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“Underwater”, un claustrofobico disaster movie a 10mila metri di profondità

“Underwater”, un claustrofobico disaster movie a 10mila metri di profondità

Recensione di Giancarlo Salemi

Ogni secolo ha i suoi incubi marini. Se negli anni Ottanta e Novanta il cinema per gli appassionati del genere aveva sfornato la serie di Alien con la straordinaria Sigourney Weave e Abyss con Ed Harris e Mary Elizabeth Mastrantoni, ora è la volta di un adrenalinico quanto claustrofobico Underwater che segna l’esordio del regista William Eubank che strizza l’occhio proprio ai capolavori di James Cameron e Ridley Scott.

Il tema però è sempre lo stesso: guai a trivellare il fondo dell’oceano perché si va incontro all’ignoto o, peggio, magari si infastidiscono le creature che vivono negli abissi. Mai andare contro madre natura perché questa prima o poi ce la farà pagare. È quello che succede ad un gruppo di ricercatori, guidati da un sempre più appannato Vincent Cassel insieme alla vera eroina del film Kristen Stewart, che si trovano in un laboratorio posizionato 7 miglia sotto il livello del mare, quando un terremoto distrugge gran parte della struttura. Così ai nostri eroi sopravvissuti resta solo di tentare delle azioni estreme per cercare di mettersi in salvo, mentre strane creature marine, risvegliate proprio dalle trivelle, hanno fame di esseri umani.

Il film, nelle sale dal 30 gennaio presentato alla stampa al cinema Space Moderno di Roma, è stato un successo al box office americano e fa leva su una musica accattivante (composta da Marco Beltrami, più volte candidato all’Oscar tra cui anche con il film Quel treno per Yuma) effetti speciali e scene agghiaccianti certo non per deboli di cuore. Anche se il plot è sempre lo stesso: dei cinque protagonisti ne resteranno in vita solo due e con una sorpresa finale che, ovviamente non sveleremo. Per la realizzazione del film ha ricordato Kristen Stewart ci sono voluti due anni Non credo di aver mai fatto un film di questa portata, prima ha spiegato ai suoi fans e le riprese, a detta dell’attrice, sono state veramente estenuanti. “Non è stato un film facile da fare – ha aggiunto – molto lungo e umido, freddo, duro. Voglio vedere come tutti noi abbiamo reagito in circostanze così precarie, è una di quelle situazioni che tira fuori il meglio e il peggio dalle persone”.

Sarà ma trovare la morale – sempre se è necessario trovarla – resta alquanto complicato, anche se il regista cerca in ogni modo, al di là dei mostri marini, di far passare il messaggio che mettersi contro la natura non è mai un bene soprattutto se questa, in fin dei conti, non ci ha mai fatto nulla. Che dire? Per gli amanti dei disaster movie è un film elettrizzante che va certamente visto perché uno spazio buio affondato a 10.000 metri di profondità è un’incredibile risorsa di terrore.