Gianluigi Nuzzi

“QUARTO GRADO”: PARLA FERNANDO CAPONE ABUSATO DA UN PRETE QUANDO AVEVA 10 ANNI.

«L’HO DENUNCIATO PER TUTELARE I MIEI FIGLI: HO PAURA POSSA SUCCEDERE ANCHE A LORO», «GLI INCONTRI AVVENIVANO IN CANONICA», «DOPO LA QUERELA HO RICEVUTO TANTI MESSAGGI DA ALTRI RAGAZZI MOLESTATI»

L’intervista di Gianluigi Nuzzi al ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote

“Quarto Grado” – nella puntata in onda questa sera, venerdì 22 marzo, su Retequattro -propone un’intervista a Fernando Capone, il ragazzo pugliese che all’età di 10 anni è stato molestato sessualmente da Don Carmelo Rampino, rettore della Chiesa della Santissima Maria Addolorata di Trepuzzi (Lecce).

Dopo la denuncia, raccolta dall’associazione Rete l’Abuso (che si occupa di tutelare le vittime di molestie all’interno della Chiesa), altre sei persone hanno trovato il coraggio di querelare Don Carmelo.

Quanti anni avevi quando c’è stato il primo approccio?

F: «Avevo 10 anni».

Hai provato, all’epoca, a confidarti con qualcuno?

F: «No, la vergogna era enorme… e lui diceva che era una cosa normale. Non sono mai riuscito a parlarne con nessuno».

Questi incontri dove avvenivano?

F: «Io ero chierichetto… stavamo in canonica: ci portava al mare, andavamo a dare la comunione agli anziani. I frammenti di ricordi che ho mi portano in canonica, dove c’era una poltrona e il tavolo della cucina».

Per quanto tempo sono andati aventi questi abusi?

F: «Fino ai 16 anni. Dopo mi sono quasi dimenticato di questa persona… più o meno fino a due anni fa».

Due anni fa nel tuo equilibrio qualcosa si è rotto. Cos’è successo?

F: «Ci sono stati degli impulsi, che hanno fatto riemergere questi ricordi. La stessa spiaggia, la gente e la musica: è tornato tutto a galla e ho rivisto tutto».

Cosa ti ha dato la forza di denunciare?

F: «Ho capito che non avevo colpe, così come nessuno bambino ne ha. Sarà stato il senso di colpa per non averne parlato prima, forse… e il senso del dovere. Poi anche io ho dei bambini e ho avuto paura che potesse succedere la stessa cosa anche a loro».

Com’è possibile che dopo aver subito degli abusi ci si senta in colpa?

F: «È difficile da spiegare: forse ti senti in colpa per non aver raccontato, per non aver reagito. Penso sia questo».

Che effetto ti ha fatto sentirlo al telefono dopo tutti questi anni?

F: «È successo dopo che ha ricevuto la querela. Ero al lavoro… mi sono sentito morire. La telefonata c’è stata dopo che mi sono rivolto all’associazione (Rete l’abuso, ndr). Il Fernandino bambino tremava, ma il Nando di adesso no: ha dato la forza al bambino che ero».

Lui ti ha chiesto l’IBAN. Gliel’hai dato?

F: «No, non gliel’ho dato. Non so dire perché mi abbia chiesto il numero del conto corrente».

Anche altri bambini sono stati vittima di Don Carmelo?

F: «Purtroppo sì. Dopo aver reso pubblica la questione, ho ricevuto molti messaggi. Più persone, anche se non so in quanti abbiano denunciato».

Perché ti emozioni a vedere questa foto di te bambino?

F: «Perché magari è stato quel bambino che ero a darmi la spinta, l’anno scorso».

Sei riuscito a superare la vergogna?

F: «Sono riuscito a seppellirla. Non mi vergogno più e nessun bambino deve farlo».

Credi ancora in Dio?

F: «Da un paio d’anni. Sono tornato in chiesa… ma quella ortodossa».

Commenti

commenti