Home Cinema Recensioni Film “The Magnificent Seven” (2016) di Antoine Fuqua. – Recensione.

“The Magnificent Seven” (2016) di Antoine Fuqua. – Recensione.

001di Andrea Giostra.

Grandissimo il regista statunitense Antoine Fuqua, riconosciuto dalla grande macchina cinematografica hollywoodiana, oramai, come uno dei migliori registi del mondo occidentale per fantastici e coinvolgenti Film d’Azione: “Southpaw – L’ultima sfida” (2015); “The Equalizer – Il Vendicatore” (2014); “Attacco al potere – Olympus Has Fallen” (2013), solo per citarne alcuni!

Bravissimi gli sceneggiatori John Lee Hancock e Nic Pizzolatto: il primo diventato famosissimo per la regia del bellissimo film prodotto da Walt Disney PicturesSaving Mr. Banks” (2014); il secondo, famoso per aver scritto la sceneggiatura di due eccellenti Film noti al grande pubblico, “True Detective” (2014) e “The Killing” (2011).

Quando si inizia a lavorare ad un Western Remake, che ha fatto la storia del Cinema hollywoodiano, con una squadra di tale fattura, è veramente difficile che si possa creare un “Film-Flop”!

In verità il Film è bellissimo, e riesce, con estrema ed efficiente maestria, a tenere incollati alla poltrona gli spettatori per i suoi apparentemente lunghi 133 minuti di proiezione e di scene che si susseguono ad un ritmo intelligente ed estremamente empatico. È un Film Western d’Azione, e l’obiettivo viene raggiunto con estrema efficacia: lo spettatore ne rimane soddisfatto, coinvolto e sedotto!

La Fotografia, anche quella, del maestro italo-americano Mauro Fiore, è bellissima e molto realista: i paesaggi si gustano come un frutto prelibato appena raccolto; così come le musiche di James Horner e Simon Franglen, che risultano perfettamente sintoniche e coerenti con la sceneggiatura, con la regia, e con la successione incalzante delle scene d’Azione.

Il Cast di attori è per lo più composto da fedelissimi di Fuqua e da attori new entry della cerchia del regista, che recitano la parte brillantemente: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Lee Byung-Hun, Manuel Garcia Rulfo, Martin Sensmeier, Haley Bennett, Matt Bomer, Peter Sarsgaard, Luke Grimes, Wagner Moura, Billy Slaughter, Jonathan Joss, Carrie Lazar.

Il Film è imperdibile e non ha nulla da invidiare ai suoi “antenati”: anzi, li sovrasta a mani basse in brillantezza e ritmo!

Breve Sinossi:

Il Film racconta del cattivo e perfido Bartholomew Bogue (Peter Sarsgaard), che a tutti i costi vuole impossessarsi, con l’arroganza e con la forza delle armi, di una bellissima valle ricca di miniere d’oro da scavare, Rose Creek, dove centinaia di indifesi e miti contadini vivono di sola agricoltura e pascolo. Dopo le minacce e gli incomprensibili omicidi iniziali del cattivo di turno Sarsgaard, una delle vedove della strage, Emma Cullen (Haley Bennett) assolda lo spietato Sam Chisolm (Denzel Washington), funzionario della Giustizia Statunitense, perché venga fatta giustizia e i contadini possano riprendersi le loro terre.

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Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra