“Se son rose” , Pieraccioni chiude il ciclo di commedie sentimentali (forse)

Leonardo Pieraccioni “Se son Rose”

“Se son rose” , Pieraccioni chiude il ciclo di commedie sentimentali (forse)
Recensione Di Giancarlo Salemi
Un film garbato ‘Se son rose’, tredicesimo lungometraggio di Leonardo Pieraccioni. Chiude un ciclo – a detta dello stesso regista – di una commedia sentimentale basata molto sul suo personaggio e le vicissitudini della sua vita. La storia è quella di un giornalista vecchio stampo (lo si comprende quando per prendere appunti usa ancora il block notes e la biro invece dei moderni smartphone) che si ritrova a lavorare per un magazine online a recensire le applicazioni più in voga del momento. Scanzonato quanto basta, ha una figlia che vorrebbe un padre più attivo, con le palle (o “con le cialde” per restare al film) e lo spinge laddove lui non vorrebbe mai andare: a fare i conti con il suo passato e le ex lasciate e perse durante la sua vita.

“Sono cambiato. Riproviamoci!”. Tutto parte da questo improbabile messaggio che la figlia quindicenne manda ad una serie di ex fidanzate dell’attore toscano e al quale rispondono in quattro credendo nel vero cambiamento di Leonardo. Nel film, sceneggiato con Filippo Bologna, e non con lo storico Giovanni Veronesi, si sorride malinconicamente e si scopre che spesso ci si lascia per noia, per rapporti che alle volte sono superficiali o per dei tradimenti che fanno male anche se non lo si dice mai apertamente. Pieraccioni riesce nell’intento? Paradossalmente la scena più bella è quella quando non recita su se stesso ma con l’ottima spalla di Vincenzo Salemme in un cameo davvero ben riuscito. Il resto è un già visto e forse ne è consapevole anche il regista toscano, che dal ‘Ciclone’ in poi è come se avesse vissuto sempre intrappolato nello stesso personaggio disincantato e circondato da belle donne. La novità è il ruolo della figlia – Martina, che sa ben recitare già a sette anni – e che forse porterà Leonardo a cambiare registro. Sì, perché, a 53 anni, si vede che ha bisogno di uscire dal solito copione.

“Tira più un metro di fibra ottica” fa dire ad un impertinente sacerdote parafrasando il famoso “carro di buoi” con riferimento al fascino femminile che è il vero pilastro della vita di ciascuno di noi. Brave le attrici anche se compresse dal protagonismo di Pieraccioni, in particolare Gabriella Pesson nel ruolo di una professoressa stretta tra l’ex marito invadente e due gemelli piccole pesti che amano parlare al contrario. La conclusione è tutta nell’ultima scena che esprime il vero disincanto di Pieraccioni: vanno bene internet e i social media ma come era bello quando abbassavi il finestrino della tua automobile e attaccavi bottone con una sconosciuta chiedendo qualche indicazione stradale. Ci si innamorava così, una volta. Quel tempo andato che non torna più e lo si legge negli occhi del regista-attore che si vede vorrebbe cambiare registro e che promette di farlo nella prossima pellicola “tutta al maschile”.

Per adesso non resta che andare a guardare questo film gentile sul chi siamo e cosa siamo diventati, affogati nei social network che condizionano la nostra vita e il nostro modo di essere. E non basta neanche una canzone vecchio stile ‘Non ho parole d’amore’ che si ascolta nel film per cambiare il destino delle cose. Perché ri-mangiare una ribollita magari non proprio buona non ti soddisfa mai. Ha fatto 13 Pieraccioni con questo ‘Se son rose’? Non è un cinepanettone ma neanche un film che resterà nella storia. Sembra più un passaggio verso la ricerca di un altrove che forse non conosce neanche lo stesso Pieraccioni.

“Se son rose” arriva nelle sale italiane il 29 novembre con LEONARDO PIERACCIONI, MICHELA ANDREOZZI, ELENA CUCCI, CATERINA MURINO, CLAUDIA PANDOLFI, GABRIELLA PESSION, MARIASOLE POLLIO, ANTONIA TRUPPO, NUNZIA SCHIANO, SERGIO PIERATTINI e con GIANLUCA GUIDI

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