Mortedacai, recensione di Massimo Nardin. Il film, basato sulla saga letteraria di Kyril Bonfiglioli, racconta le disavventure di Charlie Mortdecai, nobile decaduto eppur tenace. Il quale, accompagnato dal fido guardaspalle, riconquista l’amata moglie e la pace domestica inseguendo in giro per il mondo un misterioso e assai prezioso dipinto, a sua volta inseguito da malviventi e polizia.

“Mortdecai” è uno e mille film insieme, e ad altrettanti seguiti può aprire. Prodotto perfettamente in linea con il nostro post-moderno digitale, è fumettistico, superficiale, citazionista e autoironico. Tutto e tutti guardano a ciò che sta fuori dal film, nella contemporaneità, nella tradizione o in film precedenti. C’è molto, fuori “Mortdecai”, forse poco al suo interno. Nessun’azione, del resto, e nessun personaggio vanno presi sul serio, né certamente alcuno di questi ultimi si prende sul serio. A cominciare dal protagonista assoluto e sovraesposto Mortdecai, per interpretare il quale Johnny Depp si rifà in maniera scanzonata e compiaciuta ai suoi personaggi di successo. Al suo fianco, Gwyneth Paltrow e Ewan McGregor, che, invece, rinunciano al baffo posticcio (Leitmotiv del film e da loro indossato giusto per la locandina) e giocano – anche e inaspettatamente – di sottrazione. Soltanto loro riescono così a increspare qua e là la rutilante e ridondante superficie filmica, a sospendere per qualche istante il ritmico incedere di un giocattolo che altrimenti avanza per conto proprio orgoglioso e impermeabile. In mezzo, il bravo Paul Bettany, che stravolge l’impacciato e vile protagonista di “Dogville” trasformandosi in un bodyguard duro, fedele e instancabile seduttore di avvenenti ragazze.

Commenti

commenti