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Un grande successo la versione integrale de ” La Grande Bellezza “

la-grande-bellezza-paolo-sorrentino-cinema-versione-integraleSono ormai trascorsi tre anni dall’uscita in sala del capolavoro di Paolo Sorrentino, un film osservato, criticato da chi in forma positiva e da altri negativamente, quando viene diffusa, purtroppo per soli tre giorni, l’edizione integrale de “ La Grande Bellezza “: trentuno minuti in aggiunta ai 142 della versione originale che riempiono ancor più di significato ciò che Paolo Sorrentino ha voluto esprimere sulla sua visione di Roma: scene che  hanno precisato ancor più quell’estenuante modo di vivere che Jep Gambardella, giornalista famoso, acidulo, controcorrente interpreta e ci consegna come per dire: osservate, non avevamo ancora finito di esprimere quello che volevamo dire!

In effetti, questa edizione di un film che esibisce una società fatta di parvenu, politici e criminali d’alto bordo oltre che a prelati, artisti ed intellettualoidi che affogano in una babilonia stanziale all’interno di antichi palazzi e di ville spesso sconosciute anche ai più “ romani de Roma “, chiarisce ancor più, ed in maniera sottilmente allusiva, come questa società non ci faccia fare proprio una bella figura di fronte al pubblico di tutto il mondo che ha già visto parte di quanto Sorrentino voleva dire fin dall’inizio delle riprese.

amaca2Alcune scene, sacrificate in fase di montaggio ed ora inserite nella edizione integrale chiariscono meglio i concetti, le idee del regista permettendo di apprezzare appieno il lavoro di tutto il cast, evidenziando in particolar modo, e con espressioni chiarissime, la vacuità di certi ambienti: scene ironiche recuperate e divagazioni prima trascurate contribuiscono a rendere più realistica l’idea senza appesantire l’attenzione dello spettatore consentendo di esprimere al meglio la personalità di Jep, personaggio apparentemente fuori dell’ambiente ma effettivamente in esso “ incastrato “ che ci consentono di capire come egli, tra lo spaesato ed il compiaciuto di se stesso, cerchi di evitare la noia che certi ambienti  fanno nascere, e purtroppo persistere, nel suo io che non vuole ma vuole resistere all’interno di una grande insofferenza per una Roma che ammira ed odia perché in essa tutto è incerto, anche immorale se vogliamo e comunque privo di uno scopo specifico.

toni_servilloUna delle scene reinserite riguarda una riflessione di un Maestro del cinema che, nel corso di un suo incontro con il giornalista, afferma che “….. il cinema sia un modo di sopravvivere alle quotidiane delusioni “: niente di più evidente di fronte alla inesistenza di valori, di armonie, di toni; ebbene proprio questa scena conferma e ratifica, precisandola ancor più, la teoria che il film nel suo intero intende esprimere descrivendo il mondo nel quale “ galleggia “ Gambardella e che lui stesso critica non facendosi mancare l’occasione per “ gelare “ con i suoi sfrontati negativi commenti che gli rivolge domande prive si significato reale come la signora che descrive falsamente la sua vita agli amici e che Jep seppellisce con due parole all’acido nitrico.

Altre scene prima non viste esprimono meravigliosamente bene la superficialità e la mancanza di interessi della disperata babilonia di personaggi che può, essa sola, affacciarsi anche sulle più belle terrazze della città eterna:

Mongolfiera-9-815x459 la mongolfiera, coloratissima al contrario del biancore delle idee che il film rileva efficacemente, esprime ancora una volta a quali inusitate anche se originali forme di divertimento i personaggi descritti nel film facciano ricorso per “ trascorrere “ loro spesso inutile tempo; cacciala caccia alla puzzola condotta da un alto prelato, mondano quanto basta per sopravvivere nella Roma mondana; che non  viene seguito dai  suoi compagni di “ caccia  e che alla fine resta da solo all’interno di un bosco perché la caccia è troppo impegnativa, non  è altro che la quintessenza di quanto la presenza di un personaggio della sua levatura sia inutile al pari di quella di tutti quegli altri che con lui fanno corona.

semaforoTerza scena della quale non avevamo preso visione nella versione conosciuta del film è quella che riguarda la installazione, nel 1925, di un semaforo in piazza Duomo, a Milano: grande novità, altra grande bellezza da evidenziare per rendere il concetto di come, quando eravamo seri, diversamente da oggi, si esprimeva “ La Grande Bellezza “:Jep rivive quel momento durante una passeggiata lungo le mura di un acquedotto romano.

Insomma, il concetto che esprime una vita travestita da capzioso, distratto divertimento attraverso una atonia che provoca il capogiro in una città bella, ma indifferente, diva morta in mezzo alla vita è assolutamente e pienamente ribadito attraverso la reintroduzione di personaggi e scene che contribuiscono a descrivere la deprimenza all’interno della quale si trascina questa umanità vacua e disfatta.