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Teatri di Pietra, Aurelio Gatti: il futuro delle nuove generazioni passa anche dal Teatro

La rassegna “Teatri di Pietra”, a cura del Direttore Artistico Aurelio Gatti, porta da oltre dieci anni rappresentazioni di teatro, musica e danza all’interno di luoghi suggestivi e ricchi di storia. Gli antichi teatri romani all’aperto rivivono ogni sera con spettacoli inediti e classici, per riscoprire il piacere della rappresentazione e allo stesso tempo, valorizzare la bellezza del nostro patrimonio artistico e culturale. LOCANDINA MALBORGHETTO

La XVII edizione di Teatri di Pietra è ricca di opere classiche interpretate da attori come Iaia Forte, Silvia Siravo, Sebastiano Tringali, Maurizio Donadoni, Blas Roca Rey, Monica Rogledi, Vittoria Faro, Giancarlo Sammartano, Lucilla Giagnomi e Fiammetta Fazio. Spiccano tra gli Autori i nomi di Alma Daddario, Luisa Stagni, Mia Migale. A margine del suggestivo reading di “ERO e LEANDRO: dont’ask me more” una piece dell’autrice Alma Daddario interpretata dalla talentuosa attrice Silvia Siravo, abbiamo incontrato il Maestro Gatti per rivolgergli alcune domande.

Come è avvenuta le selezione dei testi rappresentati all’interno della manifestazione “Teatri di Pietra”?

C’è tanta produzione teatrale ma la difficoltà, non solo per la drammaturgia, è che ormai non c’è più committenza. Artisti e autori fanno cose pregevoli senza avere un indirizzo, una committenza. L’arte, e soprattutto la creatività oggi, dove ci sono le forme e il contrario delle forme, ha bisogno di prospettive. Teatri di Pietra si rivolge soprattutto al grande repertorio classico e del mito nelle riletture novecentesche. Stiamo quindi tentando di compiere un passo in avanti: la produzione di testi nuovi e inediti.

Nell’antichità il Teatro non era solo evasione, intrattenimento, ma aveva una valenza sociale e morale. E’ ancora così?

Il contenitore, quello più straordinario di tutti a mio avviso è sempre il teatro, perché anche con un manipolo di persone ribadisce un primato; se attori e pubblico si incontrano, un posto da luogo di transito diventa “il luogo” in cui si creano delle comunità. Ci chiediamo perché investire infinite risorse per cercare di risolvere le tante problematiche che affliggono i giovani, ignorando che queste hanno una sola origine: non c’è più una comunità atta ad accogliere, a dialogare, a ricambiare. Penso che il teatro non sia un farmaco, ma tra le tante occasioni, è di certo la migliore in questo senso.

Come si inserisce la rassegna all’interno dell’offerta culturale di Roma?

Roma ha tutta un’attività che non annovera né storia né repertorio, quindi non so tra cinque anni cosa consegneremo alle nuove generazioni. Nel teatro si portano in scena atti unici, nel senso di irripetibili, bellissimi, straordinari. Una Capitale ha bisogno di eventi, ma c’è bisogno di distinguere la produzione culturale. Teatri di Pietra non è un appuntamento in più o in meno: il testo rappresentato stasera, ad esempio, “ERO E OPRA PRIMA LOCANDINA - VILLA di LIVIALEANDRO” di Alma Daddario noi lo portiamo avanti affinché possa diventare uno spettacolo che venga rappresentato in vari luoghi e nelle repliche migliorare, da seme diventare arbusto. Questa è la proprietà dello spettacolo, tutto il resto è evento, che può andare benissimo o malissimo, ma resta sempre e solo un evento.

La rassegna continua all’Arco di Malborghetto?

Si, la rassegna prosegue a Malborghetto, poi arriverà a Sutri, in questa macchina che devo dire è piena di incognite. In un momento in cui abbiamo il Governo che ci invita a fare cultura, al contempo i Musei o le Ville come questa in cui siamo oggi (ndr Villa di Livia) sono ad ingresso gratuito ma non c’è nessuno che ti spieghi la storia, neanche quella recente. Si delega ad un momento, non si capisce quale, e nel frattempo si continua a fare un investimento limitato sull’attuale. Noi proseguiamo con la nostra rassegna per diffondere la cultura del Teatro, nella speranza che la situazione migliori.