Fuori dal coro-Locandina

Fuori dal coro-Locandina

FUORI DAL CORO, SERGIO MISURACA FINALMENTE REGISTA E NON PIU’ CUOCO di Andrea Gentili
Si dice che Sergio Misuraca sia stato il cuoco di Robert De Niro, ma in effetti non è proprio così: infatti, per sbarcare il lunario, tra il 1994 ed il 1998, ha lavorato da cuoco in un ristorante, l’Ago di Los Angeles, del quale uno dei frequentatori era Robert De Niro.
Storie a parte, Sergio Misuraca ha ripreso in mano il soggetto di questo film da lui scritto a suo tempo, e in breve, si dice cinque settimane, ha completato le riprese del film girando tra la città di Terrasini ( Palermo, sua città natale ) e Roma.
Fuori dal Coro racconta la storia di Dario e Nicola ( rispettivamente Dario Raimondi ed Alessio Barone ), due giovani siciliani disoccupati, trascorrono il loro tempo vagando tra spinelli ed inutili giretti in motorino, arrangiandosi per sopravvivere fino a che a Dario non perviene una “ proposta di lavoro “ da parte di un esponente del suo paese che lo incarica di consegnare un plico a Roma.
Dario accetta la proposta e dopo aver abilmente nascosto nell’automobile che lo porterà a Roma, insieme a Nicola, il plico da consegnare partono non sapendo che la busta della quale sono latori è indirizzata ad uno zio che Dario non vede da molti anni a causa di disaccordi di ordine familiare; lo zio, Tony, a sua volta deve consegnare la busta ad un certo Pancev, tipo veramente poco raccomandabile.
Raggiunto lo zio Tony a Roma, la busta non si trova più e per Dario è impossibile recapitarla a meno che non tornino, in maniera rocambolesca, in Sicilia dove potrebbero tentare di recuperare la busta e salvare la loro pelle alla quale la mafia locale sta già mirando.
Certo, la storia può apparire anche banale se non si tiene conto di alcuni importanti elementi: il film è stato realizzato senza un euro di finanziamento pubblico, sembra una commedia nera ed è, soprattutto, un’opera prima, un’opera dalla doppia anima cioè tra commedia all’italiana e pulp passando per Quentin Tarantino, Guy Ritchie e Martin Scorsese; però vanno anche evidenziati alcuni elementi non proprio positivi quali il fatto di essere praticamente un film contro corrente per quanto relativo alla capacità di narrare la vera Sicilia e la tentazione, nella quale è caduto Misuraca, di voler dire troppo e troppo insieme tanto da non poter sicuramente classificare il suo film né tra quelli di commedia noir, né tra quelli pulp; anche la narrazione ne risente perché le varie storie dei personaggi si sovrappongono troppo a quello che dovrebbe essere il fluido scorrere del film; insomma la pellicola manca di ritmo e la Sicilia ne risulta essere descritta in forma troppo simile alla macchietta che alla sua vera personalità.
Belle le scene ed i panorami, invitanti le musiche, durata 95 minuti per un film di una crudezza incredibile per i fatti di mafia in esso descritti, fatti che si mescolano con la malavita di origine slava e con le solite signore che nulla vedono, nulla dicono, nulla capiscono.

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