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Enea: droga e feste nella società romana degli abbienti di “ buona famiglia “

Sergio Castellitto e suo figlio Pietro ( quest’ultimo autore dei testi e regista ) e famiglia compongono buona parte del nutrito cast di questa pellicola che ha del sensazionale se non altro perché in un certo senso è una forma di continuazione di quanto Sorrentino aveva raccontato con il suo “ La grande bellezza “, soltanto che i personaggi sono concentrati su una forma di dissolutezza ancora più pesante e purtroppo adeguata ai tempi.

Bisogna dare atto ai Castellitto che hanno realizzato una pellicola in grado di risollevare le sorti della commedia all’italiana con personaggi formalmente nuovi ma concretamente sempre esistiti, solo che stavolta tutto il malaffare è concentrato nel mondo della droga.

Ma anche la superficialità la fa da padrona perché la logica vorrebbe che in famiglie benestanti e quasi normali certe dissolutezze non dovrebbero prendere vita; ma tant’è: Enea ( il riferimento all’eroe omerico non è casuale ) è il figlio maggiore di una famiglia composta da un padre psicoterapeuta che sfoga la sua rabbia malcelata distruggendo camere di albergo, da un figlio apparentemente pseudo deficiente che viene bullizzato da un compagno di scuola, da una madre apparentemente inutile ma che serve però da catalizzatore nel far crescere ( male ) i figli.

L’ambiente: la “ buona “ società romana che si diverte tra locali notturni e circoli sportivi alla moda nei quali si spacciano e si consumano abbondanti quantità di droga.

I personaggi: due amici tra loro molto uniti, uno dei quali ( Valentino ) cantante e pilota di aerei ultraleggeri innamorato dell’altro.

Il motivo di tanta attenzione: una partita di droga del valore di venti milioni di euro che Enea intende tenere per se, per l’amico che lo adora e per un altro amico in difficoltà economiche.

Tutto ruota intorno alle lotte per entrare in possesso dei venti milioni, con un giudice corrotto, una gang di uomini disposti a tutto pur di diventare milionari e poi ricatti, minacce, morti ammazzati in mezzo a continue sorprese alcune delle quali assai prevedibili; ma non è la storia raccontata a caratterizzare questa grande pellicola: è invece la narrazione di una società, quella dei trentenni nullafacenti corrotti ed abituati ad avere tutto che Pietro Castellitto narra con stupefacente abilità dichiarando di non aver subito le influenze di Sergio suo padre.

Molti i significati sottesi tra i quali quello dell’amicizia mai tradita; del desiderio di “ volare alto “ nascosto nelle acrobazie aeronautiche di Valentino; dell’amore materno che una brava Chiara Noschese ( la madre di Enea ) tenta di distribuire alla famiglia i cui figli sono abituati finanche a litigare a tavola sotto l’aspetto bonario del padre che giustifica i vaffanculi dei figli che, sempre a tavola, arrivano pesantemente alle mani.

Grande la scena della madre che si sottopone allo yoga in giardino e della palma che, quasi come un presagio, si schianta su una grande vetrata; allusioni a fatti analoghi accaduti al quartiere dell’Olgiata alla fine degli anni 1990 con tanto di filippino che viene assunto in casa per le “ pulizie “ ma che si presta poi anche ad uccidere.

Inusitato e forse anche sorprendente il finale, quasi una sublimazione dell’amore materno che incontra, sorprendentemente per i fatti narrati, nuovamente quello del padre di famiglia.

Un film completo, colmo di significati nemmeno tanto nascosti, attuale e circoscritto a quelli che sono sulla trentina che con il loro smodato comportamento continuano a rovinare questa ormai strana e deludente società.