53107La giovane studentessa di medicina Nancy Adams ha perso la madre a causa di un cancro. Al suo fianco sono rimasti il padre e la sorellina. Nancy decide di partire dal Texas per raggiungere una meravigliosa spiaggia, di cui la mamma, quando era ancora in vita, le ha parlato numerose volte. Un messicano del posto le da un passaggio e i necessari  accorgimenti da seguire sul luogo, per poter fare surf più facilmente. Ma ad aspettarla c’è una pessima sorpresa. La creatura più temibile che si possa incontrare in acqua: uno squalo…

Il regista spagnolo Jaume Collet-Serra torna alla regia con Paradise Beach dopo il godibile thriller Run all night. Stavolta sceglie un’ambientazione pseudo-horror e si lancia letteralmente in un’avventura a mare aperto. Il film conta su una regia decisamente “modaiola”. Le sequenze vengono spesso dirette con la macchina da presa a mano, è presente un largo uso del digitale e della GoPro. Si potrebbe, senza esagerare, parlare di un’opera che si colloca a metà fra il cinema e il videoclip. Ma al di là dei lati puramente formali e tecnici, Paradise Beach non è necessariamente un film da scartare.

E’ però forse cautelativo premettere che si parla di un B-movie. Un B-movie che ha comunque dalla sua elementi interessanti. I suoi 90 minuti scarsi sono infatti ricolmi di una fantastica suspense ed è assolutamente complicato distogliere anche per un solo istante lo sguardo dal grande schermo. La lotta di Nancy contro lo squalo e le inevitabili conseguenze che essa porta con se rapiscono lo spettatore con una messa in scena veramente cruda, realistica. Le tante fasi del racconto dove il sangue scorre (e deve scorrere) sono fatte solo per gli stomaci coriacei. Ad alimentare quella che però sembra la classica, banale e rivista trama tipica del genere, è sicuramente il parallelismo che emerge fra la madre e la figlia. L’impetuosa e coraggiosa lotta per la sopravvivenza che Nancy affronta con lo squalo, quindi con la natura, pare essere proprio il riflesso della dura e purtroppo fallita lotta contro il cancro da parte della madre. Una lotta che però si dimostra, in entrambi i casi, come una pura manifestazione di attaccamento alla vita.

In conclusione, Paradise Beach, non è forse altro che un film modesto, ma è certo anche che ha non pochi momenti alti, primo fra tutti quello dell’attacco finale dello squalo. Resta quindi, tutto sommato, un film godibile, di intrattenimento puro; sicuramente adatto agli amanti del genere e anche a chi, talvolta, ha voglia di rigettarsi nell’esilarante mondo dei B-movies.

Luca Di Dio

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