Capita qualche volta di “ rivivere “ qualcosa di già vissuto ed in effetti questa pellicola di Volfango De Biasi conferma l’impressione, avendone a base  una precedente, “ Alibi.com “, dei  francesi Philippe Lacheau, Julien Arruti e Pierre Dudan, diretto da Philippe Lacheau, di essere qualcosa di déjà vu’.

Un gruppo di “ cervelli “ manda avanti un’agenzia che ha per scopo di fornire alibi ai propri clienti ( argomento già trattato da un altro film italiano ) e lo fa con un impegno non indifferente, in maniera assolutamente geniale, anche attraverso assunzioni di personale che avvengono in maniera non del tutto tradizionale.

L’agenzia ha in portafoglio diversi clienti e naviga in buone acque fino a quando non entrano in campo un nuovo cliente, Alberto (Massimo Ghini ) e Clio ( Alessandra Mastronardi ): quest’ultima, inevitabilmente si innamora di Fred ( Giampaolo Morelli, molto bravo ), il titolare dell’agenzia.

Alberto incarica Fred e la sua agenzia di “ coprirlo “ per una sua scappatella che ha progettato con la sua amante Cinzia ( Diana De Bufalo ), scappatella da consumarsi proprio il giorno che lui e sua moglie Irene (la sempre brava ed interessante Carla Signoris ) compiono trent’anni di matrimonio: da qui una serie di contrattempi anche simpatici, comunque complicati, alcuni di una fantasia nemmeno tanto concretizzabile che danno vita ad una commedia di azione in grado di destare anche qualche spunto di ingenua comicità.

Quando l’azione sembra volgere al peggio per praticamente tutti i personaggi, il film riesce a dare il meglio di se ed arriva anche a far pensare ad una domanda che spesso ricorre nei nostri pensieri: è meglio una bella bugia oppure una brutta verità?

Quesito, quest’ultimo, ancor oggi irrisolto.

Del film si apprezza moltissimo la fotografia e l’ambientazione ( il Salento ), la vastità di idee, la regia di Volfango De Biasi e la notevole quantità di personaggi in campo oltre a quelli sopra citati: basti pensare ad un ottimo Paolo Ruffini nei panni di Diego il nuovo assunto dall’agenzia, di Paolo Calabresi ( che da abulico lasciato dalla moglie si esibisce – e qui non ci piace la scena – in una prova non in sintonia con il resto del film ), di un ineffabile Herbert Ballerina che impersona Diego, l’altro componente dell’agenzia nonché di Antonello Fassari che interpreta egregiamente un fegatoso prelato accanito tifoso di calcio.

 

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