Parliamo delle mie Donne

“Parliamo delle mie Donne”di Claude Lelouch, recensione. Fuori dal solito tran tran cittadino, immerso nella quiete montana, bianca d’inverno e verde d’estate, si nasconde Praz-Sur-Arly, un piccolo e delizioso paese che il regista Claude Lelouch, sceglie come location per il suo quarantaquattresimo lavoro. Nelle sequenze iniziali, le immagini e la splendida fotografia, curata da un bravissimo Harald Maury ci descrivono il paesaggio con tutte le sue caratteristiche. Lo scenario che colpisce l’animo di un protagonista intento a comprare una casa per trascorrere la sua vecchiaia serenamente, in compagnia del silenzio, della neve e della bellezza. Jacques, interpretato da Johnny Hallyday, è un fotografo di grande fama che ha trascorso tutta la sua vita in giro per il mondo. Ora sente il bisogno di fermarsi e godere di un po’ di meritato riposo. Nella splendida baita sulle Alpi, accanto alle mucche, a un’aquila con cui nasce un interessante intesa di sguardi, alle immagini che hanno segnato la sua vita e alla musica jazz di cui è molto innamorato, Jacque sembra aver ritrovato la felicità. Ma manca la presenza delle quattro figlie, tutte avute con una donna diversa. Nonostante la continua insistenza, le ragazze non vogliono saperne di rivederlo ed ogni scusa è valida per non raggiungerlo. Al suo fraterno amico, nonché medico di fiducia, viene l’idea di telefonare di nascosto alle figlie per avvertire che il padre ha una grave malattia.

Questi gli ingredienti per costruire una storia basata sull’amore e sugli affetti. Paesaggi e trama, viaggiano per strade parallele: se d’inverno il freddo e la neve trasmettono una sensazione di angoscia, d’estate, la natura, il suono dei campanelli legati alle mucche, suggeriscono un senso di tranquillità. Allo stesso modo, anche i rapporti padre-figlie, oscillano tra un’atmosfera a tratti tesa e a tratti festosa.

Nonostante l’evidente lentezza e un evento particolarmente tragico a un certo punto della storia, Parliamo delle mie donne evidenzia nel suo insieme la prova di una grande squadra di sceneggiatori, fotografi e attori. Le quattro sorelle caratterialmente diverse tra loro; i primi piani; i lunghi camera car sulle silenti strade del Monte Bianco; i brani di Louis Armstrong e Ella Fitzgerald, che accompagnano piacevolmente il susseguirsi dei fatti, sono veri punti di forza per un prodotto cinematografico degno di nota. Vale la pena vederlo anche per riscoprire il reale significato della famiglia. Forse il solo punto fermo degli affetti per una persona di fronte alla scusa o alla “droga” del lavoro, come la definisce il regista.

“Parliamo delle mie Donne”di Claude Lelouch, arriva nelle sale italiane dal 22 giugno

Eugenio Bonardi

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