SU SKY TG24 “AMERICA BURNING”

L’OMICIDIO DI GEORGE FLOYD E LE PROTESTE CHE HANNO INFIAMMATO IL MONDO

A UN MESE DAL TRAGICO EPISODIO, UN RACCONTO PER IMMAGINI E TESTIMONIANZE SUL CASO CHE HA SCONVOLTO L’AMERICA

 Il 25 maggio a Minneapolis l’afroamericano George Floyd viene assassinato da un poliziotto bianco: da quel giorno le strade degli Stati Uniti sono infiammate dalle proteste. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza, compiendo anche gesti forti, per ottenere risposte chiare e concrete contro le discriminazioni razziali. Governanti, politici e personalità di rilievo hanno, così, dovuto prendere una posizione. Lo racconta “America Burning”, in onda venerdì 26 giugno alle 19.30 su Sky TG24 e disponibile On Demand.

A un mese dal tragico episodio, lo speciale, a cura di Tiziana Prezzo, racconta l’impatto dirompente che ha avuto sulla società americana e a livello mondiale la tragica morte di George Floyd. Immagini forti, suggestive e toccanti si mescolano a testimonianze che ripercorrono, in modo dettagliato, le reazioni piene di dolore e rabbia che giorno dopo giorno si sono fatte sempre più accese. Il dissenso si è esteso a tutto il Paese, con i manifestanti che hanno chiesto a gran voce l’incriminazione dei poliziotti coinvolti nella morte di Floyd. Numerosi sono stati i gesti simbolici utilizzati per esprimere sostegno e condanna: inginocchiarsi, come fece il giocatore della NFL Colin Kaepernick nel 2016, è diventato segno di cordoglio e di solidarietà con chi protesta, mentre l’iconoclastia contro le statue che ricordano un passato coloniale e schiavista è diventato un modo per mandare un messaggio di sdegno alla società. Il presidente Trump, il suo sfidante Biden, l’ex presidente Obama, i vertici della polizia e diversi politici hanno voluto e dovuto prendere pubblicamente una posizione, qualcuno per esprimere vicinanza ai manifestanti altri per stigmatizzare le proteste anche con dichiarazioni e gesti controversi e contestati. Ma sono soprattutto le persone comuni ad aver urlato la loro richiesta di giustizia, il bisogno di cambiamento e la necessità che gli Stati Uniti e il mondo intero affrontino seriamente il problema sistemico delle discriminazioni razziali.

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