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LO SQUALO PIU’ GRANDE DEL MONDO SI TROVA A PALERMO PRESSO IL MUSEO GEOLOGICO GEMMELLARO DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO.

Lo Squalo più grande del mondo si trova a Palermo presso il Museo Geologico Gemmellaro dell’Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare, del quale, dopo il ritrovamento dell’intera dentatura dello squalo preistorico, è stata ricostruita l’intera mandibola, oggi visitabile. Oggi il Museo Geologico Gemmellaro si avvale di tre installazioni virtuali immersive ed interattive col visitatore, che lo rendono uno dei Musei più moderni, interessanti ed attrattivi nel panorama europeo dei Musei Archeologici.

IMG_0668Pochissimi in Italia sanno che il Museo Geologico più importante d’Europa e più ricco di reperti archeologici recuperati da scavi archeologici effettuati in Sicilia e in tutto il Mondo per circa 150 anni, che ha classificato circa seicentomila reperti rappresentativi delle Quattro Ere Geologiche – 1) Precambriano; 2) Paleozoico (vita antica); 3) Mesozoico (vita intermedia); 4) Cenozoico (vita recente) si trova a Palermo. La maggior parte dei reperti sono frutto dei lavori di scavi archeologici che si sono susseguiti in circa 150 anni. Il Museo Gemmellaro è di proprietà dell’Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare, e “racconta”, con i sui preziosi reperti esposti, una storia archeologica lunga circa 300 milioni di anni.

Il percorso espositivo, che si snoda su un’area di quasi 1000 m2 , consente di ammirare rocce e fossili che, integrati da numerosi diorami e ricostruzioni paleo-ambientali, illustrano la storia geologica della Sicilia, partendo dai più antichi fossili: il Permiano della valle del Sosio, circa 270 milioni di anni fa; le Ammoniti mesozoiche; i Cristali delle Zolfare, i vulcani della Sicilia e delle isole che la circondano; fino ai famosi “elefanti nani” che popolavano la Sicilia circa 100.000 anni fa.

Il Museo Geologico Gemmellaro ha una lunga e interesssantissima storia, che per certi versi è parte integrante della storia della cultura del nostro Paese, l’Italia. Il Museo Geologico venne infatti allestito e di fatto fondato nel 1866 dal grande Archeologo Gaetano Giorgio Gemmellaro, famoso in tutta Europa, anche perchè nel 1860 ricevette dal Governo Britannico l’incarico di effettuare dei rilevamenti geologici nelle Isole Canarie. Giorgio Gemmellaro era infatti un Archeologo e Geologo famoso e molto apprezzato, tanto che Antonio Mordin, Prodittatore della Sicilia, lo nominò Segretario di Stato alla Pubblica Istruzione e Professore Ordinadio all’Università di Palermo.

Museo_Gemellaro_PalermoDal 1874 al 1876, e poi dal 1881 al 1883, Gaetano Giorgio Gemmellaro divenne Rettore dell’Ateneo di Palermo; nel 1891 Presidente della Società di Geologica Italiana; e nel 1892 Senatore del Regno d’Italia del Governo del Conte Menabrea.

Lo stesso Giorgio Gemmellaro, che aveva lavorato a centinaia di scavi archeologici, gestì il Museo chiamato appunto col suo nome, fino alla sua morte che avvenne nel 1904.

Giorgio Gemmellaro creò la prima collezione universitaria di interessante rarità archeologiche nel 1944 presso la sede del Gabinetto di Storia Naturale, presso la Casa dei Padri Teatini di via Maqueda a Palermo, oggi sede di parte della Facoltà di Giurisprudenza. I bombardamenti della Grande Guerra del 1943 costrinsero la chiusura del Museo e tutti i preziosissimi reperti vennero imballati e salvati con cura. Finalmente nel 1970, l’Università degli Studi di Palermo decise di trasferire l’Istituto di Geologia e i reperti archeologici, gelosamente custoditi, in corso Tukory dove l’intero piano terreno venne dedicato a parte della bellissima collezione archeologica. Nel 1975 Enzo Burgio, famosissimo e coltissimo Paleontologo, venne nominato dal Rettore di allora, Conservatore del Museo Geologico, e progettò l’allestimento espositivo che fu aperto al pubblico nel 1978 e che verrà completato nel 1985, divenendo al contempo sezione del Dipartimento di Geologia e Geodesia dell’Università di Palermo.

Oggi, 1 gennaio 2016, il Museo Geolgico Gemmellaro dell’Università degli Studi di Palermo è diretto dall’Archeologo e Geologo di fama internazionale Prof. Valerio Agnesi, e il 6 febbraio 2015, in collaborazione con la società Media & Service s.c. di Palermo, ha realizzato tre Installazioni Virtuali, i cui lavori sono stati in gran parte finanziati dalla Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, che hanno reso il Museo Archeologico molto più attrattivo, dinamico, interessante, con visite immersive e interattive per il visitatore.

IMG_0644Le tre installazioni virtuali, che assolutamente chi ama l’archeologia dovrebbe visitate, come si potrà vedere nello spot-scientifico della durata di 1 in apertura al presente articolo, prevedono:

1) una visita immersiva all’interno di un vulcano preistorico in eruzione;

2) la ricostruzione della storia dei primi abitanti di Sicilia dei quali il ritrovamento dello scheletro di THEA, che si stima risalente a circa 13000 anni fa, rappresenta la donna più antica dell’isola;

3) uno squalo preistorico, 20 volte più grande dell’attuale Squalo Bianco (che oggi risulta essere il più grande squalo vivente), che virtualmente aggredisce il visitatore al suo passaggio.

Andrea Giostra

N.B.: Per informazioni e prenotazioni per le visite guidate al Museo Geologico Gemmellaro, basta rivolgersi ai seguenti recapiti:

Prof. Valerio Agnesi (Direttore del Museo Geologico Gemmellaro)

valerio.agnesi@unipa.it

+39 091 2386 4665

Pagina Fb: https://www.facebook.com/museo.gemmellaro

Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=eDYrV-PRFTM

Arcadeisuoni Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali:
http://www.arcadeisuoni.org/index.php/archivio-audio/copia-2/details/13/645-geovisual-installazioni-virtuali-al-museo-gemmellaro-video?format=html

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra