Ozpetek torna alle origini ma è poco fortunato con la sua Dea Fortuna
di Giancarlo Salemi

Un ritorno alle origini, a quel clima di comunità che aveva fatto conoscere al grande pubblico, con le Fate Ignoranti, un regista tanto introspettivo quanto melodrammatico come Ferzan Ozpetek. Il tentativo del sessantenne regista turco, di mettere insieme due poliedrici attori come Stefano Accorsi e Edoardo Leo, accompagnati da una musa come Jasmine Trinca, però questa volta non riesce e la sua Dea Fortuna – nelle sale dal 19 dicembre – rischia di essere un film già visto, perfino un fastidioso dejà vù.
Eppure le premesse e l’attesa alimentata da apparizioni televisive e da una buona campagna marketing per un film che non fosse il solito cliché c’erano tutte. Basti pensare che per l’anteprima stampa al cinema Quattro Fontane di Roma sono stati invitati oltre 250 giornalisti suddivisi addirittura in due sale per la proiezione della pellicola.
Certo dalle Fate Ignoranti, dove anche lì c’era Stefano Accorsi, sono passati 18 anni e tranne qualche altro bel tentativo di raccontare il suo cinema con film come Saturno contro nel 2006 e Mine vaganti nel 2010, Ozpetek negli ultimi anni si era un po’ spento, basta guardare agli insuccessi di pubblico e anche di critica come Rosso Istanbul e Napoli Velata entrambi di due anni fa. Anche per questo la Dea Fortuna si sperava portasse nuova linfa e una nuova vena creativa al regista turco. Invece la storia è assai banale nel suo insieme dove due uomini, chiaramente omosessuali, Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo) vedono travolgersi la loro routine quotidiana dall’arrivo di due bambini lasciatogli in custodia per qualche giorno da Annamaria (Jasmine Trinca) che scopre di avere un problema di salute e deve fare degli accertamenti.
I due amanti però non solo non sanno come prendersi cura dei due bambini ma vivono la fase terminale della loro relazione che dura da oltre 15 anni tra tradimenti e colpi bassi da una parte e dell’altra. Il film ha uno svolgimento lineare, quasi troppo, con le musiche scelte da Pasquale Catalano che dovrebbero regalare una maggiore enfasi alle scene più melodrammatiche come quella in cui l’intera comitiva – la notte prima dell’operazione di Annamaria – si ritrova a ballare in terrazza sotto una pioggia incessante.
La morale poi è talmente banale quanto il ritornello che il regista turco-italiano (Ozpetek è nato a Istanbul e vive in Italia da 40 anni) fa ripetere ai due bambini più volte per capire di cosa stiamo parlando: “La Dea fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi e lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te”.
Il tentativo è quello di dimostrare che, alla fine, i personaggi del film – come ha detto lo stesso regista in una affollata conferenza stampa – scoprono “che essere genitori non è una questione genetica, ma di cuore, cervello e moralità. Si è genitori dalla cintura in su, non dalla cintura in giù”. Come a rivendicare anche lo sdoganamento necessario che si è avuto in questi anni con le famiglie arcobaleno. Un manifesto quindi di buoni sentimenti, dove l’amore, quello ancestrale, vince sempre – non sveliamo il finale che per chi andrà al cinema lo capirà dopo il primo quart’ora di proiezione – anche se purtroppo nella vita reale non è sempre così.

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