Home Arte “Love Sharing” (2016) di Roberta Calandra, dal 15 al 16 settembre 2016...

“Love Sharing” (2016) di Roberta Calandra, dal 15 al 16 settembre 2016 al “Teatro Porta Portese”, Roma.

Love_003

Una nuova commedia di Roberta Calandra al Festival Testaccio Comic Off,Love Sharing“, regia di Giulia Ricciardi, con Nadia Perciabosco, Barbara Mazzoni, Laura De Marchi, Angela De Prisco, Caterina Gramaglia Marina Vitolo.

Dal 15 al 16 Settembre 2016, al “Teatro Porta Portese”, via Portuenze 102, Roma.

SINOSSI:

Diciamoci la verità: chi, al giorno d’oggi non ha cercato almeno una volta anche virtualmente l’amore della sua vita?

Sei amiche, molto diverse tra loro, accomunate dall’annoso problema di trovare l’uomo giusto, il compagno della vita. Quando scoprono di far parte dello stesso sito di ricerca per Single incallite, che sta provocando a tutte loro entusiasmi simili e analoghe delusioni, decidono di giocarsi l’ultima carta disponibile, in un’idea insieme folle e rassicurante insieme: “… e se ci fidanzassimo tutte con lo stesso uomo?!” diventa il nuovo grido di battaglia.

Almeno se mi tradisce con qualcuna so chi è, poi se lo porti tu a tagliare i capelli so dove lo farai, il week-end con il problema improvviso si può scambiare e ogni bugia diventa facilmente verificabile, sembra quasi un’equazione perfetta e anche il prescelto appare d’accordo ma… l’amicizia non è matematica, l’amore tanto meno e presto sorgeranno complicazioni a non finire! Ma tutto può servire a cambiare in meglio

L’IDEA:

L’idea gioca con gli stereotipi della ricerca sentimentale contemporanea, senza però lesinare uno sguardo sulla realtà psicologica della solitudine, dell’amore e delle amicizie femminili. Così tecniche di auto-aiuto, residui di yuppismo, irriverenti equivoci e poco gradite interpretazioni convergono in un progetto di irresistibile appeal, nevrotico, contemporaneo, erotico e spirituale insieme, opportunista, New-age e irresistibilmente suscettibile di identificazione.

La “morale”, se è lecito il temine, sarà che l’amore resta una scelta solitaria, e che l’uomo perfetto non esiste se non come proiezione ideale (non casuale la scelta di non vederlo mai).

Le sei donne saranno dunque “costrette” a confrontarsi con se stesse e con i propri limiti.

Volendo inserire la presenza di un uomo è pensabile di giocare con la figura dei fattorini che portano la cena (sempre lo stesso con costumi differenti ad esempio, che ci prova con loro a turno, etc…).

PROTAGONISTE:

La commedia vorrebbe avvalersi del collaudato gruppo delle “Desperate Houseactresses”, realtà consolidata nel moderno panorama romano, Nadia Perciabosco, Laura De Marchi, Barbara Mazzoni, Angela De Prisco, Caterina Gramaglia, Marina Vitolo: tutte professioniste del comico ma non solo, tutte con recenti successo di critica e pubblico all’attivo.

La regia verrebbe affidata a Giulia Ricciardi, regista di provate qualità comiche, ampio CV e spiccata sensibilità per la psicologia femminile. L’autrice ha al suo attivo una fiorente carriera teatrale che va crescendo esponenzialmente negli ultimi anni, grazie anche alla sua splendida rete di straordinarie attrici come le sopraelencate.

PERSONAGGI:

BARBARA-LESBICA INTELLETTUALE ;

NADIA-SUPER MANAGER STRESSATA ;

LAURA- SPIRITUALE A TUTTO RANGE ;

CATERINA-BIGOTTA CONFUSA ;

VALERIA-FRIGIDA ADOLESCENZIALE;

ANGELA-NINFOMANE ALLEGRONA ;

MARIO ROSSI- L’UOMO PERFETTO (NON ENTRA MAI) .

Link di riferimento per maggiori informazioni:

https://www.facebook.com/lovesharingspettacolo/ (Official Facebook Page) ;

http://www.robertacalandra.it/ (Official Web-Sit Page of the Autor) ;

https://www.facebook.com/robertacalandraofficial/?fref=ts (Official Facebook Page of the Autor) ;

http://www.pfmanagement.it/artisti/22.html (Official Web-Sit Page of the Director) .

Love_002

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra