Girato completamente in una Palermo idealizzata che pensa solo a divertirsi assistendo ad una finale di calcio in grado di attrarre l’interesse dei suoi abitanti apparentemente felici nel film di Daniele Luchetti , immuni dai problemi che da sempre affliggono la città siciliana, questo film lascia perplessi non sia altro che per il suo non grande interesse verso i problemi dei quali parlavamo e che sembra fatto apposta per farli dimenticare.

E’ la storia di un uomo molto semplice, molto comune, addirittura banale che muore nel corso di un incidente stradale da lui stesso provocato e che arriva nella sala dei computer degli uffici dell’al di là dove vengono “ allocate “ le anime dei defunti secondo una serie complessa di considerazioni che tiene conto, pensate un pò, anche di quante spremute si siano bevute in vita; e proprio il calcolo errato di questo numero consente a Paolo ( il protagonista della irreale vicenda interpretato da Pierfrancesco Diliberto, Pif  ) di tornare sulla terra per un’ora e mezza o poco più.

In quest’arco di tempo egli rifletterà sulle stranezze della vita, stranezze che vengono identificate, per esempio,  con domande esistenziali e di profonda riflessione del tipo “ lo yoga e l’autan non sono tra loro in contraddizione ? “ o “ la luce del frigorifero si spenge veramente quando lo chiudiamo? “: dubbi che appaiono di fondamentale importanza risolvere per mettere a punto la propria vita e quella della propria famiglia.

Certo, il film appare un tantino superficiale, al limite dell’inutile, ed il pubblico presente in sala la mattina dell’anteprima è rimasto perplesso, tuttavia qualche motivo di riflessione emerge e vale la pena di essere considerato: fare il punto della propria vita in un’ora e mezza è realmente possibile e, sopratutto, è utile, è razionalmente pensabile?

La malinconica leggerezza che pervade il film, del quale è bravo protagonista Pif, la cui compagna Agata ( una convincente Thony, la cantante ) induce a chiedersi il perché di questa pellicola il cui unico pregio sembra essere quello di una buona fotografia e di tanta, tanta inventiva.

Un bravo Renato Carpentieri interpreta la parte di un impiegato dell’al di là in maniera assai convincente risollevando un tantino le sorti del film con la descrizione appassionata dell’impiegato statale che sbaglia e che tenta in ogni caso di recuperare l’errore commesso.

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