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Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza (2015)

(recensione di Andrea Giostra)

La Disney/Lucasfilm si affida a Jeffrey Jacob Abrams, già creatore di Lost (2004) prima, e regista di successo del sequel di Star Trek (2009 e 2013) poi, per rilanciare la saga di Star Wars. Il Film, uscito nella sale cinematografiche italiane Mercoledì 16 dicembre 2015, ha già avuto un successo di pubblico straordinario e forse imprevedibile (200.000 spettatori il primo giorno di proiezione). Abrams affida la sua sceneggiatura – scritta con la collaborazione di Lawrence Kasdan e Michael Arndt – agli elementi narrativi e cinematografici che avevano caratterizzato la Trilogia originale e modera lo spazio filmico dedicato agli effetti super-speciali della tecnologia informatica più innovativa ed attuale. E’ un Film per i fan di Star Wars, piuttosto che per gli amanti del cinema di fantascienza, proprio perché, quello che rimana da masticare in bocca alla fine del Film, è un percorso narrativo che ha riportato in scena i mitici e storici personaggi della trilogia iniziale: Harrison Ford, Carrie Fischer e Mark Hamil. Il trailer affascina i fan di Star Wars, ma inganna volutamente il potenziale spettatore che al Cinema rimane un po’ deluso quando sul grande schermo appare la scritta “The End”! Ma certamente Abrams è regista e sceneggiatore molto capace e di successo, che è riuscito a rivitalizzare la saga Star Wars ed ha già progettato un’ “invasione” comunicativa e commerciale planetaria che certamente darà i suoi frutti!

La trama del Film, costruita dall’esperto trio di sceneggiatori, è farcita di déjà vu scopiazzati dalla trilogia originaria. Spesso manca di originalità e qualità. Da apprezzare, invece, la straordinaria e affascinante fotografia, insieme alle prospettive paesaggistiche sicuramente da Oscar. Il Cast di attori non si distingue per eccessi di brillantezza o bravura: a tratti la recitazione appare piatta e scontata.

Star Wars: episodio VII”, narra della scomparsa di Luke Skywalker, nascostosi in un luogo sicuro che suscita l’attenzione di molti: di Primo Ordine da un lato e della Resistenza repubblicana dall’altro lato. Kylo Ren scopre che la mappa per ritrovare Skywalker si trova all’interno di un droide. Questo ritrovamento scatena una caccia all’uomo senza tregua che vede coinvolti i vari personaggi del Film, che è comunque da vedere per l’importanza storiografica della saga e perché “Star Wars” è pur sempre “Star Wars”!

N.B. -Questa è la recensione integrale di Andrea Giostra del Film Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza (2015) di Jeffrey Jacob Abrams, di cui uno stralcio è stato pubblicato da “La Repubblica“, Palermo, alla pag. XV, Spettacoli, Cultura, Sport, di domenica 20 dicembre 2015.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra