gradiscaTornerà nelle sale dal 14 settembre “Amarcord”, il capolavoro di Federico Fellini in una nuova versione restaurata dalla Cineteca di Bologna: il film è stato recuperato in tutto il suo splendore, dalle scene e costumi di Danilo Donati, alle luce i colori di Giuseppe Rotunno, direttore della Fotografia. Questa splendida riedizione di Amarcord  verrà presentata oggi a Venezia, accompagnata da un padrino speciale: il premio Oscar Giuseppe Tornatore, che ha firmato il montaggio di provini, tagli e doppi dal set. Ore intere di materiale inedito che sono state scovate negli archivi e restituite al pubblico in un assaggio di 8 minuti che accompagnerà anche il film nel suo ritorno nelle sale.
Ricorda Tornatore, che quando il film uscì era 17enne:“ Allora i film arrivavano in provincia, dove abitavo, dieci mesi o persino un anno dopo la città, ma per quello di Fellini presi la corriera e comprai il biglietto al cinema Fiamma di Palermo. Volevo vederlo in prima visione. Fu un’esperienza indimenticabile, avevo già deciso di diventare regista, anche se non sapevo se ci sarei riuscito. La visione di Amarcord mi diede l’energia e la forza per provarci”. Amarcord, che nel 1975 ricevette il premio Oscar come miglior film straniero, è una pellicola iconica e la fotografia di un’epoca, ma oltre a questo è anche una vera e propria esperienza emotiva, che Fellini, maestro indiscusso, riesce a comunicare allo spettatore attraverso lo sguardo. Il regista, all’epoca 53enne, ricostruisce Rimini, da lui abbandonata da trent’anni, sotto una lente nostalgica ed emotiva: ecco che incontriamo allora le feste di paese, la scuola, i signori di città, la mitica “Gradisca” (l’attrice che la impersonava, Magali Noel, è venuta a mancare lo scorso giugno), i tanti negozianti tra cui la tabaccaia dalle forme giunoniche; e ancora i professori di liceo, i fascisti e gli antifascisti, gli amici. “Amarcord (“mi ricordo”, in dialetto) è una paroletta bizzarra, un carillon, una capriola fonetica, che si ottiene unendo amare, core, ricordare e amaro”, spiegava il Maestro e rendeva perfettamente l’idea.

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