Home Libri Michele Corradino, “È normale… lo fanno tutti”, Ed. Chiarelettere, Milano, 2016.

Michele Corradino, “È normale… lo fanno tutti”, Ed. Chiarelettere, Milano, 2016.

È normale... lo fanno tutti

Recensione di Andrea Giostra.

Michele Corradino è un magistrato con una lunghissima esperienza di indagini e consulenze per la Pubblica Amministrazione italiana, presso ministeri, province, comuni, enti a partecipazione pubblica; nonché detentore di una straordinaria esperienza di indagini giudiziarie, nel suo ruolo di Sostituto Procuratore, di decine, se non di centinaia, di indagini giudiziarie di corruzione presso la Pubblica Amministrazione del nostro Paese. Oggi Corradino, da poco più di due anni, è componente, insieme a Raffaele Cantone e ad altri tre magistrati, del Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione voluta fortemente dall’attuale Primo Ministro in carica.

Questa brevissima premessa si rende necessaria per partecipare il lettore che chi scrive questo libro – Corradino – è una persona che scrive quello che scrive perché lo ha vissuto in prima persona, perché ha un’esperienza ed una conoscenza diretta e oggettiva del fenomeno corruttivo italiano, perché conosce fatti e situazioni di corruzione ad altissimi livelli – in questo momento segretati dalle indagini giudiziarie in corso – che pochissimi magistrati e operatori dell’autorità giudiziaria in Italia possono vantare.

Il libro “È normale… lo fanno tutti” per certi versi è un libro atipico, ma estremamente interessante ed originale rispetto a come scrive e discute del tema corruttivo Corradino. E’ un libro che si pone un obiettivo estremamente ambizioso, ma al contempo forse l’unico obiettivo che col tempo ed attraverso la cultura e la conoscenza – come tra l’altro aveva benissimo intuito Carlo Alberto dalla Chiesa nei primi anni ’80 quando lo Stato Italiano lo inviò a Palermo per sconfiggere la mafia! – può debellare la corruzione nel nostro Paese.

Corradino non usa mezze frasi, ovvero, meta-messaggi, ma introduce l’argomento della corruzione in modo diretto ed estremamente forte: l’Italia è uno dei Paesi più corrotti al mondo! Questo è un dato talmente risaputo, ovvio ed oggettivo, confermato costantemente dalle analisi e dalle ricerca delle migliori Università del mondo, dalle indagini di marketing politico e commerciale degli istituti di ricerca più prestigiosi del pianeta, dalle ricerche di mercato, dalle ricerche in ambito politico ed imprenditoriale delle migliore agenzie di marketing accreditate del globo; e non c’è alcuna possibilità di essere smentiti su questo dato. Non a caso il titolo all’opera letteraria dell’autore è: “È normale… lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi , corrotti e corruttori”.

00002Il libro non racconta storie inventate o frutto di fantasia. Non leggerete fatti camuffati o rimaneggiati che possono sviare o disorientare il lettore. Il libro, dopo due bellissimi capitoli introduttivi – il primo a cura di Raffaele Cantone; il secondo a cura dell’autore Michele Corradino – riporta e racconta il “logoramento” del nostro Paese «lasciando parlare i protagonisti del malaffare, attraverso i dialoghi intercettati dagli inquirenti e riportati sulla stampa.» (p.4), che vengono integralmente trascritti nel libro, caso per caso, indagine per indagine, in questo volume per certi versi inquietante e disorientante perché ci fa capire come chi dovrebbe tutelare e salvaguardare il nostro Stato, il nostro Paese dalla corruzione, dal malaffare, dai pubblici latrocini, dall’arricchirsi a spese del popolo, dal combattere la cupidigia umana, è invece a capo ed è invece il primo a commettere centinaia di reati di corruzione quotidiana, ritenendo questi atti delinquenziali normali perché “lo fanno tutti“!

Quello che Corradini fa scrivendo questo libro, non è tanto quello di riportare fatti che tutti possiamo apprendere dai giornali, ma costruire uno strumento di cultura da utilizzare nelle scuole con i ragazzi e con le ragazze del nostro Paese, non infettati dal virus della corruzione come atto dovuto e normale. Il suo obiettivo è quello di creare una solida cultura di legalità e di correttezza, ma soprattutto costruire una morale ed un’etica pubblica che i nostri governanti e i nostri potenti burocrati oramai hanno perso per sempre, non hanno più, se è vero, come è vero, quello che riporta fedelmente ed integralmente Corradino nel suo libro, trascrivendo intercettazioni che vedono protagonisti altissime personalità istituzionali e del mondo imprenditoriale italiano. Fatti che inorridiscono il lettore, ma che al contempo possono anche far sorridere per lo strabiliante tenore grottesco ed inverosimile delle conversazioni intercettate, che superano di gran lunga la finzione cinematografica o la fantasia letteraria che si occupano e che si sono occupati nel tempo del fenomeno della corruzione in Italia.

Il libro è da leggere per chi vuole conoscere, per chi vuole sapere, per chi vuole crearsi un bagaglio di conoscenza che rafforzi la sua morale e la sua sana etica pubblica e civica, per chi vuole che le cose nel nostro Paese cambino attraverso un processo culturale che sarà lungo, lento ma inesorabile se si faranno propri i principi di giustizia vera e di rispetto delle leggi, delle norme, delle regole, “della morale del buon padre di famiglia“.

I corrotti, i corruttori, gli affaristi senza scrupoli che leggeranno questo libro impareranno, invece, a stare più attenti quando parleranno al telefono e a mettere a punto strategie corruttive e di malaffare più sofisticati, perché, come ebbe a dire pubblicamente il 25 maggio del 1992 Rosaria Costa, vedova dell’agente di scorta della Polizia di Stato, Vito Schifani, durante i funerali di Giovanni Falcone nella Cattedrale di Palermo: «…loro non cambiano…di cambiare…di cambiare…loro non vogliono cambiare…loro non cambiano mai!».

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Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra