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“Spira Mirabilis” (2016), di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, al Cinema dal 22 settembre 2016, presentato alla 73^ Mostra del Cinema di Venezia.

spira-001di Andrea Giostra.

Spira Mirabilis” (2016), di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 22 settembre 2016.

Il documentario Presentato alla 73^ Mostra del Cinema di Venezia, con i Wonder Pictures, uscirà questo weekend in anteprima, il 22 settembre 2016, nelle sale di Milano, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Perugia e Napoli.

Spira Mirabilisalla 73^ Mostra del Cinema di Venezia ha vinto il “Premio Sfera 1932” e Il “Premio Green Drop”.

La grande Marina Vlady – l’attrice francese che ha lavorato con Cocteau, Godard, Welles, e alcuni dei più grandi registi italiani da Ferreri a Lattuada, da Emmer ai Taviani; Shin Kubota, lo scienziato cantante giapponese che studia la medusa immortale Turritopsis che ha dato spunto agli autori per il film “sull’immortalità“; Felix Rohner e Sabina Schärer, la coppia di musicisti svizzeri inventori dello Hang, lo strumento/scultura in metallo di loro esclusiva creazione sono i protagonisti di “Spira Mirabilis“, un film girato in diversi luoghi del mondo, una sinfonia visiva, un inno alla parte migliore degli uomini, un omaggio alla ricerca e alla tensione verso l’immortalità. Spira Mirabilis” è prodotto da MONTMORENCY FILM e LOMOTION con RAI CINEMA e con SRF SCHWEIZER RADIO UND FERNSEHEN / SRG SSR. È distribuito in Italia da I WONDER PICTURES in collaborazione con UNIPOL BIOGRAFILM COLLECTION. La distribuzione internazionale è di THE MATCH FACTORY.

Alberto Barbera, direttore Festival Venezia, lo ha così descritto: “Definirlo documentario è riduttivo, è una cosmologia, una riflessione sul senso della vita, sull’immortalità, sulla caducità sugli elementi fondamentali acqua aria fuoco terra. Film di una potenza concettuale e una forza visiva che lo colloca in un panorama internazionale di un certo tipo di documentario che in Italia non si fa molto per questo l’ho messo in concorso.” –

FOTO e BOOK:

https://www.dropbox.com/sh/11l2r20oqjfztk5/AACbRZBIzSGfvsQWvGUOJE-Qa?dl=0;

TEASER:

https://www.dropbox.com/sh/uaiv5hxdmk89ws8/AAAbQs_BQlRoXvmWDsCqF7pTa?dl=0;

CLIP:

https://www.dropbox.com/sh/6e85jdemd9mlv8e/AAADYRsYFiEslJFG1qOm5Gqfa?dl=0;

I lettori che volessero conoscere l’autore della Presentazione, Andrea Giostra, possono consultare la sua “Official Facebook Page” e la sua “Personal Facebook Page”:

https://www.facebook.com/AndreaGiostraFilm/ ;

https://www.facebook.com/andrea.giostra.31 .

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Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra