Lucania

La Basilicata è una regione che oltre alla sua storia e alle sue tradizioni, è stata messa in mostra spesso come luogo abbandonato, povero e senza speranza. Oggi, anche grazie a chi ha contribuito a rendere Matera, la capitale della cultura europea le cose stanno cambiando, anche se il flusso migratorio in direzione di centri urbani maggiormente prestigiosi, continua inesorabile.
Sono passati dieci anni da quando Rocco Papaleo ci ha narrato la divertente storia di quattro musicisti decisi ad attraversare il territorio a piedi da una costa all’altra. Grazie a una buona sceneggiatura e alla colonna sonora firmata da Rita Marcotulli e Max Gazzé, Basilicata coast to coast ha ottenuto ottimi riscontri da parte di pubblico e critica. Oggi, il regista Gigi Roccati, offre con Lucania, una nuova panoramica della regione, ma da tutt’altri punti di vista. I personaggi in questione non hanno il desiderio di vivere un’esperienza memorabile, piuttosto di raccontare la propria quotidianità. Sono persone semplici, contadini affezionati al lavoro e alla terra, lavoratori instancabili e soddisfatti di veder crescere l’orto personale, di cenare tranquillamente di fronte a un camino acceso, di portare un gregge di capre e mucche a pascolare.
Il film, in sala a partire dal 30 maggio, narra le vicende di Rocco, un uomo vedovo di origini modeste e di sua figlia Lucia, una ragazza solitaria e muta dal giorno in cui è morta sua madre. Lui severo e autoritario, accudisce ossessivamente il suo terreno lavorando con lena; lei, solare allegra e profonda, ama la natura e ascoltare una strana musica, quella suonata dal vento, ragione per cui il padre la sottopone ai riti di guarigione impartiti da una maga, che la crede posseduta dal demonio.
Quando un conoscente propone a Rocco di sotterrare qualche rifiuto tossico nei suoi campi in cambio di denaro, la lite tra i due ha un triste epilogo: il protagonista spara un colpo di fucile nel tentativo di difendersi, colpendo in pieno l’interlocutore. Padre e figlia devono dunque partire a piedi per un lungo viaggio, abbandonando la loro terra in cerca di ospitalità.
Il contrasto tra la freddezza di un padre come Rocco con la dolcezza e la sensibilità di Lucia, sono come le contraddizioni della Basilicata, che oltre alla misera, sa offrire panorami mozzafiato e il fascino di un’esistenza semplice, oggi molto lontana dalla mentalità degli uomini moderni. Così come aveva fatto per Indivisibili, l’attrice Angela Fontana recita ancora una volta come protagonista in un ruolo difficile e dalle caratteristiche molto simili. Lucia è una sognatrice ad occhi aperti come le due sorelle che avevano in dono una bella voce per cantare. Come loro, anche Lucia vorrebbe forse evadere dalla monotonia e dalle pressioni di un padre non sempre capace di comprenderla.
Buona prova per il regista Gigi Roccati, che ha volutamente scelto di utilizzare poche inquadrature pensate con attenzione, riducendo il montaggio al minimo e focalizzando l’attenzione sulla tranquillità di un luogo disperso. I suoni degli animali, le fiamme che bruciano nel camino, i versi degli animali sono parte integrante della narrazione per ottenere un’atmosfera, che potremmo definire quasi spirituale. Spesso Rocco e Lucia, contemplano la natura, meditano in silenzio e si sostengono a vicenda. Il pensiero va a un mediometraggio decisamente di nicchia: Il fiume a ritroso di Mauro Santini, presentato alla Festa Del Cinema di Roma qualche anno fa. Una ragazza, Nicoletta, è fuggita per motivi imprecisati dal caos cittadino nelle campagne pesaresi ed anche lei non parla mai. Il film è finito nel dimenticatoio, ma i silenzi di Nicoletta in Il fiume a ritroso, sono gli stessi di Lucia in Lucania, che pur non vivendo un’avventura, lascia che la quiete sia il modo migliore per raggiungere una consapevolezza matura, cambiare la propria mentalità e diventare donna.

Eugenio Bonardi

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