Il personaggio di Lexa di “The 100” (Premium Action) entra nella storia della televisione americana.

La guerriera lesbica che ha fatto innamorare e piangere telespettatori di mezzo mondo per i suoi amori e le sue battaglie tormentati è stata innalzata a bandiera di un gruppo sempre più folto di sceneggiatori, critici, oltre che dalla (sempre più influente) comunità LGBTQ, per portare avanti una petizione – denominata per l’appunto “Lexa Pldege” – volta a sensibilizzare lo show business americano sulla fine troppo prematura dei personaggi gay/trans rispetto ai pari etero.

Al grido di “Join the movement, join the revolution”, l’associazione “LGBT Fans Deserve Better” ha postato sul web un video esplicativo in cui conteggia con scrupolo che nel 2016, l’89% delle serie tv in onda non prevede personaggi lesbici/bisex, mentre nell’11% dove sono previsti solo il 16% delle storie ha raccontato un lieto fine.

Con 4 milioni di tweet in soli 2 mesi, tutti i principali media americani (“Variety” in testa) si sono adoperati per raccontare la protesta che ogni giorno che passa s’ingigantisce e rischia di diventare una sorta di “Occupy Tv Shows Street” di dimensioni epocali. Con la statua di Lexa a capo della battaglia!

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