Un uomo Tranquillo

Un po’ pulp un po’ splatter, Liam Neeson non è certo “Un Uomo Tranquillo”
Recensione di Giancarlo Salemi
Non sempre essere l’uomo dell’anno porta fortuna. A Nels Coxman (un bravissimo Liam Neeson) taciturno cittadino di una piccola cittadina in Colorado non ne ha portato affatto. Subito dopo aver ritirato il premio per il suo metodico lavoro da spazzaneve, la sua vita viene sconvolta. Il figlio viene ucciso da una gang malavitosa di Denver che simula una morte per overdose e la moglie lo lascia solo al suo destino. A questo punto il film potrebbe diventare il “solito film” stile giustiziere della notte o roba simile ma cambia registro e sorprende lo spettatore che si ritrova immerso in scene pulp degne del miglior Tarantino miste ad un humor nero stile fratelli Cohen.
“Un uomo tranquillo” è il remake di un film norvegese “In ordine di sparizione” che era stato accolto favorevolmente dalla critica e dal pubblico qualche anno fa al Festival di Berlino. Il regista è lo stesso: Hans Petter Moland, definito il Ridley Scott scandinavo. Il personaggio di Nels Coxman è ambiguo, perché non è un uomo violento, al contrario è il classico orso buono ma che si scatena se viene provocato e toccato negli affetti. È lo stesso attore irlandese ad avere rilevato durante un’intervista all’Independent che lo scorso anno era animato da vendetta a causa di uno stupro subito da una sua amica da parte di un uomo di colore.
“Le chiesi – ha raccontato Liam Neeson al quotidiano britannico – se conoscesse il responsabile e lei rispose no. Chiesi di che colore fosse e lei rispose che era un nero. Sono andato in giro con una mazza, forse per una settimana, sperando che qualcuno mi abbordasse, mi vergogno a dirlo, che un ‘bastardo nero’ uscisse da un pub e provasse a venirmi contro in modo che potessi ucciderlo”.
“Ci ho messo una settimana e mezzo a superare questa cosa. È stato orribile, orribile, quando penso a quello che ho fatto”, ha raccontato l’attore con voce tremante, consapevole dell’enormità delle sue parole. “Ma ho imparato una lezione”, ha aggiunto ricordando la sua patria, l’Irlanda del Nord, scossa per trent’anni dai disordini di una guerra civile, la cosiddetta “guerra a bassa intensità” che ha causato oltre 3000 morti.
Nel film questa violenza viene raccontata in modo grottesco con scene splatter e una menzione speciale va anche al malavitoso Trevor “il Vichingo” Calcote impersonato dall’attore inglese Tom Bateman, visto recentemente nel remake di “Assassinio sull’Orient Expres”, che rende il suo personaggio una macchietta impazzita del boss che sa tutto e su tutti vuole dominare. Compreso il figlio adolescente che deve subire le sue vessazioni dal modo di vestire a quello di mangiare e perfino di studiare. “Hai letto il signore delle mosche” gli rimprovera “lì ci sono tutte le risposte alle domande della vita”. (se lo avesse saputo l’autore William Golding, premio Nobel per la letteratura 1983, forse avrebbe cambiato totalmente storia).
“Un uomo tranquillo” è stato presentato a Roma al Cinema Moderno in anteprima alla stampa e uscirà nelle sale il 21 febbraio. Merita di essere visto perché è un film diverso dalle solite liturgie buoni/cattivi. Anzi qui non sai mai chi sono i buoni e chi sono i cattivi, dove perfino gli indiani, simbolo di un’America che non c’è più, nel gioco della droga abbandonano i loro credi spirituali e scendono a patti con il diavolo. Tra sparatorie, spettacolari immagini di montagne innevate e un ritmo crescente un “Uomo Tranquillo” può essere davvero la sorpresa cinematografica di questo inizio anno.

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