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L’uomo e l’intrattenimento: i “come se” di Johan Huizinga 

L’uomo e l’intrattenimento: i “come se” di Johan Huizinga 

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Johan Huizinga, uno dei più grandi storici e teorici della cultura del Novecento, ha lasciato un segno profondo con la sua riflessione sul rapporto tra uomo e gioco. Nel suo celebre Homo Ludens (1938) sostiene che l’attività ludica non è un passatempo marginale, ma un pilastro fondativo della civiltà stessa. Giocare, per Huizinga, significa creare spazi di libertà in cui l’individuo può vivere un’esistenza alternativa, regolata da convenzioni e simboli condivisi: i “come se”.

Nel gioco l’uomo finge, accetta regole arbitrarie e si proietta in un universo separato dalla quotidianità. È proprio in questo “come se” che trova sollievo dalla rigidità del reale, costruendo un mondo parallelo dove tutto è possibile, purché venga accettata la logica interna del gioco. Non è un caso che Huizinga colleghi il gioco a fenomeni più ampi come il diritto, l’arte o la religione: tutti modi in cui l’uomo, attraverso rituali e regole, dà forma simbolica alla propria vita.

L’attualità del pensiero di Huizinga

A distanza di quasi un secolo, l’analisi di Huizinga si rivela straordinariamente attuale. Se un tempo il “come se” si manifestava nei giochi tradizionali, negli sport o nei rituali comunitari, oggi trova nuove forme di espressione nei mezzi digitali.

  • Social media: piattaforme come Instagram e TikTok rappresentano spazi in cui gli utenti costruiscono versioni alternative di sé stessi, giocando con identità, estetiche e narrazioni personali. È il “come se” della vita condivisa, filtrata e spettacolarizzata.

  • Streaming: il binge watching di serie e film offre la possibilità di entrare in universi narrativi coerenti e complessi, sospendendo la realtà quotidiana per vivere avventure e emozioni altrui.

  • Giochi online: piattaforme digitali offrono esperienze immersive che riprendono il meccanismo antico del gioco e della soddisfazione. Pensiamo ai portali di intrattenimento digitale dove regole, simboli, mondi immaginari e bonus sul casinò online o siti simili conducono il giocatore in un altrove simbolico con addirittura dei vantaggi, proprio come avveniva con i rituali e i giochi descritti da Huizinga.

Queste forme di intrattenimento non sono semplici passatempi, ma vere e proprie estensioni culturali del bisogno umano di evadere, simulare e dare senso attraverso il “come se”.

Il pensiero dei contemporanei

Il filo tracciato da Huizinga ha trovato eco in molti pensatori e creatori di epoche successive. Marshall McLuhan, ad esempio, ha sottolineato come i media non siano meri strumenti, ma ambienti che plasmano la percezione e l’esperienza umana, proprio come i giochi creano regole e mondi propri. Umberto Eco, con la sua riflessione sul ruolo del segno e della finzione, ha rimarcato l’importanza dell’immaginario e dell’interpretazione condivisa.

E ancora oggi voci di grande rilievo culturale, da Zygmunt Bauman con la sua analisi della “modernità liquida” fino a Yuval Noah Harari con le sue riflessioni sui miti e sulle finzioni collettive, ribadiscono un concetto chiave: l’uomo non vive solo di realtà tangibile, ma costruisce costantemente “come se” in cui riconoscersi e attraverso cui dare forma alla propria esistenza.

In fondo, che si tratti di un rituale antico, di un gioco moderno o di un post su Instagram, l’essere umano resta un Homo Ludens: un creatore di mondi possibili, che attraverso il gioco e l’intrattenimento trova la libertà del proprio essere di immaginare e di sfuggire alla pesantezza della quotidianità.