THE IMITATION GAME  di Morton  Tyldum. Recensione di MK . The Imitation Game, tratta della storia  di Alan Turing, un matematico che nella seconda guerra mondiale insieme ai suoi colleghi riesce a decifrare la macchina Enigma, la macchina con cui le forze tedesche inviano messaggi in codice sulle azioni militari dei suoi U-boat. Il tema è affascinante per vari motivi, perché grazie al lavoro svolto sulla macchina, elettro meccanica di sua invenzione vengono buttate le basi del futuro computer di cui la Apple adotterà il simbolo della mela  morsa al cianuro, mangiata da Turing per suicidarsi. Il simbolo del peccato originale è entrata nell’immaginario collettivo proprio nella futura era dell’informatica di cui oggi siamo tutti figli. Il film, stranamente, trascura di citare le passioni di Turing verso autori come Luis Carrol o le favole per ragazzi di cui Alan era appassionato, informazioni di dominio pubblico su di lui. Non è la prima volta che il tema viene trattato nei film, di cui uno di ottima fattura del 2001 con il titolo “Enigma”, prodotto tra gli altri da Mike Jagger,  di cui si può dire però che entra molto meglio nella situazione bellica di allora. Di questa narrazione si può dire, invece, che l’aspetto preponderante è l’aspetto psicologico di cui l’attore Benedict  Cumberbatch è ottimo interprete (non stpirebbe un Oscar). Va detto anche che  in questa storia viene messa in risalto maggiormente la sua natura di emarginato, di  omosessuale e di ebreo, questo nell’ottica di quel senso di rivalsa sociale di cui gli eroi sono portatori, ma in questo caso con un tema sensibile. Questo sicuramente ne accentua l’attualità, soprattutto perché veniamo a conoscenza che non solo in  Germania  venivano fatte epurazioni dei diversi, ma anche nella civile Inghilterra la persecuzione si estese anche oltre la fine della guerra con migliaia di incriminazioni, di esecuzioni o castrazioni chimiche di cui fu vittima anche Turing.

Il cammino della storia è pieno di ingiustizie e spesso i geni che hanno rivoluzionato la società sono passati attraverso persecuzioni fin nel recente passato. C’è una cosa curiosa, che viene messa in risalto nel film, che non è verificabile storicamente: il fatto che proprio la frase ricorrente  “Heil Hitler” fu il punto debole dei messaggi in codice che permise di decodificare l’insieme dei messaggi. Storicamente non è  certo che la macchina di Turing fosse chiamata pubblicamente “Christopher” in onore al suo compagno di scuola morto giovanissimo e di cui era innamorato il genio-emarginato. Un film è solo un film e va detto che la sua funzione è  acuire l’interesse verso fatti che ci riguardano storicamente e socialmente. E curioso il fatto che solo in seguito al suo arresto per atti osceni venga fuori, grazie alle ricerche dell’investigatore Robert Noch, la vera storia di Turing a Bletchley Park, che era stata   secretata dai servizi militari. Nell’insieme un film ben diretto, ben  interpretato, con molti spunti di riflessione su vari temi importanti di oggi, come dire : la storia insegna.

A dirigere il film è il regista norvegese  Morten Tyldum , candidato ai BAFTA 2012 per   “Headhunters” , sulla sceneggiatura di  Graham Moore , basata sul romanzo “Alan Turing. Storia di un enigma” di Andrew Hodges (Bollati Boringhieri) .   Con Benedict Cumberbatch e keira Knightley , nelle sale italiane dal 18 dicembre.

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