Sono emersi risvolti inaspettati dalla presentazione del libro che Ida Peritore, notissima firma di TG1, ha presentato nel corso di una affollata riunione all’Hotel Plaza di Roma: il volumetto è stato discusso ed ampiamente commentato da una platea mista di personaggi politici appartenenti ai più vari schieramenti, da Daniela Santanché ad Andrea Marcucci, da Gianluigi Paragone a Renato Schifani passando per Guglielmo Epifani, Marco Rizzo, Fabrizio Cicchitto: un esame completo di ciò che è oggi la Rai oltre ad una riflessione indotta sulla attuale situazione politica ed economica.

Ida Peritore ha alle spalle una carriera fatta di trentacinque  anni di giornalista parlamentare ed il volume da lei presentato “ Sua maestà il TG1 “ è certamente il frutto di tutta l’esperienza accumulata nell’ambiente di quella comunicazione che ha finora operato ed ancora opera all’interno della rete ammiraglia della Rai; descrive sinteticamente la sua ascensione alla redazione Rai di Roma e la sua provenienza dalla sede di Firenze ma soprattutto parla del rapporto tra l’azienda pubblica e la politica.

Daniela Santanché nel suo intervento, nel corso del quale ha premesso di non essere femminista, ha evidenziato come la rete non abbia ancora acquisito un direttore donna malgrado sia chiara ormai la presenza nel settore giornalistico di bravissime professioniste e soprattutto ha lamentato  che le nomine dei direttori non vengono fatte per meriti ma per spartizione politica a seguito della mutazione delle composizioni politiche dei vari governi che nel tempo troppo spesso si succedono; una lode a posteriori alla presa di posizione di Bruno Vespa che, da direttore, ebbe a suo tempo il coraggio di svelare il partito che lo sosteneva nell’incarico.

Alla parlamentare di Fratelli d’Italia ha fatto seguito un intervento di Gianluigi Paragone, appartenente al gruppo 5 stelle, che sostanzialmente ha confermato quanto affermato dalla collega Santanché e cioè che cambiano i governi ma non cambiano le abitudini: secondo Paragone “ il giornalista  conta molto di più del politico “  affermando che Tg1 dovrebbe interessarsi molto di più di cronaca per rendersi più popolare, con la precisazione, però, che non appare del tutto esatto quanto rilevato dalla Santanché perché in Radio 1, ad esempio, la direzione è attualmente  affidata alla giornalista Teresa De Santis, e che nel tempo la Rai è stata presieduta da altre colleghe del calibro di Lorenza Lei, Letizia Moratti, Anna Maria Tarantola, Monica Maggioni.

Marco Rizzo, intervenendo nella presentazione del libro della Peritore, conferma l’affermazione di Paragone allargando la visione con un commento che estende alla constatazione della ormai inesistente utilità pubblica della informazione per come oggi viene fornita sostenendo altresì che a suo parere il Tg1 è dominio comunista.

Le affermazioni di Rizzo vengono contestate dal capogruppo del Pd Andrea Marcucci che afferma invece come la politica, almeno in Italia, goda ancora di un peso elevato e che la Rai è sempre riuscita a tenere un rapporto corretto con gli italiani fino a quando si è giunti alla nomina dell’ultimo ed attuale presidente Foa.

L’esistenza del potere di imposizione da parte della politica in Rai è anche confermato dall’intervento di Renato Schifani secondo cui tale potere sarebbe oggi esercitato in maniera ancora più subdola non soltanto attraverso la gestione del Tg1 ma anche e soprattutto attraverso le trasmissioni cosiddette di intrattenimento attraverso le quali, subdolamente, vengono inviati pesanti messaggi a carattere politico.

La conclusione del dibattito, forse inaspettata, che ha acceso la presentazione del libro della Peritore sarebbe che alla Rai i giornalisti verrebbero assunti non in base al loro valore ma vengono “ piazzati “  secondo criteri di spartizione che sembrano ancora seguire i dettami del vecchio e mai dimenticato “manuale Cencelli “.

I dieci direttori che si sono “ confessati “ con la Peritore, comunque, sono veri e propri fuoriclasse del mondo giornalistico italiano e vanno da Bruno Vespa a Carlo Rossella, da Nuccio Fava a Rodolfo Brancoli, Marcello Sorgi, Giulio Borrelli, Clemente Mimun, Gianni Riotta, Augusto Minzolini, Alberto Maccari i quali, attraverso le interviste rilasciate all’autrice hanno, in un certo modo “ scoperchiato “ altari nei quali erano nascoste assunzioni pilotate, promozioni e licenziamenti inaccettabili in un ente che, invece, avrebbe dovuto tenersi lontano da interferenze di qualsiasi genere.

Il volumetto, 120 pagine che si leggono molto gradevolmente e che destano la curiosità del lettore, evidenzia in ogni caso come sia difficile mantenere il corretto equilibrio tra potere politico e “ dovere “ di fornire una corretta informazione da parte di quello che è e che dovrebbe restare un servizio pubblico non asservito ad alcuna pressione.

E’ edito da Male Edizioni, di Monica Macchioni, una self made woman, guru  della comunicazione e, secondo alcuni, “donna più influente del Parlamento”.​

 

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