Adriano Giannini è la voce narrante del film diretto da Claudio Poli la cui sceneggiatuta è opera di Matteo Moneta che insieme a Marco Goldin è anche autore del soggetto, mentre la colonna sonora di questa straordinaria pellicola (che sarà proiettata nelle sale italiane soltanto per tre giorni, il 26, 26 e 27 marzo prossimi), affianca immagini di una eccezionale bellezza e di grande suggestione attraverso le quali la vita del grande Gauguin viene dettagliatamente analizzata in ogni particolare, ripercorrendo le tracce di una biografia che appartiene ormai al mito.

La sua particolare pittura, raffinatamente primordiale, è qui illustrata attraverso l’utilizzo di particolari tecniche di ripresa che consentono allo spettatore di seguire il percorso umano ed artistico del pittore parigino attualmente considerato considerato tra i maggiori interpreti del post-impressionismo.

Le ansie che invasero la vita di Paul Gauguin e le motivazioni per le quali egli scelse di rifugiarsi, nell’aprile del 1891, in quel lontano paradiso sono molto ben evidenziate nella pellicola prodotta da NexoDigital e 3D all’interno di un progetto denominato “ Grande Arte al Cinema “;  la travagliata vita all’interno dell’isola che ispirò i suoi più grandi capolavori, le sue sfortune, le vacuità della sua vita infarcita di frequentazioni di donne indigene molto più giovani di lui avvincono lo spettatore che ha modo di assistere alla diffusione di momenti assolutamente particolari in grado di attanagliarlo e di confermare, per quanto ve ne fosse necessità, la grandezza di un uomo che ebbe il coraggio di rinunciare alla fama che la sua patria, la Francia, avrebbe ben potuto celebrargli se non fosse stato per il suo carattere irruento ed ondivago che, tra varie vicissitudini e tragedie lo condusse a dipingere un’opera dalla quale è possibile evincere quel torpore esistenziale che nel suo ultimo periodo tahitiano lo appesantì: parliamo del grande dipinto dall’emblematico titolo “ Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.

Opera questa che praticamente concluse la sua vita che già prima si era miracolosamente salvata da un tentativo di suicidio fatalmente non riuscito; le sue vicissitudini ebbero fine l’8 maggio 1901 quando venne trovato morto nel suo letto e neppure da morto la sua anima trovò pace perchè alcune sue opere vennero distrutte in quanto ritenute dagli haitiani blasfeme;

Il suo corpo venne sepolto, senza nome, nel cimitero di una missione del quale  egli usava sempre osservare una croce bianca che lo dominava a mò di monito e che immortalò in una delle sue ultime tele: “ Donne e cavallo bianco “.

Soltanto diversi anni più tardi sulla sua tomba venne apposta una semplice lapide recante il suo nome.

Molto bella ed interessante la fotografia, ricca di colori e di espressioni pregnanti.

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