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Paola Lucrezia Anzelmo, fotomodella internazionale, attrice, bellissima, di fascino ed eleganza innate – intervista.

Paola_126di Andrea Giostra. 

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Paola Lucrezia Anzelmo, fotomodella, attrice, donna bellissima e di innato fascino ed eleganza, con una gran classe artistica, ha conversato con Andrea Giostra raccontando la sua Arte, la sua carriera di fotomodella internazionale – soprattutto di gioielli – la sua passione per la recitazione, il suo passato di attrice, la danza e l’arte in tutte le sue forme espressive. Paola Lucrezia presta il suo volto e la sua immagine per prodotti legati al lusso e all’eleganza di alto profilo: gioielli di marche importanti e che creano prodotti di indiscussa eleganza e seduttività.

Ciao Paola, benvenuta presso la nostra redazione e Ti ringrazio per essere qui con noi. Tu sei innanzitutto una Foto-Modella di indiscutibile charme, fascino e classe, apprezzata e conosciuta nel mondo della moda di lusso e di alto lusso. Oggi iniziamo questa chiacchierata, ed io Ti chiedo di presentarti ai nostri lettori, come Donna e come Artista. Cosa vuoi condividere di te adesso con noi?

Ciao Andrea, innanzitutto ringrazio te e la Redazione del vostro Magazine per avermi contattata: è stata una piacevole sorpresa anche perché apprezzo molto il vostro Magazine.

Mi chiamo Paola Lucrezia e sono nata e cresciuta a Milano. Proprio a Milano ho cominciato a studiare danza classica. Ho praticamente “obbligato” mia madre ad inscrivermi ad una scuola di danza classica perché ero rimasta affascinata dall’eleganza e dalla leggerezza delle ballerine durante uno spettacolo di balletto che avevo visto da piccina al Teatro alla Scala di Milano. Insomma, fin da piccola sono sempre stata attratta da tutto ciò che e’ armonia, eleganza, bellezza. Ricordo anche che da bambina mi piaceva disegnare i volti delle principesse delle favole. Disegnavo bellissime principesse con i capelli lunghi e poi le appendevo in camera mia.

I ricordi infantili sono sempre bellissimi da raccontare Paola, e sentirti raccontare queste belle emozioni che hai vissuto da bimba, mi piace moltissimo perché riporta anche me a quell’età di gioco e di spensieratezza.

Ti ricordi, Paola, che età avevi quando hai scoperto la tua passione per la moda, per la fotografia e per l’arte che dell’eleganza e della classe ne hanno fatto un “must”?

Andrea, a dire il vero non ricordo un’età esatta nella quale la mia passione per l’eleganza, l’alta modo, il lusso di classe si siano manifestate: è sempre stata una cosa, un’emozione direi, che avevo e sentivo forte dentro di me. Potrei dire da sempre, se devo dare una risposta!

A otto anni dissi a mia mamma che da grande volevo diventare o attrice o fotomodella, perché nulla mi appassionava così tanto. Mia mamma sorrise pensando che erano solo sogni di una bimba: se me lo chiedessero ora darei la stessa identica risposta.

In entrambi i lavori mi affascina la capacità di trasmettere emozioni tramite lo sguardo. E poi io sono una donna a cui piace imparare, perfezionarmi ogni volta di più. Mi affascina l’idea di poter sempre mettermi in gioco, alla prova per migliorarmi quotidianamente. Questo mio approccio a questa professione, mi dà tanta carica ed energia, ed entrambi questi lavori me ne danno l’opportunità. E’ bellissimo e molto stimolante per me tutto questo.

E’ vero quello che dici Paola, è la passione il motore del modo, la forza di chi vuole costruire e crescere insieme alle persone con cui vive, con cui lavora, che ama. E tu, Paola, con quello che hai appena raccontato dimostri di possedere una grande passione per il tuo lavoro, ed è una grande fortuna che hai.

Chi sono stati i tuoi “Maestri d’Arte”? Quali percorsi formativi hai frequentato per diventare una professionista di altissimo livello? Quali scuole di posa fotografica hai frequentato che ti hanno lasciato gli strumenti per essere quella che oggi apprezziamo tutti come un’artista della moda e dell’eleganza?

Non ho frequentato alcuna scuola di posa fotografica per diventare una fotomodella, ma ho alle spalle 12 anni di studio duro, intenso, basato sulla pura disciplina artistica del movimento del corpo e della posa, di sacrificio che è proprio e al contempo naturale per chi studia danza classica ad un certo livello. Quell’aspetto “elegante e sinuoso” che tu rilevi ed ammiri nella mia persona – colgo l’occasione, Andrea, per ringraziarti pubblicamente per gli apprezzamenti professionali e per i gentilissimi complimenti che mi hai fatto prima di iniziare questa intervista! – è frutto di questo lavoro, dello studio della danza classica che sicuramente ti trasmette una modalità espressiva che ha alla base la disciplina, il movimento elegante, lo charme, la classe cristallina. Poi credo di possedere un talento per questo lavoro e tutto ciò, credo, sia una mia componente innata.

“Class is not water”, dicono gli americani! E nel tuo caso è verissimo. E credo che hai ragione quando dici che la danza classica è riuscita a trasmetterti tutti questi strumenti, che sono a mio avviso anche delle qualità che possedevi come talento, ma che certamente hai migliorato ed affinato facendoli diventare gli strumenti principali della tua espressione artistica!

Il mondo della moda, sai bene Paola, è molto ambito soprattutto da tutte le ragazze del mondo. Cosa ti senti di consigliare loro? Cosa diresti di questo mondo se volessi metterle in guardia da qualcosa? E da cosa principalmente?

Paola 55Il primo consiglio è quello di essere sempre naturali: nella fotografia come in televisione viene fuori ciò che si ha dentro, la nostra personalità. Sono soprattutto gli occhi e lo sguardo che comunicano, quindi è essenziale avere uno sguardo comunicativo ed intrigante.

Un altro consiglio è quello di fidarsi del parere degli addetti ai lavori: non basta venire bene nei selfie per tentare un percorso da attrice o da fotomodella. E’ un mondo molto competitivo e molto selettivo, e non basta frequentare una buona scuola o essere una bella ragazza fotogenica.

A mio avviso quest’arte non è qualcosa che “si impara“. E’ qualcosa che bisogna possedere come talento e che poi viene perfezionata ed affinata con lo studio, con l’esperienza, e con tutte le belle opportunità di incontrare le persone giuste che questa professione può darti.

Poi sfaterei il mito dell’estero dove tutto è più facile e si riesce prima a fare carriera se sei brava. Alcuni pensano che la realtà lavorativa all’estero sia, per certi aspetti, più facile che in Italia. A mio parere, e secondo la mia esperienza, non è così. Per riuscire a ricavarsi uno spazio all’estero noi italiani dobbiamo dimostrare di valere molto di più di una ragazza, di una donna del posto, di quel Paese. All’estero non sono cosi pronti ad accoglierci. A parità di talento, preferiscono far lavorare una connazionale. Proprio il contrario di quello che avviene in Italia! (Paola sorride!)…ma questa è un’altra storia!i

L’ultima cosa che hai detto, Paola, è verissima. All’estero devi dimostrare il tuo valore artistico e professionale per ricavarti uno spazio ed avere successo nella tua professione: se vali vai avanti; se non vali, puoi tornartene a casa.

Ma adesso passiamo ad altro, Paola. Tu quando hai iniziato da giovanissima, quali difficoltà hai trovato che hai dovuto affrontare e superare con tutte le tue forze? Cosa avresti evitato volentieri che ti fosse accaduto quando eri ancora una giovane promessa del mondo della moda e dell’eleganza internazionale? Cosa vuoi raccontare di questo ai nostri lettori?

Avrei evitato di dare troppo credito alle “false amiche”. Mi spiego meglio. All’inizio del mio percorso artistico, come attrice e fotomodella, ho incontrato persone molto false e ipocrite. La falsità e l’ipocrisia stavano in questo: da una parte si complimentavano con me per ciò che stavo piano piano costruendo. Mi facevano continuamente un sacco di complimenti. Ma poi, in un modo molto molto subdolo e sottile, cercavano di ostacolarmi, addirittura inventandosi delle cose non vere . Queste esperienze mi hanno creato molto dolore e molta delusione. Ma oggi sono una donna più forte, sicura delle mie qualità professionali ed artistiche, e forse tutto questo è frutto anche di queste esperienza passate che sono state negative, che ho fatto da giovane artista! Oggi sono sicura di me stessa, e queste cose non mi accadono più.

Se potessi tornare indietro, eviterei di dare confidenza a questo genere di persone. Ma occorre l’esperienza per riconoscerle per quello che sono per davvero, intimamente, nella loro realtà umana più profonda. Sanno ben camuffarsi e nascondersi dietro atteggiamenti e modalità di relazionarsi che se non hai esperienza puoi difficilmente riconoscerle, e quindi evitarle. Oggi questa esperienza ce l’ho e l’ho sperimentata sulla mia pelle. Io sono una persona molto semplice e lineare, forse allora, da giovanissima, ero anche un po’ ingenua.

Paola, a proposito di quello che mi hai appena raccontato, cade a fagiolo una delle domande che io faccio sempre! Forse non sai che sin dalla mia adolescenza sono un appassionato di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Praticamente ho letto tutte le sue opere più di una volta. In uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, Memorie dal sottosuolo”, pubblicato nel 1864, Dostoevskij parla tra le righe della Teoria dell’Umiliazione. Negli anni ’90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che sostanzialmente si può sintetizzare in queste parole: “sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi!” Tu, Paola, nella tua carriera artistica, quali umiliazioni professionali hai subìto che ti hanno lasciato il segno ma che al contempo ti hanno dato la forza di andare avanti per la tua strada e diventare quella che sei oggi, un’artista affermata e di successo?

Non sapevo di questa tua passione per i romanzi, Andrea. Ti conosco come critico cinematografico e non ti ho mai nascosto che le tue recensione ai film mi piacciono moltissimo. Lo sai, Andrea, che grazie ad alcune tue recensioni ho deciso di guardare dei film che altrimenti non avrei mai visto? (sorride!)….tornando alla tua domanda.

Allora, nei miei primi lavori all’estero come fotomodella avevo delle grandissime difficoltà con la lingua ed alcuni fotografi mi prendevano in giro per la mia pronuncia e si divertivano a sottolineare alcuni errori linguistici che facevo. All’inizio mi sono sentita umiliata e mi sono chiusa in me stessa. Poi ho capito come fare: ho aguzzato l’ingegno, ho imparato 30 frasi con una pronuncia perfetta, e ripeto sempre quelle. Non accade più che mi prendano in giro per la pronuncia!

Il problema si pone quando vogliono fare small talking (piccole chiacchierate) (Paola sorride)…ma oggi riesco a cavarmela sempre bene! Diciamo solo che il mio modo di parlare non perfetto risulta molto buffo e divertente per gli stranieri.

Paola 34Hai trovato una bellissima via di fuga: sei stata bravissima Paola!

Sai benissimo Paola, perché tra le tantissime qualità che possiedi, sei anche una donna molto intelligente e molto perspicace, che il mondo della cinematografia e molto duro ed insidioso, e mai nessuno ti prenderebbe sul serio se non hai frequentato una scuola di recitazione di fama internazionale. Tu cosa hai fatto per formarti nella professione della recitazione e della cinematografia in generale? Quali scuole hai frequento e perchè proprio queste?

Per formarmi come attrice ho frequentato la Scuola del Piccolo Teatro di Milano e ho cominciato già da subito a lavorare in diversi spettacoli teatrali e in alcune fiction TV.

Ho imparato molto guardando alcune brave attrici recitare sul set. Ad esempio, io ho lavorato con Stefania Sandrelli, Lina Sastri, che sono dei mostri sacri della recitazione italiana, delle vere Star del Cinema italiano, e ho avuto modo di osservare e rubare loro alcuni trucchi del mestiere. E’ anche così che si impara, anche dall’esperienza altrui – oltre che dalla propria – se sei capace di “rubarla”, professionalmente parlando!

Dovendo fare un paragone tra il modo di recitare su un set cinematografico, su un set televisivo e su quello teatrale, ti dirò che mi sento molto più a mio agio davanti ad una cinepresa che ad un pubblico in Teatro. Senza nulla togliere al Teatro, mi sento più portata per recitare in televisione o al cinema: mi piace giocare con lo sguardo, esprimere attraverso gli occhi. La cinepresa mi dà questa opportunità di espressione artistica per creare nello spettatore emozione. In fondo l’arte è emozione, e l’artista è colui che deve essere in grado di trasmettere emozione al suo pubblico.

Qual è stata l’esperienza più dura che come artista hai fatto nella tua carriera? La cosa più brutta che ti è accaduta e che non vorresti fosse mai accaduta?

Ero a Milano per sostenere un provino per uno spettacolo a livello nazionale. Ero preparatissima e mi ero documentata a lungo sul personaggio e sugli stati d animo che avrei dovuto trasmettere con la mia recitazione. Il provino andò molto bene e dopo qualche giorno il mio agente mi telefonò dicendomi che sarei stata la protagonista di quello spettacolo. Puoi ben immaginare, Andrea, la mia gioia. Qualche giorno dopo mi comunicarono che si erano “sbagliati” ed avevano scelto un’altra attrice, che aveva fatto il provino con me.

Quando chiesi spiegazioni direttamente al regista ed al produttore, questi diventarono rossi ed accamparono delle motivazioni alquanto ridicole ed inconsistenti.Per me è stata una grandissima delusione. Ero convinta, e lo sono tutt’ora, che quel personaggio era fatto per me, ero proprio io. Ma purtroppo non andò così e lascio al lettore immaginare cosa sia potuto accadere e perché scelsero un’altra attrice!

Sono queste le insidie e i pericoli di questo mondo Paola. Forse come quelli di tutti i lavori e di tutte le professioni del mondo. Non è facile rimanere coerenti con la propria morale e la propria etica se non hai delle radici fortissime che ti sono state trasmesse dalla tua famiglia. E tu credo le abbia e sono anche la tua grande forza!

Alla luce di quello che mi hai raccontato, Paola, ha mai avuto la tentazione durante la tua carriera di mollare tutto e dedicarti ad un’altra attività?

Ti sembrerà strano, ma non ho mai avuto la tentazione di mollare tutto. Ogni piccolo insuccesso era per me uno spunto per migliorare e per capire cosa dovevo cambiare nella mia persona e nel mio modo di esprimere la mia arte. Ogni successo era una grande spinta per andare avanti. Sono una persona che ha bisogno di un “grande sogno” e di un

“grande obiettivo” davanti a se, solo in quel modo riesco a dare il meglio di me stessa.

Sicuramente la professione di attrice e modella sono molto impegnative e rischiose, ma esse sono il mio grande sogno e quindi dedico tutte le mie energie per coronarlo. Anzi, più il sogno/obiettivo è grande e arduo, e più sento crescere dentro di me una grande energia che mi fa stare bene. Io sono una persona di carattere dolce ma anche passionale, amo con tutte le mie forze il mio lavoro, la mia professione, ciò che faccio.

Se non dovessi fare più questo lavoro, cosa faresti nella tua vita professionale? Cosa ti piacerebbe fare?

L addestratrice di cani. Amo molto i cani e studio il loro comportamento. Mi interessa capire tutto di loro: le dinamiche del loro ragionamento e come si rapportano con noi umani. Io ho due bellissimi cani ed ogni volta sono affascinata dai loro comportamenti: mi hanno fatto scoprire un mondo veramente complesso ed intrigante, un mondo nuovo che è il loro mondo. Purtroppo ho cercato di addestrarli, ma sono una frana: alla fine fanno sempre quello che vogliono! (Paola sorride molto divertita). Uno è un chihuahua e l’altro è un mix tra un chihuaua e pincher.

I cani sono gli esseri viventi che riescono a legarsi con l’essere umano in un modo che nessun’altra specie vivente è in grado di fare e quindi mi sento di incoraggiarti, qualora dovessi abbandonare questo bellissimo lavoro che fai! Anch’io, Paola, fin da bambino ho avuto tanti cani. Poi, una volta trasferitomi in città, prima con l’Università e poi con il lavoro, non ho potuto più tenerne per ovvi motivi!

Paola, sappiamo tutti che vivere nel mondo della moda, delle fotomodelle, soprattutto all’inizio della carriera, non è facile per nessuno e spesso bisogna fare altri lavori per mantenersi e per guadagnare qualche soldo. Tu, Paola, hai fatto altre esperienze lavorative prima di dedicarti a tempo pieno alla professione che fai adesso?

Paola_110Sì, Andrea, ho accudito delle signore anziane. È stato faticoso, ma molto istruttivo perché mi ha messo in contatto con una realtà vera, molto diversa da quello che io trasmetto con la mia Arte. Una realtà che ha sfaccettature completamente diverse dalla mia e dal mio mondo. Questa esperienza mi ha aperto una visione della vita che mai avrei potuto immaginare: il mondo è fatto di tante realtà parallele, molto diverse tra loro, ed io questo l’ho capito facendo questa bella e dura esperienza di lavoro giovanile.

E’ molto bello quello che hai appena detto Paola. Rendersi conto che il mondo non è tutto “rose e fiori” non è una cosa che tutti sono in grado di comprendere se non quando si trovano in serie difficoltà. Tu già da giovanissima, attraverso questa esperienza, sei riuscita a capire che il mondo è molto complesso e ci sono delle persone che non sempre sono fortunate! Anche questa può essere una tua grande forza, e questo credo che tu lo sappia bene!

Ma tu, Paola, quando hai deciso di dedicarti a questa professione e ne hai parlato ai tuoi genitori cosa ti hanno detto? Che età avevi? Sono stati tuoi alleati oppure, come spesso è capitato a tantissime altre artiste, hanno cercato di scoraggiarti?

I miei genitori inizialmente non volevano che io intraprendessi questa carriera. Temevano che fosse un ambiente troppo duro e che alla fine rimanessi disoccupata. Ora invece sono molto soddisfatti e contenti. Quando vedono una mia foto o un mio lavoro sono felici che io abbia potuto realizzare quello che desideravo, quello che era il mio sogno di bambina!

Anzi, adesso sono i miei più grandi fan e ammiratori. Quando vedono un mio lavoro, mi danno sempre degli ottimi consigli su come posso migliorarlo. Ed io li seguo quasi sempre!

Il tuo mondo, il mondo dell’arte in generale, lo abbiamo già detto, è un mondo pieno di compromessi e di serpenti travestiti da agnellini. Spesso per fare carriera più velocemente molti artisti, molte modelle, accettano compromessi che li portano al successo in tempi più rapidi. Tu, Paola, che indubbiamente sei una bellissima donna, come hai gestito i compromessi che ti sono stati sottoposti, dando per scontato che tutto questo è una sorta di “must” che diversi servizi di giornalismo d’inchiesta hanno spesso svelato ai non addetti ai lavori e alle gente comune?

Si Andrea, è vero quello che dici. Ma a mio avviso è molto diffusa l’idea che una donna che voglia fare l’attrice, la modella, debba per forza ricevere delle avance da gente che conta e che le debba accettare per poter lavorare. Ma questo non è del tutto corretto. Mi spiego meglio: un uomo sa dove c’è una piccola possibilità di ottenere quello che vuole, oppure dove è meglio neanche provarci. Lo capisce subito ed è la donna che manda quei segnali inequivocabili: nell’uno o nell’altro senso!

Io mi presento sempre come una ragazza seria, il cui scopo è fare la modella o l’attrice (a differenza dei casi) e null’altro. Quindi stoppo sul nascere ogni possibile avance.

Finora solo una volta un famoso produttore mi ha fatto una “proposta indecente”, ma alla fine ho gentilmente declinato e tutto è finito lì!

Sebbene non mi abbia mai più chiamata, io sono contenta della mia scelta. Certo, presentandomi come una persona molto seria ho sicuramente ridotto le mie possibilità di lavoro. Ma preferisco di gran lunga cosi: il mio obiettivo infatti non è lavorare a qualunque costo, ma farcela con le mie forze, la mia professionalità e il mio talento.

La mia soddisfazione maggiore è sapere di essere stata scelta solo per il mio talento, per la mia bravura, per la mia bellezza, e non per altri motivi che nulla hanno a che vedere con l’Arte!

Paola, raccontaci una cosa buffa o che ti ha messo in imbarazzo durante uno dei tuoi lavori e che oggi ricordi con il sorriso sulle labbra. Cosa ti è capitato che vuoi raccontare ai nostri lettori tanto da farli sorridere?

Si, Andrea, te la racconto molto volentieri: eravamo al Teatro Smeraldo di Milano con lo spettacolo “Maneggi per maritare una figlia” prodotto da Fabio Boldi, che è il fratello di Massimo Boldi, il notissimo comico che tutti conosciamo. Io ero la coprotagonista e recitavo a fianco di Max Cavallari dei Fichi D’India, nel ruolo di Carlotta, sua nipote. Avevamo fatto il tutto esaurito e il Teatro era strapieno. Mi sentivo emozionatissima ed avevo paura di sbagliare qualcosa, ma Max, che ricordo con grande affetto e stima, mi rassicurò che tutto sarebbe andato benissimo. Ad un certo punto il copione prevedeva che Max Cavallari si infilasse una vaso in testa. Fin qui tutto bene, il pubblico rise divertito. Poi però Max non riuscì più a levarsi il vaso dalla testa, rimase incastrato. Io continuai a recitare con lui come prevedeva il copione, ma feci un grandissimo sforzo per non ridere per quello che gli era capitato. Poi il sipario finalmente si chiuse e Max fu aiutato a togliersi il vaso nel quale si era incastrato. Al solo ricordo mi viene da ridere ancora oggi!

Chi sono oggi i tuoi esempi, i tuoi modelli da imitare? Quali sono le artiste in generale del mondo dell’arte o della cinematografia che ti piacciono e che ammiri? Hai qualche artista che ti ispira e alla quale ti piacerebbe “rubare” qualche qualità artistica che possiede?

Paola_235L’attrice Natalie Portaman, oltre che testimonial di Miss Dior, mi piace moltissimo per la grazia che possiede e per il suo non essere mai volgare.

Oltre a lei, che è in assoluto il mio modello di riferimento, mi piace anche Sara Sampaio, testimonial di numerose importanti campagne pubblicitarie: rimango incantata dal suo sguardo magnetico.

La nostra è una rivista italiana letta principalmente da persone del mondo dello spettacolo e del cinema. Cosa pensi del mondo della moda italiano degli ultimi cinque anni che ha un po’ sofferto il confronto commerciale e imprenditoriale con quello internazionale?

Mi ha molto rattristato vedere molte delle nostre prestigiose case di moda essere acquistate da gruppi esteri. Io sono molto orgogliosa di essere italiana e penso che noi dovremmo riuscire a difendere maggiormente i nostri marchi ed il nostro made in Italy.

Forse dovremmo riuscire a fare sistema, ad aiutarci maggiormente.

A cosa stai lavorando adesso? Vuoi dirci qualcosa in anteprima?

Girerò alcuni video in Germania, dove sarò intervistata sempre sul tema della moda d’alta classe e dell’eleganza: mi sa che ormai il mio target è questo (sorride!).

Attraverso questi video parlerò di alcuni gioielli made in Italy.

I miei preferiti sono Kulto Jewels, di cui ammiro molto lo stile elegante e creativo, e Look Gioelli, la cui collezione “Le Vamp” è veramente sfiziosa.

Il video sarà girato in lingua tedesca e in inglese per un magazine online “Ammiratus REWIEW“. E poi, chiaramente, spero di continuare a prestare il mio volto ad altre aziende di gioielli.

Adesso, Paola, per finire la nostra chiacchierata voglio farti una domanda che io amo molto: qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambina ti porti dietro e che oggi vorresti realizzare?

Continuare a fare l’attività di fotomodella, ed anzi, diventare sempre più brava e al contempo riuscire a vivere in mezzo alla natura, in una grande casa isolata. Io amo stare nel verde, circondata da tanti cani e la sera rilassarmi con delle belle passeggiate al chiaro di luna o semplicemente stando in giardino ad ammirare la luna e le stelle. Ho da poco acquistato una casa tutta a vetrate immersa nel verde, a soli quindici minuti a piedi dalla città, in modo da essere comoda anche per spostarmi. Era tantissimo tempo che cercavo un’abitazione in una posizione simile e quasi stavo abbandonando la speranza di trovarne una. Mi piace ammirare il tramonto, la luna, anche stando dentro casa quando fuori fa troppo freddo. Le sensazioni di grande pace che provo stando in silenzio immersa nella natura, sono per me una fonte di energia.

Paola, dimmi qualcosa di te che ti caratterizza e che nessuno sa.

Una cosa di me che mi caratterizza è questa: quando accade qualcosa nella mia vita di molto bello, un fatto, un avvenimento o qualcosa che desidero ricordare, compongo un quadro. Mi diverte fare quadri creativi utilizzando materiali differenti. Lo stile è lo stesso per tutti i quadri: colori pastello, poetici e romantici. Poi una volta terminato il quadro, lo appendo alle pareti di casa. In pratica tutta la casa mi parla e mi ricorda di momenti di gioia e ogni volta che rientro da un viaggio o che mi siedo a bere un tè, guardo i miei quadretti e automaticamente rivivo il momento bello. Spero che durante il 2016 continuerò a creare questi miei quadretti: significa che sarà un anno ricco di novità ed entusiasmo.

Grazie Paola per aver dedicato il tuo tempo al nostro Magazine, e grazie per essere stata con noi. Io e tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com” ti facciamo il nostro più grande in bocca al lupo per la tua carriera e per il tuo futuro professionale, e speriamo di averti presto di nuovo con noi per raccontarci dei tuoi prossimi successi professionali.

Grazie per la piacevole chiacchierata, caro Andrea, auguro anche a te, e a tutta la Redazione de “ilprofumodelladolcevita.com”, un grandissimo in bocca al lupo. Alla prossima.

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Per i lettori che volessero conoscere più da vicino l’Arte di Paola Lucrezia Anzelmo, possono consultare i link di seguito elencati:

Paola Lucrezia Anzelmo – slide-show photos by Andrea Giostra:

https://youtu.be/-gTCWUt–cs ;

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Paola Lucrezia Anzelmo – Official Websta Page:

https://websta.me/tag/paolalucreziaanzelmo ;

I lettori che volessero conoscere l’autore dell’intervista, Andrea Giostra, potranno consultare la sua Pagina Facebook Ufficiale:

https://www.facebook.com/AndreaGiostraFilm/ .

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Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra