Home News Coronavirus, Alessandro Gasmann: “Impariamo dagli altri, il cinema deve ripartire”

Coronavirus, Alessandro Gasmann: “Impariamo dagli altri, il cinema deve ripartire”

Tutto fermo. Produzioni in stand by, festival rinviati a date da destinarsi. L’industria cinematografica è una delle più colpite dagli effetti del coronavirus. Non si sa neanche come la Settima arte riprenderà i battenti, così come è ignota la data di riapertura delle sale cinematografiche, nessun accenno infatti è stato fatto nella recente conferenza stampa da parte del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Una proposta arriva da Alessandro Gasmann. “Messaggio per chi fa cinema – ha scritto l’attore romano in un suo tweet – in Svezia e Danimarca, i set cinematografici hanno stilato un protocollo per riprendere le lavorazioni. Personalmente per l’Italia lo trovo molto prematuro, ma penso che sia il caso di leggere (in inglese), per cercare intanto di capire”.

Il mondo del cinema si sta mobilitando, basta pensare alla lettera che diverse associazioni da Anica a Fapav, passando per Europa Cinemas e Univideo hanno mandato a Bruxelles per un intervento urgente, che consenta di salvare il futuro del settore fortemente penalizzato dall’impatto delle misure di lockdown e distanziamento sociale applicate nei vari Paesi dell’Unione europea. In ballo ci sono posti di lavoro, futuro di imprese e investimenti, oltre al compito sociale che cinema e audiovisivo hanno continuato a svolgere fino ad ora e che continuano a svolgere, anche se in condizioni sempre più difficili.

Riteniamo necessario un intervento immediato da parte delle Autorità: senza un forte impegno europeo, il settore rischia di non poter superare l’impatto di questa crisi senza precedenti”, si legge nel documento diffuso dalle associazioni di categoria.“Il business cinematografico e audiovisivo è per sua natura basato su attività a progetto e quindi caratterizzato da un ciclo economico irregolare – è spiegato nel documento – composto da un ampio ecosistema interconnesso e composto di diversi segmenti critici: creazione, sviluppo, finanziamento, produzione, promozione e distribuzione (online e offline), proiezione in sala e tutte le forme di diffusione del prodotto audiovisivo”.

Altro fattore che preoccupa fortemente le associazioni è proprio il tempo: “L’impatto devastante della pandemia sull’industria non si fermerà quando si riprenderà la vita di tutti i giorni, piuttosto, potrebbe dimostrarsi molto più profondo di quanto avessimo immaginato. I suoi effetti continueranno a farsi sentire in profondità nel tempo”.

Intanto come suggerisce Gasmann si potrebbe prendere come modello quello che altri paesi in Europa stanno facendo proprio per non scrivere la parola “fine” su un settore che tanto ha dato e tanto ancora potrà dare per chi è innamorato della Settima arte.