Steve Banon in “The Brink – Sull’orlo dell’abisso”

Pochi giornalisti, ieri pomeriggio al cinema Farnese, hanno assistito all’Anteprima di un documentario piuttosto interessante. Tutti conosciamo Donald Trump e la sua politica incentrata sul nazionalismo, ma se in questo momento scendessi per strada e provassi a fare un sondaggio riguardo a Steve Banon, non credo che siano in tanti a conoscerlo.
Dal 1953 ad oggi, il personaggio in questione ha avuto una vita molto avventurosa, piena di relazioni interpersonali: ufficiale della marina, produttore di Hollywood, giornalista direttore esecutivo, politico, ma più di ogni altra cosa, Banon, è il più grande comunicatore vivente su questo pianeta. I suoi aforismi sono diventati così famosi, da avere influenzato politici e collaboratori in ogni parte del mondo.
Banon è stato il consigliere più fidato di Donald Trump. Scritti di suo pugno i discorsi da lui pronunciati nella famosa campagna elettorale che ha portato il presidente alla conquista della Casa Bianca. Sua l’influenza che ha spinto i media a sottolineare la superiorità del continente americano, a odiare avversari politici, immigrati e credi religiosi al di fuori della Chiesa Cattolica. E non finisce qui; oggi, all’età di 66 anni, Steve Banon è un viaggiatore instancabile. Lo si vede spesso a bordo del suo jet privato, in volo verso le principali città dell’Africa e dell’Asia. Persino in un paese autoritario e comunista come la Cina, la sua presenza si sta facendo sempre più forte per cambiare l’opinione pubblica. In questo momento però, i luoghi che attendono maggiormente le sue visite sono le capitali europee, tra cui naturalmente Roma. Nel film diretto da Alison Klayman, appaiono più volte personaggi come Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Luigi Di Maio che, per mandare avanti la loro propaganda, hanno bisogno anche di lui. E poi Marine Le Pen in Francia, Viktor Orbàn in Ungheria, il partito Alternative fur Deutschland in Germania, ma soprattutto politici inglesi che non rinunciano all’autonomia totale del loro territorio.
Le immagini sullo schermo puntano ad informare, ad aprire gli occhi delle persone per avvertire a cosa stiamo andando incontro: una politica orientata solo sull’odio e sulla chiusura, volta a far saltare il progetto dell’UE e pericolosa per il nostro pensiero, che tende sempre più a farci dimenticare gli altri.
The brink – Sull’orlo dell’abisso è una testimonianza che, a giudicare dalle aspettative, purtroppo, circolerà nell’ombra in pochi cinema d’essai. A parere personale invece, la fatica di Alison Klayman, che proprio in questi giorni sta organizzando un tour nelle principali città d’Europa, è un documento importante che tutti dovrebbero vedere. Oltre al personaggio, la vera domanda che ci dobbiamo porre è “dove è la vera forza che unisce, attraverso il populismo, tanti paesi del mondo?”. I fenomeni accaduti in questi ultimi anni hanno stravolto completamente i progetti del passato. Se alla mezzanotte del 1°gennaio 2002, l’avvento dell’euro ci ha spinti a brindare alla futura formazione di un continente politicamente unito, oggi la realtà si è capovolta. L’informazione è ossessionata da nazionalisti, contestatori e  populisti.
The brink – Sull’orlo dell’abisso, è anche una critica nei confronti della sinistra che Steve Banon considera “miserabile”. In effetti oggi nessuno sembra più capace di fare un’opposizione seria per fermare una politica così autoritaria. Simbolica è la scena in cui Banon, dopo aver definito la candidatura di Trump come un segno divino, fa cacciare una contestatrice, dicendo che la libertà di parola è concessa soltanto al di fuori del luogo in cui si svolgono discorsi pubblici. E altrettanto simbolica la scelta di lanciare questo film proprio in questi giorni. Nella lunga attesa che ha preceduto la proiezione, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con la regista. Un argomento di conversazione è stata la situazione europea alla vigilia delle elezioni. Al di là di un’idea condivisa, gli stessi sostenitori non sanno quanto lo spirito di Steve Banon sia influente sulla politica dei partiti populisti e sullo stesso loro modo di esprimersi, incidendo fortemente sul clima culturale. Così come aveva già fatto Oliver Stone su Edward Snowden ed Erik Gandini su Silvio Berlusconi con Basta apparire, anche Steve Banon in The brink – Sull’orlo dell’abisso, vuole essere la rappresentazione della degenerazione attuale della politica. Purtroppo, fin quando la libertà di parola sarà concessa soltanto “apparentemente”, sarà difficile che nasca un dibattito autentico.

Eugenio Bonardi

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