Home Moda e Tendenze WineSummer Hits #11 – CA’ DI RAJO, MARZEMINA BIANCA SPUMANTE BRUT MILLESIMATO

WineSummer Hits #11 – CA’ DI RAJO, MARZEMINA BIANCA SPUMANTE BRUT MILLESIMATO

Come nella precedente puntata, rimaniamo a San Polo di Piave nella Marca Trevigiana per questo nuovo appuntamento con WineSummerHits #11, le hit enoiche dell’estate consigliate da Il Profumo della Dolce Vita.

Un fil rouge che prosegue nell’impegno di salvaguardare il patrimonio vitivinicolo del territorio del Piave, preservando un antico metodo di allevamento della vite, come la Bellussera, e recuperando un autoctono raro come la Marzemina Bianca, protagonista della selezione di oggi.

Artefici di tutto questo sono i tre fratelli Cecchetto, Simone, Alessio e Fabio di Ca’ di Rajo, che a Rai frazione di San Polo di Piave (Rajo il suo antico nome) portano avanti gli stessi principi di nonno Marino, che già 80 anni fa solcava queste terre e ne produceva vino, difendendo un metodo di allevamento più unico che raro, tipico ormai solo di queste zone.

La Bellussera è come una sorta di ricamo nell’aria basato su un sistema a raggi ideato alla fine dell’800 dai fratelli Antonio e Girolamo Bellussi, agricoltori di Tezze di Piave (Tv), per combattere la peronospora, una malattia della vite che può essere contrastata solo con la prevenzione.

Vista dall’alto di un allevamento a Bellussera

Oggi tale forma di allevamento è in via di estinzione a causa dei suoi alti costi di mantenimento. Infatti il suo sesto di impianto prevede che pali in legno di circa 4 metri di altezza siano tra loro collegati da fili di ferro disposti a raggiera, ognuno di questi pali deve sostenere 4 viti, che hanno un’altezza da terra di circa 2 metri e mezzo. Tutte le attività in vigneto sono inevitabilmente manuali e non meccanizzate, e per tal motivo molti contadini negli anni abbandonarono l’uso della Bellussera, puntando su metodi di allevamento della vite molto più economici e produttivi. Anche se, per la disposizione geometrica che permette un’elevata esposizione delle viti, la Bellussera è uno dei sistemi di coltivazione più ecosostenibili e rispettosi del territorio.

Piante centenarie allevate a Bellussera

Attualmente l’azienda è circondata da circa 90 ettari di vigneti, di cui 15 a Bellussera. Si coltivano i tipici vitigni della zona, ovviamente Glera per la produzione di Prosecco sia Valdobbiadene Superiore DOCG sia Treviso DOC, Raboso del Piave, con la punta di diamante della loro produzione targata Malanotte del Piave DOCG, Manzoni Bianco, Chardonnay, Pinot Grigio, Sauvignon Blanc, Traminer, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, oltre ai due rarissimi autoctoni che solo Ca’ di Rajo spumantizza, ovvero la Marzemina Bianca e il Manzoni Rosa.

Ca’ di Rajo: cantina, vigneti ed in primo piano i resti della Torre di Rai circondati da alberi secolari.

Ca’ di Rajo da qualche anno propone anche dei wine tour alla scoperta di alcune architetture uniche del territorio, parte integrante dell’azienda stessa (Bellussere incluse). Parliamo della Chiesetta del Carmine risalente al XIV secolo (in un complesso claustrale di padri carmelitani), conservata in buono stato, seppur oggetto di diverse inondazioni nel corso dei secoli; e dell’antica Torre di Rai del X secolo, i cui resti svettano sulla cima di una collinetta circondati da alberi centenari.

MARZEMINA BIANCA SPUMANTE MILLESIMATO BRUT

Un vino che nasce dalla combinazione di fattori, quali una rara varietà autoctona del Piave dalle origini antiche, la Marzemina Bianca, già citata nel 1679 da Giacomo Agostinetti. Nelle campagna Venete era chiamata “Champagna per la sua freschezza e acidità, la piacevolezza e la finezza della frutta matura, degli agrumi e dei tipici sentori di fieno. Altro elemento è l’allevamento a oltre 3 metri di altezza da terra, con l’imponente sesto d’impianto a Bellussera con piante di oltre 40 anni di età. Insieme ad una spumantizzazione con metodo italiano Martinotti lungo, rifermentazione del mosto in appositi recipienti in acciaio inox (autoclavi) adatti a mantenere una pressione di circa 5 atmosfere, ed un affinamento negli stessi recipienti di almeno 8 mesi sui lieviti.

Il risultato su questa Marzemina Bianca ricorda nei fatti l’eleganza e il perlage del nobile metodo classico francese, anche da qui l’origine del suo sinonimo.

Alessio, Fabio e Simone Cecchetto

“Questo spumante nasce da un lavoro di ricerca e sviluppo di nuove tecniche di produzione – spiega Simone, il più grande dei fratelli Cecchetto, tutti e tre enologi alla guida di Ca’ di Rajo – . È una perla rarissima, la nostra è l’unica realtà a spumantizzare questo vitigno di cui esistono all’incirca una decina di ettari in Italia. Era lo “champagne” povero dei contadini della nostra terra, noi abbiamo voluto rendergli omaggio esaltandone le caratteristiche e la carica aromatica. Per questo abbiamo scelto di fare una fermentazione unica, partendo direttamente da mosto, che ci consente di ridurre l’ossidazione nel tempo e i solfiti aggiunti. Il risultato è unico, un brut con 6 grammi di residuo zuccherino e profumi intensi”.

Ottimo come aperitivo, servito con verdure pastellate, fritture e formaggi. Si consiglia in abbinamento a paste fredde condite. Eccellente l’accoppiata con pesce crudo e crostacei, come ostriche, tartufi e scampi | Per gustarlo al meglio servire ad un temperatura di 6° – 8°C in un flûte abbastanza ampio al centro, ma dall’apertura stretta in modo da concentrarne i profumi, e abbastanza lungo da permettere al meglio lo sviluppo del perlage (bollicine). Da consumare subito.

CADIRAJO.IT
Crediti Fotografici: Soc. Agr. Ca’ di Rajo di Cecchetto Bortolo & S. s.s.
"Milanese d’adozione con radici napoletane, Wine Writer e Sommelier, crea il suo “Keep in Wine” per necessità di “rimanere in contatto” con l’eno-mondo condividendone ogni nuova e straordinaria esperienza e per permettere a chi lo legge di essere sempre aggiornato sugli eventi in programma e su quelli avvenuti, affascinando i lettori con racconti, aneddoti, curiosità e retroscena prendendosi anche la libertà di esprimere le sue preferenze, perché il bello del vino (e non solo), come sostiene Antonio, è che non c’è mai un giusto o sbagliato, buono e cattivo, ma solo tanto personalissimo gusto! Nella vita si occupa di altro, forse con la stessa enfasi ma di certo non con la vocazione che ritrova davanti ad un buon bicchiere di vino. Tolta la cravatta del matematico e consulente, blocco alla mano e reflex al collo, non perde occasione per annotare storie, percezioni e sapori oltre che immortalare volti, dettagli e colori che ogni sorso gli trasmette. Iscritto all’albo ASA – Associazione Stampa Agroalimentare Italiana, gruppo di specializzazione dei giornalisti di settore, collabora con diversi Magazine enogastronomici. Giudice nelle commissioni d’assaggio di Concorsi Enologici."