Home Arte Silvia Maxia, Artista di talento sarda, espone ed incanta Bologna.

Silvia Maxia, Artista di talento sarda, espone ed incanta Bologna.

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Sarà inaugurata Sabato 06 Febbraio 2016 alle ore 16.30 la Mostra Collettiva dedicata a diversi giovani talentuosi artisti italiani, che si terrà presso lo “Starting Point-Punti di Partenza” di Bologna. La Mostra chiuderà i battenti Domenica 07 febbraio 2016 alle ore 19:00. L’esposizione si terrà presso la sede del Quartiere Santo Stefano, in via Santo Stefano 119, a Bologna.

Saranno esposte due opere di Silvia Maxia, nella Sala Cavazza al centro della città.

Questa è la prima esperienza bolognese della giovanissima artista ardaulese. La sua partecipazione, all’evento artistico-culturale “Starting Points-Punti di Partenza”, è stata fortemente voluta dalle due giovanissime curatrici dell’esposizione bolognese: Valentina Lanzoni e Milly Magnani.

La mostra è stata ideata ed è diretta dal critico d’arte Eugenio Santoro.

551539_871781219511154_8452442486425348839_nSilvia Maxia, nonostante la giovanissima età, ogni anno da circa sei anni, nel mese di Ottobre, organizza una rassegna d’arte nel suo paese natale, ormai diventata un classico, dal titolo: “Mostra collettiva d’arte di Ardauli” che attira artisti da tutta la Sardegna, appassionati d’arte e turisti che apprezzano l’Arte di Silvia e i suoi dipinti.

Dopo aver partecipato per svariati anni a molte manifestazioni culturali e mostre in diverse parti dell’isola, ha deciso di varcare il Tirreno e di far conoscere la sua Arte oltre i confini dell’isola, progettando un itinerario che si muoverà in Italia ma anche all’Estero.

L’arte di Silvia Maxia è qualcosa che le appartiene e fa parte della sua anima artistica e culturale. Al termine dei suoi studi universitari, indirizzo Storico di Beni culturali presso l’Università di Cagliari, ha pensato di dedicarsi completamente all’Arte e alla pittura in particolare di cui ci ha concesso in anteprima di mostrare in questo breve articolo le opere che saranno esposte a Bologna il prossimo weekend.

10357181_761576400531637_6002869928868726874_nIl programma della Mostra Collettiva di Bologna prevede la presentazione dei progetti artistici presentati da giovani curatrici, Valentina Lanzoni e Milly Magnani, che saranno presenti per spiegare le loro idee per il futuro dell’Arte. Coordinerà l’evento artistico Eugenio Santoro.

I giovani artisti italiani che presenteranno le loro opere sono:

Anna Aprea (Chiara Rebeggiani, Claudia Conti, Margherita Marzaduri);

Erica Baruto (Stella Fante);

Oriana Chita (Piervito Aresta, Giovanna Zampagni);

Anna de Fazio Siciliano (Martina Codispoti, Francesco Bartoli, M. Angeles Vila Tortosa, Antonio Bassano);

Greta Frabetti;

Giulia Garompolo (Enrico Garoia, Paola Casto);

Leda Geraci (Noemi Costanzo, Giancarlo Guadagnino);

Valentina Lanzoni (Silvia Testino, Silvia Maxia);

Milly Magnani (Silvia Testino, Silvia Maxia);

Sara Milan (Roberto Remi);

Silvia Mosca (Marco Bovolenta)
Sara Navacchia (Francesco Mazzoli, Stefano Minotti, Elvira Bandini, Ilaria Faggiano, Alessandro Foschi);

Valeria Ottaviano (Bruno Melappioni, Serena Ingham);

Costanza Resini (Devid Penguti).

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra