Home Arte Mostra: “Le Matrone” di Roberto Panichi, dal 25 giugno al 05 agosto...

Mostra: “Le Matrone” di Roberto Panichi, dal 25 giugno al 05 agosto 2016 a Castiglione D’Orcia (Siena)– di Andrea Giostra.

Panichi_003Sarà inaugurata Sabato 25 Giugno 2016, alle ore 17:30, presso “La Rocca di Tentennano di Castiglione D’Orcia (Siena), la nuova stagione espositiva estiva della bellissima cittadina del senese, quest’anno di Roberto Pachini. Castiglione d’Orcia è un piccolo comune di poco meno di 2.500 abitanti, che si trova al centro della Val d’Orcia, arroccata su una bellissima collina facente parte del Monte Amiata, ed a due passi dai Bagni di San Filippo, zona termale antichissima e molto conosciuta nella zona, dove i turisti e i viaggiatori possono recarsi per passare una bellissima giornata all’insegna del relax assoluto e del benessere che solo la tradizione toscana riesce a donare ai suoi ospiti .

Castiglione d’Orcia nasce come borgo medievale, insieme ad altri bellissimi paesini della Valle, e da sempre ha amato l’Arte e la Cultura, ed è per questo motivo che è conosciuta come un paesino, seppur piccolo, che organizza diverse e variegate manifestazioni culturali ed artistiche.

In quest’anno del Signore 2016, la stagione espositiva sarà inaugurata con l’interessante ed intrigante mostra “Le Matrone Roberto Panichi” del pittore omonimo, che il curatore Diego Nicolosi racconta così ai nostri lettori: «La rocca invincibile, il paesaggio, Santa Caterina da Siena e la scrittura; l’ospitalità di una strada con i suoi flussi. Qui – fra sentiero e cammino – giungono a noi come “gynaikón” del cielo e del paradiso, le belle Matrone che Roberto Panichi traccia lungo il testo di una superficie pittorica sulla soglia dell’avvenire, dove il colore – greve e irrequieto – è “il fuoco” che introduce le figure all’arte della semovenza e dell’alterità. Donne importanti – sulla “via strata” che non concede né il luogo né l’ora – sono il ritratto della bellezza di un Secondo Rinascimento, maschere bibliche, olimpiche e imperiali, di una grazia priva di purismo, in cui il nudo non è più lo streap-tease del romantico e dell’erotico. Niente a che vedere perciò con le donne-oggetto di Richard Hamilton, con le bionde stereotipate di Roy Lichtenstein, con le Marylin di Andy Warhol o i Great American Nude di Tom Wesselman. E neanche con le Woman-Table di Allen Jones. Impertinenti, estranee, erranti, le matrone di Roberto Panichi si allontanano dalle rappresentazioni più comuni che giocano intorno alla dicotomia uomo/donna e alla loro fusione secondo il mito platonico dell’androgino. E regalano una questione: impossibile attribuirle un nome che le “veda” per giungere a una loro significazione. Libere – come Euridìce è imprendibile a Orfeo e Antigone sfugge al “nomos” sovrano del re – le sue donne introducono una virtù – la leggerezza – colorandosi nell’eternità della luce senza però escludere la necessità dell’ombra. Donne che affabulano e che non conoscono esistenza, provocano la scrittura, una storia e mille altre, l’esperienza di una narrazione tra una serie di nomi sul sentiero della rimozione, e ciò che di nuovo irrompe perché la favola continui. Così nessuno e in alcun modo può cancellare il loro enigma.

Ed ecco “tra ‘l vero e lo intelletto” (Dante, Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI, 6.45), “La grazia di Beatrice”, priva di organismo, esibire il corpo di un velluto che non chiama ad alcuno scandalo. Lo sguardo è altrove, straniante. E fugge. E qualcosa si ode fra gli strati dell’immagine. Le sue donne cantano, danzano, ciarlano. Autrici di un “atto di parola che si leva nell’aria”  (G. Deleuze, “Che cos’è l’atto di creazione?” Ed. Cronopio, 2010, p.23)».

Panichi_001Durante la mostra si avrà modo di dialogare con Roberto Panichi in merito alle proprie Opere, accompagnate da musiche di sottofondo del maestro Massimo Carrieri.

Dopo l’evento, la mostra resterà aperta al pubblico fino a giovedì 4 agosto e sarà visitabile tutti i giorni dalle 10:30 alle 13.30 e dalle 14:30 alle 18:30.

Durante l’evento di inaugurazione sarà allestito un aperitivo con prodotti d’eccellenza curato dalla ditta-culinaria “Sapori Tradizionali” di Sinalunga (Siena) che ha recuperato i sapori e i piatti tipici delle antiche tradizioni del Monte Amiata.

Breve biografia di Roberto Panichi:

Roberto Panichi è pittore, intellettuale, scrittore di saggi, poesie, romanzi, trattati; è storico, filosofo, viaggiatore, professore, inventore di manifesti, Visiting Professor e Membro Onorario della William Benton Museum di Storrs (Università del Connecticut – U.S.A.).

Ha frequentato il noto pittore Pietro Annigoni (“pittore delle regine”), lo scultore Antonio Berti, il pittore Giovanni Colacicchi (fondatore di Solària con Montale, Svevo, Ungaretti e Gadda e Rivista di Firenze con De Chirico e Savinio); gli storici d’arte Roberto Salvini e Ugo Procacci, l’artista Primo Conti e molti altri nella storica Compagnia del Paiolo.

Ha stretto sodalizi con il pittore tedesco Hans Jakob Staude, il chimico Andrea Paleni, il fisico Nello Carrara, l’italianista Glaucon Cambon, lo scrittore umanista Vittorio Vettori, la giornalista Milena Milani e il glottologo Giovanni Sembrano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ha esposto in tutto il mondo: in Italia a Firenze (Museo Nazionale del Bargello, Palazzo Vecchio nel 2009, Palazzo Strozzi, ecc..), Venezia (Museo Diocesano d’Arte Sacra), a Ravenna, Ancona, Lodi, Prato, Roma, Pisa, Siena, Livorno, Albisola Marina, e altre città. In Europa ha esposto in Germania, Amsterdam, Castello Reale di Varsavia; in Cina al “Chongquing Planning Exhibition Gallery” di Chongquing nel 2007; e negli Stati Uniti d’America; Los Angeles, Chicago, Esposizione Internazionale di Miami.

Riferimenti per arrivare a Castiglione d’Orcia:

Castiglione d’Orcia – 53023 (Siena) Musei di Castiglione d’Orcia

Sala d’Arte San Giovanni & Rocca di Tentennano

museicastiglione@gmail.com

Curatore della Mostra:

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Selene_001

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra