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Odio l’estate, l’Italia agrodolce di Aldo, Giovanni e Giacomo

Odio l’estate, l’Italia agrodolce di Aldo, Giovanni e Giacomo

Recensione di Giancarlo Salemi

Ci sono voluti quattro anni dall’ultima prova cinematografica, Fuga da Reuma Park, che vedeva insieme il trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel mezzo un tentativo andato a male da parte di Aldo Baglio di fare un film da solista, Scappo a casa, che non è andato a buon fine. Forse un segnale che l’alchimia funziona solo se si sta insieme e si recita a copione più o meno lo stesso ritornello. È quello che succede anche con Odio l’estate, nelle sale dal 30 gennaio, per la regia di Massimo Venier che aveva diretto i tre in film di successo come Così è la vita e Tre uomini e una gamba.

La storia parte con la voce narrante di Aldo Baglio, un uomo che si è aggrappato a tante invalidità quante la voglia di lavorare e faticare, anche se il finale del film registrerà un’amara sorpresa, che ovviamente non riveleremo. Ed è la storia di tre famiglie diversissime che si ritrovano per forza di cose a condividere la stessa villetta per le vacanze a causa di un disguido da parte dell’agenzia di viaggi. C’è quella ruspante di Aldo, popolare e un po’ sguaiata, con la moglie, la brava Maria Di Biase, un figlio capellone (simpaticamente ribattezzato Pablo Escobar) con qualche problema con la giustizia e due figliolette a chiudere il quadro. Poi c’è quella guidata da Giovanni, un commerciante caduto in disgrazia e ossessionato “dalle regole” che soffocano la moglie, Carlotta Natoli e la figlia Alessia interpretata da una giovane stellina del cinema, Sabrina Martina. E, infine, c’è la famiglia, prettamente nordica, guidata dal dentista dell’anno, Giacomo che ha una moglie un po’ troppo d’un pezzo, la bella e brava Lucia Mascino che ha un figlio dodicenne, avuto da una precedente relazione, che chatta segretamente con una ragazza danese.

In mezzo ci sono due apparizioni notevoli, quella di Michele Placido, uno stanco e annoiato commissario dei carabinieri che odia tutti i villeggianti di ogni ordine e grado e, nella parte di se stesso, Massimo Ranieri, il cantante preferito da Aldo Baglio al punto che riesce nell’impresa di cantare con lui a Santa Marinella.

La commedia è un ritratto agrodolce dell’Italia di oggi, di quel Paese che “aspetta la flat tax”, unica battuta politica in bocca a Giacomo in preda alle fatture del suo studio, e dove le famiglie si sono un po’ sgretolate proprio nel rapporto tra genitori e figli. Alle “regole” tanto decantate da Giovanni – che per forza di cose sarà costretto a settembre a chiudere il suo atelier di scarpe – sfuggono i ragazzi sempre più i-pad dipendenti e con un futuro ancora troppo incerto davanti.

Si ride, o meglio si sorride, in quasi due ore di film e, nonostante per molti il trio comico dagli albori degli anni Novanta sia giunto al capolinea della risata, in questo film, che ha solo come pretesto l’estate, riesce a scattare una fotografia abbastanza veritiera di come stia viaggiando il nostro Paese. Con la consapevolezza, forse un po’ datata e un po’ facilona, che come ricorda Aldo Baglio “all you need is love”, che basterebbe un po’ d’amore (e meno odio sociale) per recuperare le nostre origini.