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“Sorriso Diverso Venezia Award” a “Freaks Out” e “7 Prisoners”, Premio alla Carriera a Raffaella Carrà

S’è svolta oggi, giovedì 9 settembre, presso lo Spazio Incontri Venice Production Bridge dell’Hotel Excelsior, la cerimonia di premiazione del “Sorriso Diverso Venezia Award”, l’unico riconoscimento di critica sociale all’interno della 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e nel ristretto novero dei premi collaterali ufficiali della stessa.

Diego Righini e Paola Tassone (da studiolive24.it)


Oltre a Diego Righini e Paola Tassone – rispettivamente Presidente e Direttore artistico del Premio –, all’evento erano presenti il Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera, il Presidente della Biennale Roberto Cicutto e il regista Sergio Iapino. Madrina della cerimonia, l’attrice, cantante e conduttrice Arianna, da sempre vicina ai temi della solidarietà e dell’impegno sociale, che sono l’anima e la finalità del “Sorriso Diverso Venezia Award”.

Accanto ai riconoscimenti per i migliori film italiano e straniero, Righini e Tassone hanno dedicato un Premio alla Carriera a Raffaella Carrà. A ritirarlo, il compagno di una vita Sergio Iapino. Questo premio speciale è dedicato alla ricca carriera cinematografica della Carrà, forse meno conosciuta rispetto ai suoi successi televisivi e musicali, ma che ha contribuito in maniera sostanziale a rendere la Raffaella nazionale un’icona di stile celebrata in tutto il mondo e capace di incantare intere generazioni (Pedro Almodóvar compreso, che la omaggia in Madres paralelas, film in concorso proprio in questa edizione della Mostra). L’artista bolognese recentemente scomparsa ha infatti inanellato numerose partecipazioni in opere destinate al grande schermo, impreziosendo film importanti al fianco dei più grandi nomi del cinema italiano, da Mastroianni a Tognazzi, da Monicelli a Blasetti, e passando con disinvoltura dai ruoli leggeri della commedia a quelli di maggior impatto sociale. «Sono particolarmente felice per questo riconoscimento – ha detto Iapino al momento della consegna –, perché tutti conoscono la carriera musicale e televisiva di Raffaella, ma pochi sanno del suo talento come attrice. Al cinema, come in televisione, Raffaella riusciva ad arrivare dritta al cuore della gente, perché la gente sapeva che lei parlava sempre con il cuore».

In nomination per il “Sorriso Diverso Venezia Award” c’erano diciotto film scelti in accordo con la Mostra del Cinema di Venezia. La Giuria di critici era presieduta da Catello Masullo e composta da Paola Dei, Franco Mariotti, Rossella Pozza, Armando Lostaglio e Marcello Zeppi. Tra le opere in concorso figuravano i film È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Freaks Out di Gabriele Mainetti, L’évenément di Audrey Diwan, La caja di Lorenzo Vigas, Mona Lisa and the Blood Moon di Ana Lily Amirpour e The lost Daughter di Maggie Gyllenhaal; tra le opere fuori concorso, invece, c’erano i film Ezio Bosso. Le cose che restano di Giorgio Verdelli e Life of Crime 1984-2020 di Jon Alpert; tra le pellicole della categoria Orizzonti, selezionati À plein temps di Eric Gravel, Amira di Mohamed Diab, 107 Mothers (Cenzorka) di Peter Kerekes, El gran movimiento di Kiro Russo, True Things di Harry Wootliff e Vera andrron detin (Vera sogna il mare) di Kaltrina Krasniqi; infine, dalla categoria Orizzonti Extra, erano in lizza 7 prisoners di Alexandre Moratto, Costa Brava di Mounia Akl, La ragazza ha volato di Wilma Labate e The Blind Man Who Did Not Want To See Titanic (Sokea mies, joka ei halunnut nähdä Titanicia) di Teemu Nikki.
Ebbene, qui di seguito i due verdetti, con le relative motivazioni ufficiali della Giuria.

Premio Miglior Film Italiano a Freaks Out di Gabriele Mainetti
«Capace di rinnovare intelligentemente la cinematografia uscendo dagli schemi tradizionali, Mainetti ibrida generi diversi, confermando il proprio talento registico e incrociando Tim Burton alla commedia picaresca, Fellini a Steven Spielberg, Rossellini a Quentin Tarantino. Accompagnato da Nicola Guaglianone e innamorato dei suoi strani personaggi, soprattutto quelli femminili, come lui stesso ha dichiarato, in mezzo ad una pioggia di luci dorate racconta il nazismo attraverso anime in dialogo con il tempo. Eroi, vittime, martiri, guerrieri e forse qualcosa di più; magiche e bizzarre creature, diverse dall’ordinario ma capaci di reinventare il presente tra frammenti di memoria e mirabili acrobazie, regalandoci la più inaspettata lezione di vita. Una celebrazione della diversità che va al di là e al di sopra della tolleranza e dell’accettazione. Perché, la diversità, ce la fa amare».

Premio Miglior Film Straniero a 7 Prisoners di Alexandre Moratto
«Un film che si prefigge lo scopo (nobile e da sostenere) di portare alla conoscenza del pubblico mondiale l’agghiacciante fenomeno del traffico di esseri umani destinati alla schiavitù, un fenomeno che si verifica ancora oggi, nel terzo millennio, e in tutto il mondo. Si stenta a credere che quello che vediamo sul grande schermo corrisponda a quello che succede davvero, ogni giorno intono a noi. Il film analizza con una precisione e una verosimiglianza straordinarie i meccanismi che provocano, con mostruosa normalità, la trasformazione del “carcerato” in “carceriere”, le tecniche del “divide et impera”, e la cogenza del “mors tua vita mea” nella lotta per la sopravvivenza. Un film potente, convincente, urgente e necessario».

La locandina di “Freaks Out” (da movieplayer.it)


«Non credo che il cinema e l’arte nel suo complesso abbiano il compito di educare – ha dichiarato il regista Mainetti appena ricevuto il premio per Freaks Out –. Tuttavia un autore, ideando dei personaggi e tentando di dipingerli nella loro profondità, è inevitabile e imprescindibile che custodisca dentro di sé una chiara distinzione tra quello che può essere ritenuto buono e quello che invece è da considerarsi malsano, cattivo. Nel mio cinema, il tema della diversità è centrale. La diversità è unicità: nel rispettarla, ci accorgiamo della nostra unicità. C’è molto da imparare dai diversi, loro si confrontano da subito con il dolore e questo li fa crescere enormemente. Il nostro compito è proprio quello di riconoscere nella loro diversità la nostra, vivendo di inclusione e mai d’esclusione. È l’esclusione, perpetrata nelle sue forme più rigide e devianti, ad aver generato i periodi storici più orrendi».

“Sorriso Diverso Venezia Award” è promosso dall’Università Cerca Lavoro (che firma anche il Festival Internazionale del Film corto “Tulipani di Seta Nera”) e realizzato in collaborazione con Dream On e la sponsorizzazione di Cinzia Diddi Firenze, luxury brand creato dalla stilista e scrittrice Cinzia Diddi.

Massimo Nardin è Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione e organizzazioni complesse, docente universitario presso l'Università Lumsa di Roma e l'Università degli Studi Roma Tre, diplomato in Fotografia allo IED Istituto Europeo di Design di Roma, giornalista pubblicista, critico cinematografico, sceneggiatore e regista. È redattore capo della sezione Cinema della rivista on-line “Il profumo della dolce vita” e membro del comitato di redazione di “Cabiria. Studi di cinema - Ciemme nuova serie”, quadrimestrale del Cinit Cineforum Italiano edito da Le Mani (Recco, GE). È membro della Giuria di “Sorriso diverso”, premio di critica sociale della Mostra del Cinema di Venezia, e del Festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera”. Oltre a numerosi saggi e articoli sul cinema e le nuove tecnologie, ha pubblicato finora tre libri: “Evocare l'inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij” (ANCCI, Roma 2002 - Menzione speciale al “Premio Diego Fabbri 2003”), “Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale” (Aracne, Roma 2006) e “Il giuda digitale. Il cinema del futuro dalle ceneri del passato” (Carocci, Roma 2008). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è autore di due progetti originali per lungometraggio di finzione: “Transilvaniaburg” e “La bambina di Chernobyl”, quest'ultimo scritto assieme a Luca Caprara. “Transilvaniaburg” ha vinto il “Premio internazionale di sceneggiatura Salvatore Quasimodo” (2007) e nel 2010 è stato ammesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al contributo per lo sviluppo di progetti di lungometraggio tratti da sceneggiature originali; nell'autunno 2020, il MiBACT ha ammesso “La bambina di Chernobyl” al contributo per la scrittura di opere cinematografiche di lungometraggio.