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Miza Mayi, cantante, musicista, danzatrice, attrice, prima di “Zelig” adesso di “Crozza nel Paese delle Meraviglie”, con un talento artistico estremamente affascinante, conversa e si racconta con Andrea Giostra e anticipa l’’uscita del suo primo singolo.

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Miza Mayi, cantante, compositrice, musicista, danzatrice, attrice, già performer di “Zelig”, di “Chiambretti Night: solo per numeri Uno”, e adesso artista di “Crozza nel Paese delle Meraviglie”, di padre veneto e di madre congolese, cresciuta a Verbania e detentrice di un fantastico talento artistico poliedrico e affascinante che l’’ha portata a lavorare per gli spettacoli TV italiani più importanti degli ultimi anni.

Ciao Miza, come stai?

Ciao Andrea, sto molto bene, grazie

Foto Miza 01Benvenuta nella nostra Redazione! Saprai certamente Miza, che il nostro magazine online, ilprofumodelladolcevita.com, è molto giovane ed è letto sia da giovani artisti del mondo dello spettacolo, della TV, del cinema, che da artisti di fama e di successo nazionale ed internazionale che spesso sono stati nostri ospiti e che abbiamo intervistato. Tu sei un’artista poliedrica, cantante, danzatrice, attrice, conosciuta e apprezzata in Italia ma anche all’estero. Cosa diresti di Te ai nostri lettori per iniziare questa conversazione?

Andrea, direi questo: il mio nome è Christina Laura Bertarello, in arte Miza Mayi. Miza è un nome di fantasia che significa regina; in lingala, la mia lingua materna, mayi significa acqua. Mayi è una parola che si ripete spesso nelle canzoni popolari congolesi, è un elemento costante e ripetitivo. L’’acqua rappresenta la mia natura, sono un’anima semplice, delicata, ma allo stesso tempo forte, so adattarmi a ciò che mi circonda senza mai perdere la mia essenza.

Non sapevo che il tuo fosse un nome d’Arte! Devo dirti che è un nome molto originale e bellissimo, anche per il significato che ha. Tu, Miza, concepisci l’arte esprimendola con più forme: la voce, la musica, la danza, la recitazione, etc…. Detto questo, che tipo di artista ti definiresti?

Passione e regolatezza!

E a proposito di questa mia auto-definizione, invito i lettori del Vostro Magazine a vedere un video con una mia interpretazione di “Take Five di Dave Brubeck” sul seguente link: http//youtu.be/gZ1iOa3BJT0 . Capiranno cosa voglio dire con le due semplici parole che ho usato prima per definirmi quale artista!

Cosa aggiungeresti di Te, oltre alle tue opere che conosciamo e che i nostri lettori potranno gustarsi sui vari siti dove si trova la tua musica e la tua arte, per farti conoscere meglio?

Andrea, io sono una persona nascostamente timida e introversa che attraverso l’’arte è riuscita a trovare la propria forma di comunicazione. Quando sono sul palcoscenico mi trasformo, divento Miza Mayi, non esistono né paure né ostacoli, tutto è possibile, tutto è poesia.

E’ poetica questa tua definizione. E’ come se dicessi che hai due personalità distinte e separate: quella privata ed intima, e quella pubblica del palcoscenico, della tua arte, la personalità artistica insomma! E’ uno sdoppiamento tipico degli artisti. Questo credo che tu lo sappia bene! Soprattutto negli attori e nelle attrici. Ma tu come lo vivi questo “sdoppiamento di personalità artistica“, che non è certo quello del “Dr. Jekyll e Mister Hyde” del famosissimo scrittore lussemburghese Robert Louis Stevenson che con il suo racconto “Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde” del 1886 segnò un’epoca nella letteratura moderna di fine ‘800.

Nel mio caso entrambe le personalità sono positive, ma sono ben distinte. Christina è introversa, in costante contemplazione, tende a nascondere i propri pregi per non dare troppo nell’occhio, si dedica alla casa e alla famiglia. Miza è l’’ “Io rivelato”, una bomba di energia, sensualità e sicurezza. Adora stare al centro dell’attenzione. Il palcoscenico è il suo habitat naturale. Spesso chi mi conosce come Christina non mi riconosce nelle vesti di Miza: sono totalmente un’’altra persona! Sembra strano ma è proprio così!

Foto Miza 02Non credo sia strano Miza! Anzi, direi che è una grande qualità che hanno moltissimi artisti e che hai anche tu. Penso che sei fortunata ad avere anche questo talento! Detto questo Miza, cosa diresti ai nostri lettori che leggeranno la nostra conversazione sul nostro Magazine per convincerli ad ascoltare e, soprattutto!, a comprare la tua musica?

La musica è la mia religione. E se i lettori del Magazine sono persone curiose e vogliono conoscermi un po’ meglio, possono certamente seguirmi sui miei social network:

Instagram: www.instagram.com/mizamayi ;

Facebook: www.facebook.com/mizamayimusic .

Lì trovate me, Miza Mayi quale artista, e lì troverete la mia musica; e se piacerà loro, sono sicura che l’ascolteranno e poi la compreranno.

Miza, hai in procinto di pubblicare un tuo nuovo lavoro? Se sì, quale? E quali sono le opere alle quali stai lavorando adesso che vuoi anticipare ai nostri lettori ?

Andrea, negli ultimi cinque anni ho avuto l’’occasione di conoscere due grandi musicisti, Jessica Cochis ed Eros Cristiani. Con loro è nato il progettoPinkPolkaDots”: un trio musicale improntato su sonorità new jazz e deep house. Ad agosto 2015 è uscito il nostro primo disco di brani inediti intitolato “PinkPolkaDots vol.1“, etichetta JC RecordS, già disponibile su ITunes, Amazon, Google Play e Spotify.

Da questa straordinaria sinergia è nata l’’idea di produrre il mio primo disco da solista con brani inediti scritti e composti da me. Il primo singolo è intitolato “Polvere di Stelle”. Parla di un amore impossibile e al contempo del mio desiderio di non smettere mai di amare, nonostante tutti gli ostacoli che si possano incontrare nella vita. Il singolo uscirà il 21 marzo 2016 con etichetta JC RecordS e anticiperà l’uscita del disco. Non posso svelare altro, posso soltanto dire che questo lavoro musicale mostra lati di me che generalmente nascondo. E’ un lavoro introspettivo ma allo stesso tempo molto comunicativo. L’uscita di questo album rappresenta un grande traguardo. E’ stato faticoso trovare il giusto team di lavoro. Nel passato ho avuto delle esperienze negative che hanno rallentato il mio cammino. Ma io sono ancora qui e non ho mai smesso di lavorare a ciò che amo: la mia passione ha sempre avuto il sopravvento!

Allora in bocca al lupo per questa Tua prima opera musicale da solista. Se vuoi e ti fa piacere, puoi lasciarci anche qualche anticipazione o qualche breve video caricato su Youtube che i nostri lettori possono apprezzare.

E’ ancora tutto top secret, il video ufficiale è già pronto e uscirà solo il 21 marzo 2016, insieme al singolo.

Quali sono i lavori più importanti che hai realizzato nella tua carriera artistica che ami ricordare e che adesso vuoi rendere partecipe ai nostri lettori?

Andrea, la mia culla artistica è, e resterà sempre, “Zelig”. Ho iniziato a lavorare con loro come danzatrice e cantante a 18 anni. Ogni volta tornare a lavorare con loro è una gioia. Il team di lavoro è formidabile.

Tra le mie esperienze lavorative più emozionanti ci sono la partecipazione al Festival di San Remo 2014. Ho cantato sul palcoscenico dell’Ariston affiancando Giuliano Palma durante la serata speciale del Venerdì sera. E’ stata un’emozione indescrivibile. La stessa sera, avrei dovuto fare da corista anche a Paolo Nutini, ma giustamente non c’è stato l’’accordo tra le due case discografiche. In ogni caso è stata l’’esperienza più gratificante della mia vita artistica. Salire sul palcoscenico dell’Ariston è stato magico.

Ho anche avuto l’’onore di essere cantante del gruppo “”The Sisters” di “Chiambretti Night: solo per numeri Uno”. Ho fatto una turneè italiana con Checco Zalone per il suo “Resto Umile Worl Tour”, e in questo momento faccio parte del cast di “Crozza Nel Paese delle Meraviglie” come corista e attrice.

Bellissima e invidiabile carriera la Tua Miza. Ma quello che ci hai appena raccontato, mi porta a farti un’altra domanda, considerata l’ampia esperienza artistica che hai maturato. Sappiamo tutti Miza, che vivere nel mondo della musica, della TV, dello spettacolo in genere, soprattutto all’inizio della carriera, non è facile per nessuno e spesso bisogna fare altri lavori. Tu, Miza, hai fatto altre esperienze lavorative prima di dedicarti a tempo pieno alla tua professione?

Foto Miza 05Ho iniziato ad approcciarmi a questo mestiere da adolescente, età nella quale dovevo occuparmi di andare bene a scuola e non combinare guai. In realtà, io non andavo benissimo a scuola, mi sentivo svuotata, malinconica e poco gratificata. Passavo i pomeriggi ad ascoltare musica nella mia stanza. Ho iniziato a cantare per caso nel coro del Liceo. Sono poi stata scelta per cantare nella “Street Project Blues Band ” con alcuni amici che mi avevano sentita cantare. Ho iniziato a cantare nei primi locali, e da lì non mi sono più fermata. L’’arte mi ha dato motivazione ed ha fatto esplodere in me la passione per la musica e per il canto. Durante il quarto anno di liceo, lavoravo 3 o 4 sere a settimana, tornavo a casa la sera tardi e la mattina alle otto mi presentavo a scuola per seguire le lezioni. L’ultimo anno ho avuto un approccio molto più autonomo nei confronti della scuola. A volte non mi presentavo in classe per potermi riposare e recuperare il programma. Mi presentavo poi durante i compiti in classe. Una volta ottenuto il diploma al Liceo Classico, mi sono dedicata totalmente alla mia passione: il canto, la musica, la danza.

Lavori nel mondo dello spettacolo, dei concerti dal vivo (in teatro, negli stadi, nelle piazze, etc…) da tanti anni e di cosiddetta gavetta ne avrai fatta tanta. Prima di arrivare al successo che adesso ti è riconosciuto, hai mai pensato di abbandonare tutto e di dedicarti ad un altro tuo talento? Se sì, cosa è successo di così grave da portarti a pensare questo?

Innanzitutto, Andrea, non penso di essere un’artista di successo, mi considero una professionista che è conosciuta nel proprio ambiente e che lavora con serietà e dignità. Il mio più grande orgoglio è quello di aver ottenuto ogni piccolo risultato solo attraverso lo studio e la dedizione, senza mai essere scesa a compromessi. Detto questo, voglio aggiungere che il nostro è un mestiere fatto di alti e bassi: l’instabilità è una compagna costante del nostro viaggio di artisti.

Può capitare a tutti di essere senza ingaggi per qualche giorno, settimane o addirittura mesi. Quello è il momento in cui tu vieni messo alla prova come artista. Se davvero credi in quello che vuoi dall’arte, non ti fai abbattere: utilizzi i momenti di vuoto per studiare, perfezionarti ed esprimere la tua creatività; ti proponi ai casting e alle audizioni e dai il meglio di te. Se invece non credi in quello che vuoi dalla tua vita artistica, ti perdi d’animo e rischi di percorrere altre strade che nulla hanno a che vedere con l’arte. A me ogni anno mi capita qualche periodo di crisi in cui mi chiedo se è giusto continuare con questa vita. Rifletto molto, e ogni volta la risposta che mi do è sempre la stessa: “Hai fatto la scelta giusta, difficile ma giusta, prosegui nel tuo cammino”. Ecco quello che mi dico, e vado avanti per la mia strada!

E’ la passione il motore della vita e dell’arte in particolare, e Tu, Miza, con quello che mi hai appena raccontato, hai dimostrato di averne tanta. Passiamo adesso ad un’altra domanda che sicuramente avrai letto in qualcuna delle mie interviste. Probabilmente saprai che sono un appassionato di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che secondo me è il più grande scrittore del profondo dell’animo umano della storia dell’Uomo. In uno dei suo romanzi più noti, “Memorie dal sottosuolo”, pubblicato in Russia nel 1864, ad un certo punto del racconto scrive della “Teoria dell’Umiliazione”. Negli anni novanta alcuni ricercatori americani che si occupano di comportamento umano e di psiche, ne prendono spunto per elaborare una teoria psico-dinamica che sinteticamente possiamo tradurre così: sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita a farci crescere umanamente e spiritualmente e a farci vivere meglio. Sono le umiliazioni che subiamo che ci insegnano a sbagliare sempre meno. Si impara dalla propria esperienza di vita e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono apertamente di noi! Ogni uomo e ogni donna nella sua crescita di vita e nella sua carriera professionale subisce certamente delle umiliazioni che lasciano sempre un segno soggettivo, profondo e importante al contempo. Nella tua carriera artistica, Miza, le tue umiliazioni professionali, soprattutto quelle giovanili, Ti hanno lasciato dei segni che ti hanno dato più forza e più determinazione per proseguire nel tuo percorso e per farti diventare quell’artista che sei oggi?

Foto Miza 06Ottimo argomento, Andrea. Nel mondo dello spettacolo le umiliazioni si celano sempre dietro l’angolo, bisogna essere molto attenti per evitarle. La prima umiliazione che ho vissuto a livello lavorativo è avvenuta in uno dei miei primissimi lavori. Dovevo sostituire una ballerina in uno spettacolo già avviato, ero alle prime armi, molto ingenua e fresca. Avrei dovuto imparare tutte le coreografie in due pomeriggi. Chiedevo indicazioni alle altre ballerine, ma loro non mi aiutavano, mi ignoravano a dire la verità. La competizione in questo mondo è molto ma molto forte e radicata. Uno dei balletti doveva svolgersi all’’interno di “ovuli in tessuto elastico”, ognuna di noi avrebbe dovuto ballare singolarmente all’’interno di un ovulo. Non vi era alcuna visione dell’’ambiente esterno. Durante le prove generali sul palcoscenico, tutte le ballerine iniziarono a ballare ed io – non vedendole – rimasi ferma in attesa dell’’attacco. Ero l’unico ovulo ad essere rimasto fermo. A quel punto sentii urlare forte il mio nome: Christina!”. Uscii immediatamente dall’’ovulo e la coreografa mi escluse dal balletto di fronte a tutti e mi disse: lascia subito il palcoscenico!. Per far finta di non essere stata ferita da quella frase così gelida e forte, mimai una faccia scocciata, sbuffai e me ne andai via come se niente fosse. Dentro di me, però, stavo bruciando dalla vergogna. In quel preciso istante capii che avrei dovuto contare solo su me stessa e che avrei dovuto lavorare sodo, molto sodo. Un episodio del genere non si è più ripetuto. Oggi però, non appena vedo una persona nuova in difficoltà, mi avvicino a lei per darle tutti i consigli del caso: mi rivedo in lei. So che al suo posto avrei apprezzato tantissimo l’’aiuto di qualcuno in un momento di difficoltà.

Caspita Miza, durissima esperienza questa che mi hai appena raccontato, che però, da quello che mi hai detto, ti ha reso molto più forte, come d’altra parte scriveva Dostoevskij nel romanzo che abbiamo citato prima. Ma tu, Miza, quando hai deciso di fare l’artista e di dedicare tutta la tua vita alla musica, alla danza, alla recitazione e all’arte in genere, ne avrai parlato con i tuoi genitori. Che età avevi? Cosa ti hanno detto dopo che hai confessato la tua passione artistica e professionale? Ti hanno incoraggiata oppure ti hanno messo in guardia rispetto ad un mondo pieno di insidie ed ipocrisie?

Ho deciso che volevo fare l’’artista a 16 anni. In quel periodo in molti mi dicevano che avrei potuto fare la Modella o la Miss. Iniziai a fare qualche piccolo concorso con il sostegno della mia famiglia. Notai che le ragazze che incontravo ai concorsi erano abbagliate dal concetto di apparenza. Mi sentivo diversa da loro. Durante uno di questi concorsi, ho fatto l’’incontro della mia vita. All’’improvviso, durante le prove di una sfilata, arrivò un gruppo di ragazzi. Erano gli artisti che si sarebbero esibiti durante lo show. Arrivarono in massa, erano personalità luminose. Venni pervasa da un’ondata di energia meravigliosa e prorompente. Ne rimasi totalmente affascinata. Erano gli artisti dell’Accademia di Stresa: cantanti, ballerini, attori. In quel preciso momento compresi che avrei voluto essere parte di quella meravigliosa energia. Volevo studiare anch’’io in quell’Accademia. Ne parlai con i miei genitori, ne furono entusiasti. Riuscii successivamente a vincere una borsa di studio per studiare in Accademia. Grazie al sostegno e all’’aiuto dei miei genitori, iniziai così il mio percorso di studi all’’Accademia di Stresa. Quelli sono stati i quattro anni più intensi e produttivi della mia vita.

Foto Miza 07Molto affascinante quello che mi hai raccontato Miza: come un colpo di fulmine quando ci si innamora. Adesso, Miza, ci piacerebbe che ci raccontassi la cosa più buffa e divertente che ti è capitata nella tua carriera di artista durante un concerto, durante le riprese, nel backstage, durante le prove. Un episodio, insomma, che a ricordarlo oggi ti fa ancora sorridere. Cosa ti viene in mente da raccontare ai nostri lettori?

C’’è un episodio che ricordo sempre con grande gioia e stupore. A poco più di vent’’anni ho iniziato a prendere lezioni di canto da Francesco Rapaccioli, guru del vocal coaching. Dopo circa sei mesi di lezioni, una mattina mi disse: “Bertarello, c’è qualcosa che non va oggi nella tua voce. Come mai? Il suono è diverso, c’è qualcosa che non mi torna. A che punto sei del tuo ciclo?” ed io timidamente risposi: “Non pervenuto. Ho appena scoperto di aspettare un bambino!”. La sera prima avevo fatto il test, ero di sole cinque settimane, solo io e il mio fidanzato eravamo a conoscenza del dolce segreto, ma il mio insegnante di canto è stato in grado di capirlo semplicemente dal suono della mia voce che a causa degli ormoni era leggermente cambiato. Chi avrebbe mai potuto immaginare un “orecchio musicale” così sensibile! E’ stato il nostro segreto per molte settimane.

Chi sono i tuoi “Maestri d’Arte” che ti hanno lasciato un profondo segno artistico e ti hanno dato gli “strumenti professionali” per andare avanti nella tua carriera? Chi vuoi ricordare di loro per quello che ti hanno donato?

La lista delle persone alle quali sono grata artisticamente è davvero lunga. Parlerò solo di alcune. Una delle persone che ringrazierò sempre è un caro amico, Giobi Fasoli, è stato il direttore del Coro del Liceo Cavalieri di Verbania. Grazie a lui ho iniziato a cantare al di fuori delle famose quattro mura della mia stanza. Giobi è un musicista, e in quel periodo suonava in un gruppo rock. Di recente ho trovato tra i miei diari una piccola nota che diceva: “Ho chiesto a Giobi di poter cantare nel suo gruppo ma lui mi ha detto che prima avrei dovuto perfezionarmi tecnicamente”. E’ stata una gioia ritrovare quell’appunto dopo qualche anno.

La seconda persona a cui devo davvero molto è Mirella Rosso, coreografa e direttrice artistica, è stata la prima persona a credere in me come ballerina professionista. Mi ha formata come artista e mi ha dato grandi esempi di serietà e organizzazione. Grazie a lei ho imparato a considerare il mio lavoro con grande rispetto e serietà. Le devo davvero molto.

La terza persona che devo ringraziare è il maestro Roberto Olzer, pianista e compositore di livello internazionale, che mi ha dato la possibilità di avvicinarmi alla musica-suonata. Grazie a lui mi sono proiettata nella scrittura e nella composizione della musica. Con la sua grazia mi ha introdotto in un mondo nuovo e infinito.

Foto Miza 04Hai fatto un’esperienza artistica completa ed esaustiva nella tua carriera, Miza, gradino dopo gradino, come hanno fatto tutti i Grandi Artisti! Non come gli pseudo-artisti, quelli calati dall’alto, che poi si rivelano delle “meteore” e spariscono per sempre dalla scena artistica. La “gavetta” e lo “studio” pagano sempre nella professione e questo è il messaggio che tu, inconsapevolmente, stai lanciando a tutti i nostri giovanissimi artisti, o potenziali tali, che ci leggono e che seguono il nostro Magazine. Ma tu, Miza, hai dei modelli di artista ai quali ti ispiri? Se sì, chi sono e perché?

Tra i miei modelli di artista spiccano le voce di Rachelle Ferrell, il misticismo di Erykah Badu, e il virtuosismo di Esperanza Spalding. Sono artiste con doti straordinarie, quasi irraggiungibili, che incarnano un fortissimo senso di appartenenza in tutti gli artisti che rappresentano con orgoglio le proprie origini africane. Non a caso anch’io ho deciso di discostarmi dall’’iconografia classica di bellezza occidentale per accogliere con fierezza le mie origini afro: naturalezza e spiritualità, forza e verità.

Miza, per un artista di successo è difficile gestire la propria vita privata con quella professionale. Tu come riesci a gestire la tua vita affettivo/sentimentale con il lavoro che fai? Hai avuto in passato o anche di recente delle esperienze che ti hanno creato delle difficoltà?

Ho notato che nel mondo dello spettacolo spesso è difficile mantenere una vita affettiva stabile. Io credo molto nell’amore e non ho mai voluto compromettere la mia relazione a causa del lavoro. Pertanto mi sono sempre dedicata a preservare e nutrire la mia relazione con colui che poi è diventato il padre dei miei figli. Abbiamo due bambini fantastici, Linda Marie di cinque anni e Jugo di un anno.

Gestire lavoro e famiglia non è per niente facile, ma abbiamo insegnato ai bambini ad essere indipendenti ed autonomi. Tutto funziona, con o senza di me, e per questo devo ringraziare la mia famiglia che oltre ad avermi trasmesso dei valori sani è sempre stata disponibile a darmi una mano per la gestione della mia vita artistica e della mia vita privata.

I grandissimi artisti hollywoodiani amano dire: “to become a great artist you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo artista devi scegliere: o il lavoro o l’amore). Tu, Miza, Cosa ne pensi di questo detto americano?

Il professor Temi, docente di storia e filosofia, citando Sigmund Freud, disse a noi studenti liceali che: “per essere felice bisogna fare il lavoro che si ama e stare insieme alla persona che si ama“. Ho preso questo concetto come modello di vita. Probabilmente non otterrò mai il successo e la fama mondiale, ma non avrò mai perso il contatto con la realtà. Amo il mio lavoro, e amo l’’amore, e per questo non dovrò fare rinunce per essere felice.

Foto Miza 03Bellissima risposta Miza. Adesso, per finire la nostra chiacchierata, voglio farti una domanda che io amo molto: qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambina ti porti dietro e che oggi vorresti realizzare?

Il mio sogno nel cassetto, Andrea, è quello di collezionare il maggior numero di ciò che di più prezioso esiste al mondo: sono gli attimi di felicità, sono fuggevoli e di breve durata, ma ora ne sto vivendo uno.

Grazie Miza per essere stata con noi e in bocca al lupo per tutto quello che stai facendo e che farai di bello nella tua professione. Io e tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com” ti auguriamo di raggiungere tutti gli obiettivi ai quali aspiri. In bocca al lupo per l’uscita del 21 marzo prossimo del tuo primo singolo e noi della redazione facciamo il tifo per te. Grazie ancora e alla prossima intervista.

Andrea, grazie per avermi dato l’’opportunità di farmi conoscere dai lettori de “ilprofumodelladolcevita.com”. Voglio concludere con una frase che può essere utile a tutti i lettori e agli artisti in genere: “Lasciate solo fiori lungo il vostro cammino, non terra bruciata”. E’ il mio modo per ricordare che qualsiasi cosa abbiamo deciso di fare nella vita sia giusto lasciare sempre un segno positivo del nostro passaggio. Un abbraccio, Miza.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra