Pre-introduzione 1 di Andrea Giostra del 09-01-2016 ore 20:00

03_immHo letto adesso la recensione di Luciano Casolari, pubblicata su “il Fatto Quotidiano” il 7 gennaio scorso: ilfattoquotidiano.it/2016/01/07/checco-zalone-e-la-tristezza-del-suo-umorismo/2353402/ . É una recensione semplicemente “qualunquista”, scontata, ovvia e che non riesce a vedere – perchè l’autore probabilmente non possiede gli strumenti conoscitivi e culturali per farlo- l’essenza della narrativa di Zalone-Nunziante che é assolutamente (neo)neo-realista, se potessimo utilizzare questo termine che ahìmè ha un’accezione storica molto granitica! Casolari si sbaglia di grosso quando scrive che il duo Zalone-Nunziante racconta dei difetti arcinoti degli italiani per far ridere! Non è così, e come è successo altre volte con critici de “il Fatto quotidiano”, forse non ha neanche visto il Film! Zalone-Nunziante raccontano – è questa la verità lapalissiana – la realtà sociale dei nostri giorni e la sua evoluzione storica, lentissima ma inesorabile, e come l’italiano medio non riesca a comprenderla perché in fondo é un rigido conservatore, e al nuovo, preferisce sempre il noto rassicurante e conosciuto: in fondo, se volessimo forzare la mano, potremmo certamente dire che Zalone-Nunziante richiamano, o per essere più sofisticati, si ispirano al pensiero di Tomasi di Lampedusa. Tutto il resto della “critica” di Casolari è semplicemente autoreferenziale e narcisisticamente supponente!

Pre-introduzione 2 di Andrea Giostra del 09-01-2016 ore 20:30

quo-vado3Ho letto poco fa un’altra “recensione” del Film “Quo Vado?” – ilfattoquotidiano.it/2016/01/08/ quo-vado-checco-zalone-e-le-minoranze-sputtanate-nel-film-ribellatevi-e-uscite-dalla-sala/2358769/ – che in questo caso l’autore, Davide Turrini, sempre de “il Fatto Quotidiano”, ama definire “Polemica”, che è una definizione originale quanto – a mio avviso – interessante per un articolo che vuole commentare un Film che sta avendo un successo al box-office senza precedenti in Italia.

Davide Turrini lo conoscerete certamente tutti! Io prima di leggerlo oggi non lo conoscevo affatto, come non conoscevo il suo collega, Luciano Casolari, della mia precedente “Pre-introduzione”! Prima di fare le mie considerazioni su quanto scritto da Turrini – per capire meglio – vorrei risalire al significato originario del termine “Polemica” ed alla sua accezione. Il termine “Polemica” deriva dal greco “πολεμικός” che sinifica letteralmente “attinente alla guerra”. Una sorta di guerra verbale, ovviamente, fatta di parole, ma che individua un “bersaglio” per colpirlo e, volendo, per distruggerlo psicologicamente e mentalmente, prima che fisicamente. Ma perchè Turrini “dichiara guerra” al duo, anzi al trio, come scrive lui stesso, “Nunziante-Zalone-Valsecchi”? La vera domanda da porsi, a mio avviso, è questa!

E allora cerchiamo di capire cosa significa anche la parola “Guerra”, per completare il ragionamento che sta alla base dell’imponente moto d’animo che ha portato Turrini a scrivere quello che ha scritto!

Nel suo significato originario e tradizionale la “Guerra” è un conflitto tra gruppi organizzati, tra stati, tra movimenti, al fine di risolvere una “controversia” – non ci dilungheremo qui su questo termine! – generata da veri o “presunti” conflitti di interesse di natura ideologica o economica.

C’è in questo caso un “conflitto di interesse di natura economica”? Non mi pare che Turrini voglia una percentuale degli incassi del trio “Nunziante-Zalone-Valsecchi”! Almeno non lo dichiara apertamente e non lo richiede affatto in quello che scrive.

C’è invece un “conflitto di interesse di natura ideologica”? Quello sicuramente sì: a Turrini non piace affatto che due Artisti non sponsorizzati, “Nunziante-Zalone”, né mai raccomandati, possano aver ottenuto il successo che hanno ottenuto e siano in grado di fare Arte come meglio illustrerò nelle pagine a seguire. Ma c’è di più. Nel puntare la mia attenzione sui due termini voluti e scritti da Turrini, “Polemica” e “Guerra”, emerge dell’altro che appare assai interessante ed estremamente intrigante rispetto alla natura intellettuale dell’autore:

Il fatto di aver chiarito le due definizioni dei temini richiamati da Turrini, ci rende il ragionamento e la comprensione del perché abbia scritto quello che ha scritto in modo molto chiaro. Proprio per l’inconsistenza della critica cinematografica e per l’inadeguatezza culturale delle sue considerazioni, oltre che per l’assoluto qualunquismo di quello che scrive nella sua “Polemica”, a tratti obiettivamente incomprensibile e immotivata, cercando di far sorridre il suo lettore delle gag – a suo avviso – mal riuscite del film “Quo Vado?”.

Turrini, in fondo, nel “dichiarare guerra” al trio “Nunziante-Zalone-Valsecchi”, non mira a null’altro che a tentare disperatamente, attraverso una testata giornalistica assai prestigiosa, di alimentare il suo narcisismo ed egocentrismo per uscir fuori da quell’anonimato che, come saggiamente scriveva Sigmund Freud “appartiene a coloro che soccombono al successo altrui!”

Introduzione di Andrea Giostra.

sonia-bergamasco-quo-vado-751250_tnE’ la prima volta che sento il bisogno di scrivere un’Introduzione, prima di scrivere la mia Recensione, ad un Film, nella fattispecie il film “Quo Vado?” di Nunziante-Zalone, che ho visto giorno 02 gennaio scorso, ossia, il secondo giorno di proiezione nelle sale cinematografiche italiane. In questi giorni, mi è capitato di leggere diversi articoli e diversi commenti di persone del mondo del cinema e della cultura in generale, di estrazione culturale e sociale assolutamente trasversale (giornalisti, filosofi, commentatori, produttori, registi, attori, autori, scrittori, comici, etc…). E’ stata una lettura molto interessante che proverò a sintetizzare – con scarso profitto probabilmente! – ma che a mio avviso dà uno spaccato reale ed oggettivo della cultura dominante del nostro Paese, l’Italia.

Tutti coloro che leggeranno questo articolo, sapranno benissimo – come me – che il Film “Quo Vado?” ha stracciato tutti i record d’incasso di sempre delle proiezioni sul grande schermo delle sale cinematografiche italiane. Basta dire – e non mi dilungherò oltre sui numeri! – che in soli due giorni, nel primo week-end, di proiezione ha incassato al box-office 22.248.000 Euro. “Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza” ha incassato una cifra leggermente superiore in tre settimane!

Gli esperti di numeri che “certificano” il successo di “cassetta” di un Film, ci dicono che perché l’incasso venga considerato ottimo deve aggirarsi tra gli 8 e i 9 milaEuro di incasso per sala di proiezione. Se l’incasso per sala di proiezione arriva a 10 o 11 mila Euro, si può benissimo parlare di incasso straordinario. La media di “Quo Vado?” per sala di proiezione, ad oggi, 05 gennaio 2016, è di 18.530 Euro! Lascio al lettore la libertà di trovare l’aggettivo giusto per qualificare il successo di “cassetta” del Film di Nunziante-Zalone.

Questo è chiaramente l’aspetto meno interessante per gli intellettuali italici, o presunti tali, che hanno trovato ampi spazi per esprimere la loro opinione sul Film di Nunziante-Zalone! Quello che ci ripetono in ogni articolo, in ogni intervista, è infatti una sola frase ritrita che più o meno dice queste parole: “E’ la qualità che bisogna guardare in un Film, in un’Opera d’arte, non certo il numero di persone che hanno visto l’opera artistica in una Mostra, o che sono andati al cinema pagando il biglietto per vedere il Film!”.

E’ proprio su questa parola – la qualità – che gli intellettuali, o pseudo-tali, sbagliano! Perché definire la Qualità di un’Opera d’Arte in generale, e di un Film in particolare, è la cosa più autoreferenziata, soggettiva e arbitraria che si possa fare!

Io, nel mio piccolo, a proposito dell’Arte, la penso così:

L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici, i critici d’Arte, sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell’Opera d’Arte, e dell’Opera d’Arte Cinematografica in particolare e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del Film, ovvero dell’Opera d’Arte. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici, e dei critici cinematografici professionisti in particolare, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo e proviamo quando vediamo un Film. Ognuno di noi, che ama l’Arte, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un Film è bello oppure no, se è un’Opera d’Arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente, il nostro cuore, le nostre emozioni: il Film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora quella è Arte Cinematografica. Se la risposta è no, allora non è Arte. E’ un’altra cosa.

Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica?

Detto questo, quello che io intendo per qualità artistica, sta in questa sintesi, in queste parole che ho appena riportato in corsivo. Non credo si possano sindacare trovando argomenti convincenti, oppure negare proponendo formule alternative che fanno riferimento all’essere eruditi di pochi intellettuali (o pseudo-tali!) che egocentricamente e narcisisticamente sono convinti di possedere il “dono” di comprendere “cosa-è-bello” e “cosa-non-è-bello!”

Una delle cose molto interessanti che ho letto in questi giorni, ritornando al Film di Zalone-Nunziante, è che sia stato un ragazzino di quindici anni a scoprire il talento cinematografico straordinario di Checco Zalone. Pietro Valsecchi, fondatore di Taodue che ha prodotto il Film, intervistato Domenica scorsa – 03 gennaio 2016 – da La Repubblica sul Film “Quo Vado?”, ha raccontato un episodio che sa di straordinario e che riporto integralmente: “Noi produttori dovremmo avere il coraggio di sperimentare, trovare i nuovi talenti. Io ho rischiato cercandolo – Luca Medici, in arte Checco Zalone -, nel Natale di 5 anni fa. Me lo segnalò mio figlio 15enne: «Se fai un film con lui sbanchi!». L’ho visto quella sera in TV dalla Bignardi. Alle 7 del mattino l’ho chiamato. Lui e Nunziante sono venuti a Cortina. E tra un tortello e un bicchiere di vino è nata la prima Storia, a cui sono più legato.” Da allora Taodue ha prodotto tutti i Film di Nunziante-Zalone.

La cosa veramente incredibile – che pochi sanno! – è che sia stato un ragazzino di 15 anni a capire il talento di Luca Medici, in arte Checco Zalone. E questa cosa ci porta ad un’altra riflessione non da poco, considerati i comici – o presunti tali – italiani, che affollano gli schermi di ogni forma, di ogni dimensione e di ogni estrazione mediatica; e noi che siamo “costretti” ad inghiottire in tutte le salse e in tutte le formule; personaggi che non fanno più ridere a nessuno: non sarà forse perché sono stati scelti e premiati nell’essere delle Star della comicità italica da over sessanta e da over settanta che ancora oggi, malgrado tutti i tentativi di rottamazione, detengono in ogni rivolo il potere reale del nostro Paese! E’ chiaro che se è così – ed io credo ingenuamente che sia così! – sono questi “potenti-geriatrici” la vera causa del fallimento del nostro Cinema, della nostra Arte, del nostro Paese, che possiede – ma questo lo sanno tutti! – il patrimonio artistico ed architettonico più ricco, più prezioso e più importante del mondo intero!

Cover Quo VadoPer terminare questa mia breve introduzione, quello che penso è che l’Arte Cinematografica del collaudatissimo duo Nunziante-Zalone non è “qualunquismo buono” come frettolosamente Nicola Lagioia lo ha definito nel suo fondo di Domenica 03 gennaio su La Repubblica. L’Arte Cinematografica di cui stiamo discutendo – a mio avviso ovviamente! – è Arte vera, Arte con la “A” maiuscola, Arte Cinematografica e Narrativa che nel raccontare la “realtà sociale” del nostro Paese, nel raccontare le “mutazioni sociologiche e relazionali” che lentamente evolvono il mondo e l’essere umano, nel raccontare i “pre-giudizi e i pre-concetti” della nostra cultura ancora stantìa e conservatrice, riesca a far ridere lo spettatore a crepapelle come nessun’altro oggi in Italia è in grado di fare. Anzi, no, dimenticavo – e me ne scuso subito! – un altro fuoriclasse del saper far ridere, ma in modo completamente diverso e con strumenti narrativi molto originali, è Rosario Fiorello. Sono loro due i nostri fuoriclasse dell’Arte della Comicità e del saper far ridere i loro spettatori, sono loro due i nostri Maradona e Messi che abbiamo in campo e che il presunto intellettuale italico non apprezza perché non possiede gli strumenti intellettivi per comprendere che questa è Arte, sono loro due i più Grandi Comici viventi del nostro Paese, anche quando ci raccontano di cose serie, molto serie. E se non è Arte questa, allora cos’è l’Arte?

Recensione di Andrea Giostra.

Ripetersi non è mai facile, ma i veri fuoriclasse si vedono proprio da questo: dal saper ripetere le imprese che li hanno resi famosi e gli hanno portato gloria! Nell’antica Grecia la “kûdos(gloria) rappresentava una “forza magica” concessa dagli dèi ai Guerrieri in modo da garantire la loro superiorità sull’avversario, ma significava anche la superiorità acquisita sul campo di battaglia e manifestata nel successo che si ripeteva nelle imprese successive. Nel nostro caso il Guerriero è rappresentato dal duo Nunziante-Zalone che per la quarta volta consecutiva superano loro stessi: in termini di spettatori e di incasso al box-office.

Il racconto di Nunziante-Zalone è realistico e contemporaneo. La sceneggiatura, pur non essendo originale, è intrigante e stimola continuamente lo spettatore sui lenti, ma inesorabili ed inevitabili, cambiamenti della nostra cultura, delle nostre relazioni umane, degli stili di vita, delle priorità morali ed etiche, del senso civico e civile di un popolo, insomma, di temi molto importanti e basilari del vivere quotidiano e del vivere rispettando il prossimo e il diverso da noi. Il tema centrale della sceneggiatura è questo, e per certi versi, la narrazione potrebbe benissimo trasformarsi in una commedia, così come in un film drammatico. Il film è, invece, un film comico, fatto per far ridere lo spettatore: e ci riesce alla grande. Ed è qui che Nunziante-Zalone si dimostrano dei fuoriclasse dell’Arte Cinematografica Italiana, e non dei semplici artisti che aguzzano la loro mente per creare delle battute cinematografiche per far ridere lo spettatore, a mò di barzelletta! Quindi, se dobbiamo essere eticamente onesti, noi che amiamo il cinema d’autore, dobbiamo riconoscere che questi due Artisti sono due Grandissimi Artisti.

GiovanardiLa storia narra di Checco Zalone – il protagonista del Film – che ha realizzato il suo sogno di bambino: il posto fisso presso una pubblica amministrazione! Il posto fisso da adulto gli garantisce tutti i privilegi possibili e immaginabili, e lo rendono l’uomo più invidiato del suo paese: sia dalle belle donne che vorrebbero sposarlo, che dagli uomini che ne vorrebbero prendere il posto. Accade però che le nuove riforme sul lavoro volute dal Governo Nazionale, mettono a rischio tutti i privilegi acquisiti e goduti da Checco in quindici anni di onorato servizio. E’ lì che iniziano le “avventure” di Checco, esilaranti ma realistiche insieme, che, con l’aiuto di un cast di attori bravissimi e azzeccatissimi nei vari ruoli (tra tutti Sonia Bergamasco ed Eleonora Giovanardi), fanno di “Quo Vado?” un eccellente Film, e, insieme, un eccellente Film Comico.

 

N.B.: la Recensione di Andrea Giostra del Film “Quo Vado?”, che avete appena letto, è la versione integrale di quella pubblicata da”La Repubblica” Palermo, PAG. XI, di Domenica 17 gennaio 2016.

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