La superficialità, si sa, è un grave peccato, un peccato che sfiora la stupidità e che è foriero di grandi tempeste: è quello che accade al protagonista, anzi ai protagonisti, della storia narrata in questo film scritto a sei mani da Valerio Bariletti, Morgan Bertacca ed Aldo Baglio ( quest’ultimo ne è anche il principale interprete ) che fila dritto grazie alla accorta e sapiente regia di Enrico Lando.

Per Michele ( Aldo Baglio ) non esistono altri dei oltre il proprio aspetto esteriore ( a curare quello interiore non ci pensa nemmeno ) e la sua poco prorompente energia psicofisica che aiuta continuamente con vari stimolatori chimici: vita sbarazzina, status symbol, donne a gogò, poco o nulla rispetto per il prossimo sono le caratteristiche della primissima parte della pellicola; il resto è un’avventura narrata a episodi più o meno tra loro legati e tendenti a dimostrare quanto il qualunquismo sia una delle caratteristiche prorompenti della nostra epoca.

A causa della sua già citata superficialità il nostro si ritrova a Budapest come un qualunque “ don Falcuccio “, cioè derubato di tutti i suoi averi, anche dell’automobile, non sua, che continuamente ed in maniera fraudolenta, riesce ad utilizzare a cura e spese della casa automobilistica all’interno della quale esercita la professione di meccanico; è da questo momento che il resto del film si snoda in maniera veloce, forse un tantino esagerata, attraverso una serie di avventure  a volte paradossali, altre volte incredibili, spesso comiche che portano questa specie di frescone patentato in giro per mezza Europa nell’ingenuo e coriaceo tentativo di tornare nella sua amata (?) Italia.

Momenti di alti e di bassi, di ilarità e di pietà per gli immigrati ( è questo lo scopo del film? ) si succedono, descritti da una pur bella fotografia e da una eccellente ed impegnativa scenografia, a paradossi che fanno parte del bagaglio curricolare di Aldo Baglio che in questa pellicola è in parte sbruffone, a volte donnaiolo di mezza tacca, spesso teneramente fragile, comunque umano che imprime alla commedia un fondo di socialità, quella stessa caratteristica che ha posto in essere nei suoi precedenti con Giovanni e Giacomo suoi compagni nelle trasmissioni tv e nei film del celebre trio che si caratterizza per l’immediatezza della battuta verbale e dell’abilità mimica che di questo film costituisce forse la base più apprezzabile.

Di certo è ampia la eterogeneità dei personaggi abilmente descritti: si va da uomini e donne di colore fuggiti dai loro paesi ed impegnati nel tentare di recuperare passaporti falsi e vestiario per arrivare addirittura in Svezia a corrotti agenti di polizia di altri paesi europei che se ne infischiano delle norme di legge per accordarsi con schiavisti senza scrupoli ma stupidi almeno quanto il fuggiasco Michele, fino a personaggi di contorno che descrivono la prostituzione nei paesi dell’Est e della malavita che approfitta in ogni modo anche del turista del genere del nostro protagonista.

Un corollario imponente di personaggi della più varia natura per un film abbastanza lungo che tenta di insegnare qualcosa in forma comica, abbondante di episodi che coprono tutta la gamma delle umane emozioni per raccontare di un superficiale che, in fondo, quasi sicuramente riesce a “ svegliarsi “ dal suo torpore e dall’immaturità.

Molto buone le varie interpretazioni, tutte dotate di grande spontaneità e di grande senso della dimostrazione dei singoli valori che ogni personaggio interpreta.

Una particolare attenzione è da rivolgere alla bella colonna sonora, opera del Maestro Fabrizio Mancinelli, che sapientemente accompagna tutto lo svolgersi della pellicola, sempre in forma adatta alle scene in corso di svolgimento. Contenuti gli applausi finali.

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