Quarto grado

A “Quarto Grado” in primo piano il Caso Vannini, oggi, 7 febbraio, la sentenza della Cassazione

L’ex sottufficiale della Marina Militare è stato condannato a 14 anni in primo grado e cinque in Appello

“Quarto Grado – Le Storie” ricostriusce la vicenda giudiziaria del caso Vannini, la Cassazione deciderà oggi se ribaltare la sentenza di appello e confermare quindi l’omicidio volontario, già decretato in primo grado, come richiesto dal sostituto  procuratore generale, Vincenzo Saveriano, oppure se sarà accolta la richiesta della difesa di Antonio Ciontoli, di riduzione della pena e l’assoluzione dei familiari. Di certo per la famiglia di Marco la famiglia Ciontoli rimane responsabile della morte di Marco, e questa è realtà inconfutabile, a prescindere dalla dinamica, mai chiarita del tutto, resta la responsabilità di non aver dato soccrso al ragazzo che avrebbe potuto salvarsi.

Venerdì 7 febbraio la Cassazione si esprime sul ricorso di Antonio Ciontoli, accusato di aver sparato a Marco Vannini. A partire dalle ore 21:25, su Retequattro, “Quarto Grado” segue la giornata chiave del dibattimento.

Con ospiti in studio e in collegamento, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero, a cura di Siria Magri, ricostruisce la vicenda che ha portato alla morte di Vannini: era la notte del 17 maggio 2015, il giovane di Ladispoli aveva 21 anni ed era fidanzato con la figlia di Ciontoli, Martina.

In primo grado, il 51enne è stato condannato a 14 anni di carcere con l’accusa di omicidio volontario, pena poi ridotta in secondo grado a cinque, per omicidio colposo. Gli altri componenti della famiglia, moglie e due figli, hanno subito una condanna a tre per omicidio colposo; pena poi confermata, in secondo grado.

L’omicidio sarà ritenuto volontario o giudicato colposo?

Da un lato, il sostituto procuratore generale della Capitale, Vincenzo Saveriano, chiede di annullare la sentenza d’appello, ritenendo corretta la sussistenza del reato di omicidio volontario.

Dall’altro, i difensori dei Ciontoli sollecitano una riduzione della pena per il principale imputato, convinti non sia presente l’aggravante della «colpa cosciente», e l’assoluzione piena per i familiari.

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