazioni. Nascere in un piccolo paese di provincia non è mai facile, il rischio maggiore che si corre è quello di farsi travolgere da quello che chiamo “il personaggio che si mangia il tuo io“. Cerco di sintetizzare il più possibile. In un paese di 3000 abitanti ci si conosce tutti, e si percorre il cammino della crescita anagrafica tutti insieme, sempre. Durante questo percorso succede che vengano attribuiti dei ruoli. Il figo, il bullo, lo svampito ecc.. Il problema è che con il passare degli anni una persona si evolve solitamente, e qui entra in gioco il personaggio di cui parlavo. Se non si ha sufficiente carattere per togliersi di dosso quel ruolo, anche mettendosi contro l’opinione degli amici, si finisce per interpretare a vita un ruolo che magari reprime il nostro vero Io. E si vive ogni giorno sempre uguale, senza cercare stimoli. La natura è stupendamente tremenda e cinica nel suo ruolo. Quello che non usi, semplicemente te lo toglie. Non fa calcoli, elimina quello che per lei è un peso a favore di ciò che ritiene per noi vitale.

Tornando alle contaminazioni quello che mi porto dentro è la nebbia invernale, i campi della pianura, il profumo della mietitura, i campi di girasole, che da piccolo sembravano immensi. E il fiume Chiese. Chi non è della zona non può capire, mi scuso in anticipo, ma il Chiese è uno dei fiumi più belli, a livello di argini, che abbia mai visto. Ci sono boschetti sparsi ovunque, piccole oasi naturali, sorgenti che formano laghetti qua e la. Passare le estati, in età giovanile, in questi posti ha sicuramente contribuito ad insegnarmi che la bellezza è ovunque, basta saperla vedere.

Anch’io. Leone, provengo da un piccolo paesino della provincia di Palermo, molto noto per i fatti storici del dopoguerra che l’hanno reso famoso in tutto il mondo, e capisco benissimo quello che dici. Purtroppo la gente ha bisogno di semplificare e attribuisce ad ogni abitante del proprio paesino un ruolo e un soprannome (quello che da noi in Sicilia si chiama “ncìuria”), e con quel soprannome ti dà anche una identità che devi rispettare a vita, altrimenti non sei più riconoscibile alla gente del tuo paese e rischi di essere preso per matto: “Ma che fa? Ma com’è che è cambiato così?” e la domanda che si pongono se fai delle cose che non sono in sintonia col “personaggio” che ti hanno attribuito! Insomma, non “ti riconoscono più”, ed è li che devi avere la forza, come hai fatto tu, di seguire il tuo talento e la tua passione che è il vero cuore della vita di ogni persona. Chi rinuncia alla propria passione e non coltiva il proprio talento è come se mortificasse la propria natura, la propria anima. E questo secondo me è un delitto: ma in fondo non scopriamo nulla di nuovo, già da duemila anni lo dice anche il Vangelo (Vedi “Dal Vangelo secondo Matteo 25,14-30, La Parabola dei Talenti”.), non sono cose che stiamo scoprendo adesso noi! (sorrido!)

Quando e come hai scoperto il Tuo talento per l’Arte in generale, considerato che sei un poliedrico? E quando hai scelto di dedicare la tua intera vita all’Arte? Ti ricordi qualcosa che è accaduta che ti ha segnato e che ancora oggi ti fa riflettere rispetto alla scelta di vita che hai fatto?

Quando mi sono accorto del mio talento non saprei, forse non me ne sono ancora accorto ad essere sincero. Ricevo molti complimenti, sopratutto a livello fotografico, e me ne stupisco sempre! Non voglio fare il finto modesto. Intendo dire che spesso, parlando, mi viene detto: “che fortuna avere un talento come il tuo, creativo..”; oppure: “piacerebbe anche a me, ma non sono capace..”, cose così insomma!

10592787_560740367404617_8307382802869689050_nIo non “sento” di avere particolari talenti, semplicemente faccio. Gli appellativi “artista” o “creativo” li lascio ad altri. In questo mi ritrovo molto con il pensiero di Oliviero Toscani il quale sostiene che chi si presenta come creativo è un cretino. Creativo è una parola che non significa nulla se non colui che crea. Qualunque cosa. Spesso le idee dei “creativi” altro non sono che scopiazzature di cose già fatte. Probabilmente me compreso. Il ricordo più recondito che ho in merito è di me bambino, circa 5 anni credo, che trova nell’uovo di pasqua una tastierina giocattolo. Da cui non mi sono staccato per mesi interi. Da li ho, crescendo, coltivato la passione per la musica, fondando un gruppo, “I DeRaptus”, tutt’ora attivo. Questo mi ha portato a conoscere la fotografia. Nei primi anni 2000, dovendo fare la copertina del nostro demo, ci trovammo ad armeggiare con una delle prima reflex digitali, prestata da un amico. Da qui è stato amore a prima vista, non l’ho più mollata. Quindi penso che forse sia stata questa la spinta scatenante.

Spesso le cose accadono apparentemente per caso! Io non credo molto al caso. Il destino è parte integrante della nostra natura: quello che deve succederci nella vita prima o poi ci succederà. Tu sei un Artista, e non devi, secondo me!, rinunciare a questa definizione, Non avrebbe senso! Come si dovrebbe chiamare allora? Lo sei è basta! Tutto il resto devi essere tu a costruirlo giorno dopo giorno come in effetti fai con molta costanza e passione.

Leone, come è stata la tua esperienza di giovane artista quando non avevi un soldo in tasca e dovevi arrangiarti per imparare, per studiare e per farei tuoi spettacoli con la tua Band?

Questa è facile: chiunque abbia provato sa che è la cosa più bella del mondo, chi non l’ha mai provato dovrebbe farlo prima di morire.

Risposta molto originale! (sorrido!)

Chi sono stati i tuoi “Maestri d’Arte”che ti hanno trasmesso la passione per l’Arte, ma soprattutto le tecniche professionali per esercitare la tua professione nelle diverse declinazione che oggi sei in grado di esprimere? Ci vuoi parlare di loro? Cosa ti hanno lasciato di importante umanamente e professionalmente? Come li ricordi?

Michelangelo Merisi è sicuramente colui che mi ha trasmesso di più a livello emotivo. La sua luce è qualcosa che ricerco nei miei scatti, quando posso permettermi di fare foto “per me”. Lui sicuramente è il mio riferimento emotivo. A livello fotografico ammiro molto Giovanni Gastel, con lui ho in comune il gusto estetico. Poi, citato in precedenza, Oliviero Toscani per la sfacciataggine con cui ha saputo rapportarsi alla vita fotografica, per molti aspetti e in molti casi tremenda. Con una piccola deviazione direi anche Quentin Tarantino, ha un modo tutto suo di esprimere l’assurdo che gli invidio molto.

Maestri veri e propri non saprei, sono autodidatta in tutto, mi piace sperimentare con gli oggetti (macchine fotografiche n.d.r). Se è vero che fotografia vuol dire disegnare con la luce, saper “vedere” la luce, non può insegnartelo nessuno penso. Devi insegnartelo da solo con il cuore con la testa.

Leone, se dovessi fare dei nomi delle persone più importanti con cui hai lavorato nella tua vita artistica, dei colleghi che ti hanno lasciato qualcosa della loro esperienza di Artista, ai quali hai “rubato un po’ di mestiere” e che hai incontrato nel mondo della tua Arte, chi ricorderesti raccontandoci di loro qualcosa?

Sicuramente Simone Angarano. Fotografo e amico, per rispondere anche alla domanda precedente, di certo colui che si avvicina di più al mio “Maestro d’Arte“. Da lui ho imparato la passione, intesa come tale. Abbiamo due stili estetici completamente diversi, ma la passione che riversa in quello che fa mi ha fatto capire che amare la fotografia vuol dire riversare un po’ di se in ogni singolo scatto. Una foto fatta con passione la si vede, c’è ricerca, entusiasmo, dinamismo. Questo è quello che cerca sul set, ed è quello che cerco anche io. Grazie Simone! (sorride!)

La passione e il talento innanzitutto. In tutte le professioni è così, ma non basta, e lo hai detto anche tu: la ricerca costante e quotidiana di migliorarsi è il modo migliore per andare avanti facendo sempre meglio e diventare sempre più un bravo professionista, ma anche diventare sempre più Uomo che impara dalla propria esperienza di vita!

Come tutti gli Artisti, Leone, nella tua carriera di professionale avrai certamente incontrato delle difficoltà. Ma qual è stata la difficoltà più dura da superare, che ricordi ancora oggi, e che ti ha lasciato un segno indelebile che ti porti dentro, ma che al contempo ti ha dato la Forza e la Tenacia per continuare e andare avanti con più determinazione di prima?

hd_image1Ho sempre pensato che nella vita non esista problema senza soluzione. Quindi non ho molto da dire! Il mio modo di agire non contempla il passato. Credo, è un pensiero filosofico non mio, che pensare al passato in qualche modo ci incateni a insuccessi e malumori. Ogni giorno è un nuovo giorno, e tranne rari casi, veramente gravi, tutti i problemi che prima di dormire sembravano enormi al risveglio sono ridicoli. Pensaci bene Andrea. Ci tormentiamo tutta la giornata per il traffico, per il ritardo, per la fila alla cassa. A conti fatti ti rovini l’umore e le cose non cambiano, quindi sprechi energie inutilmente. Se arrabbiarti portasse al dileguarsi della coda forse cederei anche io alla tentazione, ma a quanto mi dicono non è così. Meglio lasciar stare.

Ma chi siamo allora senza un passato? Io penso invece che non bisogna mai rinnegare il proprio passato, mala contempo non bisogna mai guardarsi indietro e guardare sempre avanti! Ma il passato non lo puoi negare né rinnegare: è impregnato nella nostra vita e nella nostra anima. In fondo oggi siamo quel che siamo perché abbiamo vissuto il nostro passato che ci ha segnato come Uomo, come Professionista, come Artista nel tuo caso! Quindi su questo che hai detto non mi trovi molto d’accordo! (sorrido!)

Tutto questo, Leone, però ci porta dritti dritti ad un’altra interessante domanda. Spesso il mondo dell’Arte, della Moda, del Teatro, del Cinema, della TV, si caratterizza per eventi spiacevoli che subiscono i protagonisti (gli attori, le attrici, i registi, i produttori, gli sceneggiatori, le modelle, i modelli, gli artisti in genere) e che si materializzano dietro le quinte, nel back-stage, nei luoghi che lo spettatore non vede e non immagina nemmeno. Qual è stata nella tua carriera l’esperienza più brutta che hai fatto e che non vorresti fosse mai accaduta?

Qui cammino sulle uova. Non è successa a me personalmente ma ho visto, su un set, mortificare una modella per un insignificante difetto al piede. Una scena che non ti dico. Non sono cose rare ma in quella precisa occasione fu particolarmente pesante. E del tutto inutile.. Mi fermo qui.

Qual è stata invece, Leone, la tua più grande soddisfazione artistica che hai ottenuto fino ad oggi? Ci vuoi raccontare qualcosa? Di cosa si tratta e come l’hai vissuta?

Soddisfazioni ne ho avute tante. Anche se va in contrapposizione con quanto ho detto prima, ogni volta che ottengo lo scatto che avevo in testa provo un enorme soddisfazione. Quasi una liberazione. E’ come se una parte di me fosse rinata “fuori” da me. E’ difficile da esprimere, è più un’emozione, un lampo di materia, anche se non c’è nulla di più immateriale che una foto. Il problema è che una volta “partorita” divento presto un “genitore assente”. L’ idea una volta espressa non appartiene più a me. Il mio pensiero fisso diventa capire come esprimere la prossima emozione.

E’ molto bello quello che hai detto Leone! In fondo è come dire che l’Opera d’Arte non è di chi la crea, ma di chi la incontra e ne gode della sua bellezza e delle emozioni che sa sprigionargli! E penso che sia proprio così!

Questa è una delle mie domande ricorrenti. Che faccio a tutti gli artisti, insieme ad un’altra che ti farò tra poco (sorrido!). Io sono sempre stato un grande lettore, ma il più grande scrittore del profondo dell’animo umano della storia dell’uomo è senza dubbio alcuno Fëdor Michajlovič Dostoevskij. In uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, “Memorie dal sottosuolo”, pubblicato nel 1864, tra le righe del suo racconto ci parla della “Teoria dell’Umiliazione”. Sai, Leone, che questo concetto così importante che tracciò Dostoevskij nel 1864, a partire dagli anni ’90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico? Questo modello, che si basa su modelli scientificamente validati, parte dal presupposto che: “sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi!” Tu Leone, cose ne pensi di questo interessante concetto? Hai vissuto nella tua carriera artistica delle umiliazioni professionali che però ti hanno dato una forza ed una consapevolezza maggiore del tuo talento e delle tue qualità artistiche?

Come ho detto prima, Andrea, il mio pensiero in merito alle umiliazioni è piuttosto inesistente. Quello che so è che la società può essere una delle più grandi gabbie dell’uomo. Quando pensiamo: “cosa diranno di me se faccio questo“; oppure: “sarò all’altezza di quella persona” ecc…; non facciamo altro che “ucciderci”, metaforicamente parlando. Le persone che hanno rivoluzionato il mondo sono sempre state persone ritenute folli. Cerchiamo la creatività ma non siamo disposti a viverla. Non sto parlando di fare tutti quel che gli pare. Il rispetto per il prossimo è il primo fondamento dell’illuminismo.

Sto parlando di vivere la vita senza temere il giudizio. Solo così si può attivare la creatività vera, non quel bollito trito e ritrito di cui parla anche Toscani:La ricerca del consenso crea inesorabilmente mediocrità“.

Leone, sai benissimo che il mondo dell’Arte in generale, ma certamente anche il mondo delle “Arti Visive”, è un mondo pieno di insidie e di compromessi. Spesso abitato da tanti piccoli serpenti che non hanno nulla a che vedere con l’arte ma che si insinuano nei suoi meandri per trarne profitto o piccoli e meschini vantaggi personali, come per esempio sedurre con l’inganno giovani artisti o artiste con promesse che non potranno mai mantenere, trascinandoli/e verso strade senza ritorno. E’ molto difficile trovare persone che ti diano una mano con sincerità e senza un tornaconto personale. Questa piccola introduzione l’ho fatta per chiederti cosa ti hanno detto i tuoi genitori quando hai comunicato loro che volevi dedicare la tua intera vita all’Arte, dando per scontato che quello che ho premesso prima fosse risaputo e noto anche a loro?

hd_image8Come tutti i genitori non sono stati contenti. Almeno all’inizio. Ovviamente avrebbero preferito il classico lavoro in banca per dirne uno. Mi sono trasferito a Brescia, senza rancori o storpiatura strane. La distanza da loro mi ha permesso di muovermi abbastanza liberamente, e ora che mi vedono sereno. Penso abbiano capito che la strada giusta per me dovevo tracciarla io. Poi ultimamente gli impiegati in banca non stanno passando un periodo facile, magari si sono ricreduti. (sorride!).

Leone, questa è la seconda domanda ricorrente che faccio in tutte le mie interviste: mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero rispetto ad una bellissima frase incisa nel grande Frontale del Teatro Massimo di Palermo, famoso perché costruito da due dei più grandi architetti del XIX secolo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Il Teatro Massimo di Palermo è il secondo più grande d’Europa per grandezza e capienza di spettatori e possiede una qualità acustica terza in Europa solo dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase incisa sul Frontale è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu, Leone, leggendo questa frase e considerati i tempi bui che stiamo vivendo nell’occidente, cosa ti viene in mente, a cosa pensi, cosa ti ispira che vuoi dirci riflettendoci bene sopra?

Penso abbiamo bisogno di un rinascimento 2.0, oggi va di moda dire così (sorride!). Se per tempi bui intendi il degrado culturale che ci circonda in TV, sui media ecc…, direi che ne abbiamo proprio bisogno. Non so le cause, ho una mia idea, ma non posso esporla, troppo lunga e complicata. Hai citato Dostoevskij, ne “L’ Idiota” dice: “La bellezza salverà il mondo.“. Ne “I Fratelli Karamazov” Ipolit domanda al principe in che modo: il principe si avvicina a un giovane che sta morendo e rimane lì pieno di amore finché il giovane non muore. Questo gesto significa che la bellezza porta all’amore condiviso con il dolore.

L’ Arte ha da sempre rappresentato la cultura dominante del periodo in cui è stata creata, l’arte è sempre contemporanea con la società. Il fatto che non esista più una vera corrente artistica dopo lo spazialismo, che è degli anni ’50, la dice lunga. Ora la società è basata sul marketing. Forse scopriremo tra qualche anno che la corrente artistica dei nostri tempi l’hanno tracciata i chirurghi con i loro abomini estetici. Pasolini aveva visto bene.

Forse ancora la bellezza non ha salvato il mondo! Forse è solo una speranza: come l’amore che salverà il mondo! Ma se la bellezza o l’amore salveranno il mondo non lo sapremo mai. Quello che sappiamo di certo è che dalla speranza che ciò accada ricaviamo una Forza che altrimenti non potremmo mai avere! Forse è la speranza il vero motore del mondo? La speranza che si possa migliorare, cambiare! Chi lo sa?

Leone, hai mai pensato di abbandonare la tua Arte? Non necessariamente per motivi di difficoltà o per problemi di guadagni o di lavoro, ma semplicemente perché volevi sperimentarti in un altro settore dell’Arte verso la quale sentivi che il tuo talento poteva esprimersi meglio? Oppure fare un altra professione che nulla ha a che vedere con l’Arte e per la quale hai nutrito da bambino una certa intensa passione?

No, semplicemente perché non potrei evitare di esprimermi. Ho fatto lavori più o meno canonici ma non ho mai abbandonato la mia idea. Però come dicevo, mi piace sperimentare. In questo periodo ad esempio sto provando a scrivere un saggio, che probabilmente intitolerò “Sopravvivere in Provincia“. Ma si sta rivelando più difficile del previsto (sorride!). In tre mesi sono riuscito a scrivere e rivedere solo una quindicina di pagine. Vorrei scriverne in tutto un centinaio, la strada è lunga e tortuosa ma mi sto divertendo molto!

Quindi anche scrittore Leone. Veramente un Artista completo e poliedrico!

Leone, se dovessi incontrare per strada due bambini di dieci anni che ti hanno riconosciuto come Artista, che ti fermano e che ti dovessero chiedere: “Leone, ci spieghi cos’è l’Arte?”. Cosa diresti loro? Come la spiegheresti cercando di evitare di creare nella loro testa confusione, ma soprattutto cercando di trasmettere la tua passione e il tuo amore per questo mondo fantastico?

Direi loro semplicemente di mettersi davanti ad uno specchio e di “vedere” che loro stessi sono arte. Poi per un bambino è la cosa più semplice del mondo creare, non hanno quelle sovrastrutture che infettano la fantasia degli adulti. I bambini sono arte in tutto: Puri, belli, liberi, senza cattiveria. Peccato vengano rovinati dagli adulti, dai quali imparano prima di tutto a mentire.

Ma adesso, Leone, vorresti raccontare ai nostri lettori una delle cose più buffe e divertenti che ti è capitata nel tuo lavoro? Un episodio avvenuto nel back-stage, durante le prove, durante l’allestimento di un set, durante uno shooting, insomma durante il tuo lavoro. Un evento che eti ha messo in imbarazzo e difficoltà, ma che oggi ricordi col sorriso sulle labbra e con divertimento?

Una c’è: durante uno shooting in città, zona periferica ex industriale, abbiamo scattato tutto il giorno cercando di nasconderci dai vigili urbani o curiosi, eravamo in una fabbrica chiusa al pubblico. Forse da bonificare? (incoscienza giovanile). Ad un certo punto, presi dagli scatti, sentiamo il megafono dei vigili urbani che ci invitano ad uscire dal fabbricato. Noi, che ancora non avevamo finito, abbiamo fatto finta di raccogliere tutto e andarcene, ma appena i vigili sono andati via ci siamo rimessi a lavorare. Dopo un paio di ore li vediamo sbucare da dietro l’ angolo, a piedi, anche un po’ incazzati. A quel punto ho capito che volenti o nolenti avevamo finito, per fortuna il 90% era stato fatto. Ho riso allora e rido tutt’ora!

1450858_560740337404620_5066426515874836917_nPer fortuna che non vi hanno preso delle multe o vi hanno tolto il vostro lavoro! (sorrido!).

Leone, oggi, come mai nel passato, la formazione, lo studio, l’aggiornamento continuo e costante, in qualsiasi professione è la base per andare avanti con competenza e per non rimanere indietro rispetto agli altri colleghi. Tu quale percorso formativo hai fatto, quali scuole hai frequentato, quali workshop, quali esperienza “da bottega” (come si diceva benissimo una volta) accanto a grandi fotografi hai fatto per acquisire le competenze professionali e le tecniche espressive, di utilizzo delle attrezzature del tuo mestiere, che possiedi oggi?

Come ho detto prima sono stato sempre un autodidatta, non ho mai voluto che qualcuno mi contaminasse nella mia ricerca. Ho sbagliato tanto, ma sono cresciuto tanto. E sopratutto non ho iniziato a vendermi come fotografo dopo due mesi di Reflex, non mi vendo tutt’ora come fotografo, figuriamoci! Semplicemente, se dovessi fare uno spot su di me, direi che sono una persona che mette passione in quello che fa. La mia natura fa il resto, in questo mi rendo conto di essere atipico. In questo Paese bisogna prendersi sul serio per essere credibili. I titoli pre-cognome danno tanto fascino per qualcuno. Io guardo e sorrido.

Leone, adesso parliamo di quello che hai fatto negli anni trascorsi e di quello che stai facendo in questi giorni, in questi mesi. Quali sono i lavori che ami ricordare ai nostri lettori che hai fatto negli ultimi due/tre anni, che hanno riscosso un successo di pubblico e di critica importante? E quali sono i motivi per i quali sei legato professionalmente e affettivamente in modo particolare a questi lavori?

L’ ultima mostra personale era sulla mia idea di paesaggio. Premetto che la mia passione è la fotografia di moda, mi piacerebbe riuscire a contaminare la moda con l’arte, tutt’ora argomento tabù.

Sono state molto apprezzate due foto in particolare, un paesaggio aperto delle grete senesi e una veduta panoramica di una cima dolomitica avvolta dalle nuvole. Entrambe in bianco e nero, come quasi tutti i miei paesaggi. Sono legato a questi scatti perché sono stati fatti entrambi durante due dei mille viaggi motociclistici che compio con un amico d’infanzia, come se fosse un rito. In realtà sono viaggi di piacere, per staccare un po’, ma non riesco ad allontanarmi dalla macchina fotografica!

Quali sono, invece, le opere alle quali stai lavorando in questi mesi e delle quali potranno goderne i tuoi ammiratori, i tuoi fan, i tuoi follower e i nostri lettori? Dove e quando sarà possibile ammirare la tua prossima Opera?

Ultimamente ho una certa fissa per il concetto di Transumanesimo, di cui ho appena fatto un’opera, ma che vorrei ampliare con una serie dedicata al tema. Quando riuscirò a finirla non so. Aspetto la visione dell’immagine solitamente. Intendo la visione mentale della foto che poi realizzo. Può arrivare in qualunque momento, non sta a me deciderlo. La sola cosa che posso fare è attendere che “il pensatore, colui che vede“, mi mandi l’immagine.

E’ un approccio molto forte e di difficile gestione questo, Leone! Intendo quello del “Transumanesimo”, figlio naturale dell’“Umanesimo”. Oggi per certi versi, sta prendendo il sopravvento su tanti modelli filosofici di evoluzione del genere umano. ma attraverso l’uso della ragione e della scienza, che secondo questo modello porteranno le nostre vite ad essere migliori attraverso il saggio uso della ricerca scientifica e delle nuove tecnologie. Per certi versi, ma in modo diametralmente opposto, mi ricorda molto quello che accadde tra gli anni ’70 e gli anni ’90 con la cosiddetta “filosofia” della “New Age”, che cercava di costruire un mondo migliore, ma utilizzando il trascendentale, la meditazione, il channeling, la reincarnazione, la cristalloterapia, la medicina olistica, etc… Ma tutto svanì nel nulla e i suoi padri per certi versi hanno quasi rinnegato quell’approccio molto ambizioso ma poco coerente con la vita quotidiana che ogni essere umano deve affrontare con le sue difficoltà e i suoi problemi quotidiani da risolvere sul serio, non attraverso le belle parole immaginifiche! Ma qui dovremmo aprire un bel dibattito e lo faremo, magari la prossima volta dopo che avremo visto la tua Opera prossima sul “Transumanesimo”!

Sai Leone cosa dicono gli americani rispetto al fatto di diventare delle Big Star, come le chiamano loro? Dicono queste parole: “to become a great artist you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo artista devi scegliere: o il lavoro o l’amore). Pensi che i grandi artisti americani, vincitori di Oscar e Golden Globe, che hanno fatto questa scelta di vita, abbiano torto o ragione? Qual è il tuo pensiero in merito?

Penso che ormai sia chiaro come la penso in merito. Per non rischiare di diventare ripetitivo mi limito a dirti che per me l’ amore, inteso nella sua forma originale, sia semplicemente tutto. Nella sua forma originale significa privo di secondi fini. Non intendo l’amore tra un uomo e una donna, piuttosto l’amore tra l’essere umano e l’essere umano.

Per finire la nostra conversazione, Leone, una domanda che a me piace tantissimo fare. Ci riporta d’emblée a quando eravamo dei bambini pieni di sogni e di speranze bellissime. Tu, Leone,e hai un sogno nel cassetto che ti porti dentro fin da bambino e che oggi vorresti realizzare? Vorresti raccontare ai nostri lettori e ai tuoi ammiratori qual è?

1610962_10206008734091890_171728635542260769_nIl mio sogno nel cassetto? La pace nel mondo? Che l’essere umano venga riconosciuto come patrimonio dell’umanità, quindi opera d’arte mobile. Come dice Silvano Agosti, se entri in una casa di contadini che usano un quadro di Van Gogh come vassoio e tu gli dici che quell’”asse dipinta” vale centinaia di migliaia di euro, i contadini smettono subito di usarla come vassoio, la puliscono e la mettono minimo minimo in bella mostra. Ecco, se l’essere umano venisse riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità, opera d’arte a tutti gli effetti, smetterebbe di farsi sfruttare per quattro denari e chissà, magari riusciremmo a coltivare una società davvero di tutti. Consapevolezza di cosa siamo e che ci facciamo qui.

Grazie Leone per aver dedicato il tuo prezioso tempo al nostro Magazine. Grazie soprattutto per una conversazione molto interessante e che i nostri lettori divoreranno con curiosità ed interesse. Noi de “ilprofumodelladolcevita.com”, a questo punto, non possiamo che augurarti di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi e importanti, e non possiamo che farti il nostro in bocca al lupo per il tuo futuro artistico e professionale che sia sempre più glorioso. Grazie ancora e Ti aspettiamo per la prossima intervista!

Grazie a Voi per l’ opportunità di raccontarmi, spero sia stato piacevole questo incontro come lo è stato per me. Un Grazie speciale a te Andrea, che hai saputo porre domande poco ovvie e anche un tantino “scomode” a volte (sorride!). Auguro a tutti i lettori un felice inizio o proseguimento verso il proprio compimento naturale. Un abbraccio, Leone.

Per saperne di più su Leone Rech Daldosso, potrete consultare i link di seguito elencati:

Leone Rech Daldosso – Sito-Web ufficiale:

http://leonerechdaldosso.foliohd.com/ ;

Leone Rech Daldosso – slide-show photos by Andrea Giostra:

https://www.youtube.com/watch ;

Leone Rech Daldosso – Pagina Facebook Ufficiale:

https://www.facebook.com/leone.daldosso ;

Leone Rech Daldosso -Il Portale della Fotografia Professionale:

http://www.fotoportale.it/fotografi/LeoneTenaglia/ ;

I lettori che volessero conoscere Andrea Giostra, l’autore dell’intervista, potranno consultare la sua Pagina Facebook Ufficiale:

https://www.facebook.com/AndreaGiostraFilm/ ;

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra