Luca Abete aggredito

Un anno particolarmente difficile per Luca Abete, inviato di Striscia la Notizia, ma anche per il lavoro giornalistico di indagine e di denuncia. Proprio Luca Abete è stato più volte minacciato e maltrattato da persone che, evidentemente, non hanno gradito che si parlasse delle loro attività. E’ accaduto via web ma anche lo ricordiamo, con un gravissimo episodio di censura, quando Luca Abete aveva provato ad intervistare il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.
Questa sera a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.40) è andato in onda l’aggressione a Luca Abete da parte di un rivenditore d’auto di Arienzo (Caserta). Il commerciante era già stato protagonista di un servizio di Striscia andato in onda nell’aprile 2016, accusato di aver messo in vendita un’auto con il contachilometri taroccato al ribasso.
L’inviato ne ha rintracciato l’acquirente, che ha dichiarato: «Sicuramente non avrei mai speso 12.000 euro per una macchina con quasi 200.000 km» (invece degli 87.600 millantati).
Abete si è poi recato alla rivendita per chiedere spiegazioni, ma è stato aggredito e spintonato dal titolare, che l’ha costretto ad allontanarsi con minacce e insulti.

Minacce di morte via web (23 gennaio). Si è ripetuto quanto già era accaduto due anni fa: l’inviato di Striscia la notizia Luca Abete è stato minacciato di morte con una pagina Facebook, intitolata “Luca Abete che prima o poi morirà ammazzato a Napoli”, e due modifiche su Wikipedia, una alla voce dedicata all’inviato, in cui era stata fissata la data della sua morte al 24 gennaio; l’altra alla voce “Morti nel 2017”, dove era stato aggiunto il nome di Abete. La pagina Facebook è stata rimossa dal gestore, così come sono state ripristinate le corrette versioni su Wikipedia, ma ciò non diminuisce la gravità dell’accaduto. Si tratta dell’ennesima intimidazione, che fa seguito alle tante minacce già pervenute a Luca Abete per le sue inchieste scomode in territori pericolosi.

L’inviato di Striscia aveva commentato: «Queste inchieste si fanno sempre più difficili, anche per la diffusa campagna che tende a cancellare o a minimizzare quanto di illecito e illegale c’è a Napoli e ad accusare chi denuncia questi fenomeni di volere il male della città. Non c’è dubbio che Napoli sia una città ricca d’arte, storia e bellezza, ma purtroppo non è solo questo… e chi ne ignora il lato oscuro non fa certo il bene della città».

 

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