“AMANDA“, di Mikhael Hers. Recensione

75 MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA- in Orizzonti: “AMANDA“, di Mikhael Hers. Recensione di Antonio Ippolito.
“Misterioso riuscire a capire come nasce un idea, l’idea di presentare l’incontro tra una bambina piccola e un adolescente grande a tal punto da farlo diventare quasi genitore responsabile.”
Così i primi commenti del regista di Amanda durante l’incontro con gli autori alla fine del film, presentato nella sezione Orizzonti che narra di un ragazzo, David (Vincent Lacoste), giardiniere al servizio gratuito della città di Parigi e perfetto mediatore di case in affitto per turisti, di sua sorella Sandrine (Ophélia Kolb) che vive da sola con la figlia Amanda (Isaure Multrier), una dolce presenza nella vita di ambedue. Nella loro vita entra anche a far parte Lena (Stacy Martin), una ragazza che si innamora della semplicità di David e vive con lui le difficoltà della realtà che li circonda. Infatti, il film ambientato a Parigi, prende una svolta drammatica quando Sandrine viene coinvolta in una strage terroristica e il destino vuole che David si prenderà cura di Amanda. Da qui in poi tutto cambia, David deve far fronte alle conseguenze di una realtà spietata, lasciandosi trasportare psicologicamente dal cambiamento che accrescerà il suo modo di vedere il mondo.
Il regista, facendo riferimento ai recenti attacchi che hanno scosso la Francia, mischia in modo abile i fatti di cronaca con le vite vissute, analizzando in modo magistrale gli aspetti interiori ed esteriori dei personaggi. David in una scena dinanzi una stazione ferroviaria esprime tutto il proprio dolore, il crollo psicologico del personaggio alla ricerca di una soluzione, di un perché, il perché del terrorismo, il perché adottare nella sua vita una bambina, domande a cui ben presto troverà delle risposte. Durante le riprese lo stesso attore racconta delle difficoltà nell’approccio con una bambina di otto anni dove, pian piano, hanno cominciato a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altro. Questo rappresenta un modo diverso di reagire ad una tragedia. Il film fa riflettere molto sulla vita dei nostri giorni, come vivere nelle grandi città sia diventato difficile. Nella rappresentazione è tutto tenero e non aggressivo, un esempio di come dalla morte può riecheggiare elegantemente la vita, quasi un inno all’esistenza, all’amore, buttando lo sguardo verso il futuro.
Come si è arrivati a questo film? “…sono i film che ci scelgono e non noi che scegliamo i film.” (Mikhael Hers)

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