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Giulia Ramires, danzatrice, attrice allieva della Scuola di Yvonne D’Abbraccio, talentuosa, bellissima e affascinante artista moderna, conversa con Andrea Giostra.

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Giulia Ramires, danzatrice, ballerina, attrice, artista talentuosa e affascinante, messinese, giovane, bellissima , artista moderna di grande sensibilità, si racconta quale artista ai lettori de “ilprofumodelladolcevita.com” e ci parla di cos’è l’Arte secondo la sua prospettiva di vita e professionale insieme.

 

Ciao Giulia, come stai? Il nostro magazine online, “ilprofumodelladolcevita.com, è un magazine molto giovane ed è letto sia da giovani artisti del mondo dello spettacolo, della TV, del cinema, che da artisti di fama e di successo nazionale ed internazionale che spesso sono stati nostri ospiti e che abbiamo intervistato. Tu sei una giovanissima artista che esprime il suo grande talento con diverse espressioni artistiche: la danza, il balletto, la recitazione, la scrittura. Cosa diresti di te ai nostri elettori per iniziare la nostra conversazione?

Giulia 03Ciao Andrea e ciao a tutta la Redazione! Sto molto bene, grazie!

Direi questo: io sono Giulia Ramires, già il mio cognome la dice lunga. In molti mi dicono che Ramires fa pensare ad una Star del cinema. In realtà non sono né una Star del cinema né un’attrice con un’ardita collezione di filmografia alle spalle! So però che questo è il mio obiettivo professionale e il mio scopo di vita artistica. Posso invece dire che il mio nome e il mio cognome mi permettono di non avere bisogno di un nome d’arte! hahaha

Dalla tua prima risposta, Giulia, ho capito che il tuo obiettivo è fare l’attrice, ma intanto hai fatto tante altre cose: danza, ballo, scrittura, e forse altre cose che vorrai raccontarci che fanno parte del mondo dell’Arte. Ti ricordi l’età che avevi quando hai capito che volevi fare recitazione? Come, quando e con quale opera è iniziata la tua carriera professionale, che in realtà è ancora in nuce, anche se hai tanto talento?

In realtà, Andrea, lo faccio per dare importanza al mio cognome… scherzo ovviamente! Si, diciamo che adesso, più di ogni altra cosa, vorrei fare questo. Sto studiando per diventare un’attrice. Ma ho fatto tanta strada per arrivare a questa decisione. C’è stato un lungo tragitto per giungere fino a qui, ed il viaggio è ancora è lungo e tortuoso: un po come la canzone dei Beatles.

Qual è la canzone dei Beatles alla quale fai riferimento? Io amo i Beatles da sempre, come molti nostri lettori, e ricordare questo titolo potrebbe essere un modo per andare a riascoltare questo brano.

Si, anche io amo i Beatles, così come tutta la musica di quel periodo. Comunque la canzone a cui mi riferisco è the long and winding road, per l’appunto: la strada lunga e tortuosa!

Giulia 09Tutti gli artisti da giovani o giovanissimi, si sperimentano in tanti lavori più o meno vicini a quella che poi diventerà la loro professione artistica da adulti. Nel tuo caso, da quello che ho capito dalle prime risposte, il tuo obiettivo principale da artista è quello di fare l’attrice. Ma questo lo dici oggi, dopo anni che fin da bambina hai fatto altro nel mondo dell’arte.

Ok! Faccio un bel respiro, Andrea! Dunque, io intanto sono siciliana, messinese per la precisione. Non potrei mai omettere le mie origini, ne sono orgogliosa! E poi sono parte del puzzle che sto andando a costruire. Porto con me, e porterò per sempre con me, la scia della mia terra, della quale vado enormemente fiera: la Sicilia, e Messina in particolare, rappresentano un tratto distintivo e significativo del mio essere donna e artista. Io penso che un po’ tutti noi siamo il risultato delle nostre terre, delle nostre radici. E la Sicilia, avendola vissuta, mi ha donato davvero il calore che emana, il senso di ospitalità, la generosità, che oltretutto un attore deve possedere ma che spesso non sa cos’è! E poi l’ottimismo, la caparbietà, la forza, l’energia, l’orgoglio tipico dei siciliani. Ecco, la Sicilia è una terra che pullula di energia vivida e vitale. Un’energia che ha origine nelle radici del suolo e si dirama fino a toccare gli animi della sua gente. Che certamente ha lasciato una forte traccia nella mia anima di donna e di artista. Riallacciandomi alla tua domanda, il cinema è sempre stato un mio sogno, ho avuto solo più difficoltà ad accoglierlo e concretizzarlo, soprattutto per via della città dove sono nata. E spiegherò più avanti le tappe che mi hanno condotta sin qui.

E’ quindi la Sicilia il punto di partenza del tuo lungo “viaggio” artistico e professionale?

Be sì, Andrea. Quella piccola bambina, buffa e sognatrice qual ero io da piccina, ha iniziato nella sua città natale, Messina. E’ strano a dirsi che ho iniziato con la danza, ma è così. Ho cominciato esattamente all’età di otto anni dopo aver visto al Teatro “Vittorio Emanuele” di Messina, l’esecuzione de “Il Lago dei Cigni”, che come tutti i vostri lettori sapranno, è uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo, musicato dal grandissimo musicista e compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij. Ricordo benissimo, come se fosse ieri, che quando tornai a casa mi sono chiusa nella mia stanzetta e ho iniziato a ballare e cercare di imitare i passi delle ballerine. Impazzii totalmente. Da quel momento in poi, ho tartassato mia madre affinché mi iscrivesse in una scuola di danza. E così è stato. Ad appena otto anni ho iniziato a studiare con ardore e passione la danza classica.

Quindi, Giulia, la danza classica è stato il tuo primo vero contatto con l’arte. Ma cos’era per te la danza? Gioco o passione, hobby o professione: come la vedevi da bambina quando hai iniziato a studiarla e a vedere che non era solo un gioco ma soprattutto disciplina e rigore artistico. Vuoi raccontarci qual è stato il tuo percorso artistico? Dopo aver fatto danza classica da bambina, quali esperienze hai fatto da giovane che ritieni ti abbiamo forgiato quale donna e quale artista che sei oggi?

Giulia 13Sì, Andrea, è vero. Ho iniziato studiando danza classica a Messina. Poi all’età di 19 anni sono andata a vivere a Roma ed ho sperimentato la danza contemporanea e il teatro-danza. Mi sono resa conto allora che la danza è un’altra grande mia passione. Posso considerarla la mia prima passione artistica in assoluto. E questa esperienza è un altro pezzo fondamentale del puzzle artistico della mia vita professionale. Penso che un’artista che è consapevole del proprio corpo, di quello che il proprio corpo può esprimere dando emozioni al suo pubblico, ha sicuramente una maggiore facilità di entrare in sintonia empatica col proprio pubblico e di vivere e trasmettere, al contempo, le emozioni che la danza riesce a creare ed a sprigionare. In fondo l’Arte è emozione; e l’artista deve essere capace di trasmettere emozioni con gli strumenti della sua arte: per una danzatrice lo strumento con cui trasmettere emozioni al suo pubblico, è il suo corpo. Mi rendo conto che molti attori hanno difficoltà ad usare il corpo, a conoscere ogni singola parte di esso e a saperlo gestire finalizzandolo alla parte che devono recitare. Da questo punto di vista mi ritengo una privilegiata: i miei inizi da danzatrice mi hanno dato questa sensibilità e questa consapevolezza. Oggi sono felice di avere queste potenzialità che mi saranno sempre utili nella mia professione di attrice.

Qual è stato il momento della tua vita artistica nel quale hai capito con chiarezza che la danza era solo un pezzo del puzzle che inconsapevolmente stavi costruendo e che ti avrebbe portato a fare l’attrice e non la danzatrice o la ballerina d’Opera?

In effetti, Andrea, avrei potuto avere un futuro artistico da Étoile. Non mi mancavano certo ne il talento ne la bravura, avevo le mie carte da giocarmi e ho, come l’avevo allora, la passione e la tecnica, che avevo studiato e imparato con sacrificio per tanti anni. Tutto questo, per la danza, non mi sono mai mancati. Solo recentemente ho smesso di lavorare e di studiare professionalmente come danzatrice. Ma se mi viene proposto un lavoro in questo settore, quali per esempio delle performance o shooting fotografici di danza, lo accetto molto volentieri, anzi, a dire il vero mi capita spesso di farne diversi. Ma devo confessare che oggi la mia prospettiva professionale, non rinnegando mai il mio passato artistico, è cambiata. Oggi per me ha preso il sopravvento l’amore per il Cinema. E questo amore mi è stato trasmesso da una persona, anzi, da due persone in particolare. Mio padre e mia nonna. Sorrido di questo, ma è la verità!

E’ una storia molto interessante quella che ci stai raccontando, Giulia, ed è bella al contempo. Ma, a parte tuo padre e tua nonna che ti hanno trasmesso la passione per il Cinema, i tuoi genitori come hanno preso questi tuoi cambiamenti direzionali? Oltre alla danza, penso che avrai fatto il liceo o una scuola superiore e poi forse l’Università. Come riesci a conciliare tutte queste cose? E, al contempo, come fai a mettere i tuoi “puzzle”, come li chiami tu, per percorrere quella strada professionale che ti appartiene e che stai seguendo?

Sorrido a questa domanda, Andrea, perché ultimamente sto proprio lottando coi miei genitori rispetto alla mia scelta di abbandonare gli studi universitari: altro grande pezzo del mio puzzle artistico. Ho capito di avere un obiettivo assoluto nella mia vita artistica e di donna, ed è per questo che ho pensato di dedicarmi solo a raggiungere quell’obiettivo, malgrado tutti e malgrado tutto. I miei genitori non sono totalmente contrari. Direi che manifestano preoccupazione nei miei confronti: loro vogliono il meglio per me, ma sanno anche che io ho le mie idee e i miei obiettivi da raggiungere e per i quali lottare. Sono probabilmente in ansia per me, come penso lo siano tutti i genitori che hanno avuto la fortuna-sfortuna di crescere dei figli con un cervello loro, che funziona e sa quello che vuole. Che hanno dei figli con un cuore vero e un animo che vuole a tutti i costi manifestarsi e realizzarsi. Io sono solita dire che il mio animo è un po’ deviato da quella che impropriamente definiamo “normalità”, che poi forse vuol dire accontentarsi e vivere nella monotonia del quotidiano: ecco!, questo mondo non mi appartiene per nulla!

Giulia 11Tu, Giulia, come vivi la preoccupazione e l’ansia per il tuo futuro che stanno vivendo i tuoi genitori. Io penso che, da quello che mi stai raccontando, loro ti amano alla follia. Penso che Tu sia la cosa più importante che hanno e che vogliono proteggere a tutti i costi. Il fatto che si preoccupino per Te, nasce dall’amore profondo ed intenso che nutrono nei tuoi confronti, dalla paura di vedere un futuro incerto e insicuro quale attrice, e non certo da egoismo o paura di perderti. Tu che ne pensi di tutto questo?

Prima sorridevo perché sebbene mio papà sia il più preoccupato di tutti, è proprio a lui che devo l’amore per il Cinema. Era quasi un rituale per noi vedere i grandi Cult del Cinema. Io e mio fratello siamo stati catapultati, sin dall’età di 6 anni, nel cinema d’autore. “Il Buio oltre la siepedel 1962 diretto da Robert Mulligan, tratto dal romanzo omonimo di Harper Lee e vincitore di tre premi Oscar, che poi venne presentato in concorso al 16º Festival di Cannes dove vinse il Premio Gary Cooper, fu uno dei primi Film che mi presero e mi appassionarono; poi “Sentieri selvaggi”, Film western del 1956 diretto da John Ford; The Elephant man”, film biografico del 1980 diretto da David Lynch; Balla coi lupi”, del 1990, diretto, prodotto e interpretato da Kevin Costner, e sceneggiato dall’omonimo romanzo di Michael Blake che ne ha curato la sceneggiatura; a “Barry Lindondel 1975 diretto dal grandissimo e straordinario Stanley Kubrick, tratto dal romanzo “Le memorie di Barry Lyndon” di William Makepeace Thackeray pubblicato in Inghilterra nel 1844.

E poi, vogliamo parlare dei lunghi pomeriggi passati con mia nonna? Lunghissimi e meravigliosi trascorsi a vedere il più grande cinema d’Essai. Quello di Ingrid Bergman, di Marylin Monroe, di Grace Kelly, di James Stewart, di Humphry Bogart, ed altri ancora. Immagina una bambina osservare quei volti, quegli sguardi così intensi, così conturbanti, così drammatici, così emozionanti: come può non esserne travolta ed innamorarsene? Questo per dire che il mio amore per il cinema è nato così, sognando! Sognando grazie ai più grandi Signori del cinema. A quelle che oggi come ieri, chiamano Star. Ma erano dei sogni che sapevano creare grande immaginazione e desiderio. Ed io, inconsapevolmente, ne ero una delle destinatarie che ne godevano intensamente. Il Cinema vero e di qualità è questo: emozione pura.

Lo sai Giulia che gli attori hollywoodiani di successo, che hanno vinto Oscar o Golden Globe, amano dire: “to become a great actor you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo attore devi scegliere: o il lavoro o l’amore). Tu cosa ne pensi di questo?

Eh, sicuramente per diventare un grande attore ci vogliono tante altre cose eheheh, ma una delle principali è amare se stessi tantissimo, rispettarsi e dare spazio alle proprie esigenze, e talvolta, ahimè, non essere troppo altruisti. Questo lo sto imparando piano piano, perché il cinema, come ogni forma d’arte, è anche un pericoloso mezzo abitato da squali affamati, e bisogna corazzarsi per poterne entrare a far parte. Insomma, accanto alla formazione e allo studio è necessario accantonare per un po’ di tempo l’idea di amore platonico e romantico e concentrarsi più su se stessi. C’è una famosa citazione tratta da “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Wilhelm Nietzsche che dice: “Fate pure ciò che volete , ma siate prima di tutto di quelli che sanno volere! Amate pure il vostro prossimo come voi stessi, ma siate prima di tutto quelli che amano se stessi!”. Ma attenzione, per “amare se stessi” non si intende essere egoisti, amare se stessi significa volere il proprio bene e realizzare i propri desideri. L’egoismo è una caratteristica che nega l’altro, ed è una caratteristica che ho spesso trovato nelle persone che lavorano nel mondo del cinema o del teatro. Il loro ego smisurato li induce spesso alla superbia e alla forte competizione. Si dice infatti che fra attori non si può stare, non si può vivere insieme, e che le storie passionali fra due attori hanno sempre breve durata. Io lo posso certamente confermare, perché ho ricevuto delle delusioni, e sono giunta alla conclusione che in questa fase della mia vita preferisco stare sola e concentrare tutte le energie su me stessa, tanto l’amore arriverà! E arriverà sopratutto quando si è diventati qualcuno e quando si è acquisita una sicurezza tale da permetterti di condividere la tua vita con un’altra persona.

Parole molto sagge, Giulia. Sembra che tu abbia vissuto più di una vita! In fondo essere artisti è anche un po’ questo: vivere la vita degli altri immedesimandosi nel personaggio e viverne i piaceri e i dolori! Da questo punto di vista credo che hai già raggiungo un traguardo importante! Prima, Giulia, ci stavi dicendo che hai deciso di abbandonare l’Università. Perché hai fatto questa scelta? Come mai? Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Ritieni che sia una scelta definitiva?

Giulia 15Per adesso penso di sì. Finito il liceo classico, a diciotto anni e mezzo, mi sono trasferita a Roma per studiare Storia dell’Arte. Volevo occuparmi di conservazione di Beni Culturali, la Sicilia ne è stracolma! Ho seguito l’iter di studi di una ragazza normale, accantonando, ahimè, la mia passione e i miei sogni. Non nascondo che l’Università mi ha fortificata, mi ha resa più conscia delle mie qualità e delle mie potenzialità, mi ha dato certamente il preziosissimo dono della cultura, e un dono ancora più prezioso che è quello della curiosità. Grazie all’Università ho imparato a conoscere, a subire il fascino della bellezza, a pormi incessantemente domande, e soprattutto ho imparato a sapere di non sapere: ho così introiettato una forma mentis che mi porta inevitabilmente e quotidianamente a cercare di sapere sempre di più.

Da quello che mi racconti, Giulia, sembra proprio che il mondo dell’Università ti abbia catturata e affascinata proprio perché respiravi e ti nutrivi di cultura e di arte. Cosa è successo ad un certo punto tanto da farti cambiare direzione?

Non lo so cosa è successo dentro di me. So solo che intanto la “deviazione” verso il Cinema, di cui accennavo prima, si è acuita sempre di più, è diventata più forte e irresistibile. Vivendo a Roma, nella capitale della cultura, nella culla italiana della settima arte, la bambina di una volta, che vive ancora dentro di me, dagli occhi incantati dal Cinema visto col papà e con la nonna, adesso cresciuta e trapiantata a Roma, nel luogo più adatto che potesse esserci in Italia, figuriamoci se non avrebbe totalmente perso la testa! hahaha

E così è stato: insomma, HO PERSO LA TESTA. Mi sono riappropriata del mio essere, del mio sogno nascosto. Un po’ come una farfalla svolazzante, mi sono sentita davvero libera di esprimermi e di conquistare questa libertà e di poterne respirare l’aria. Per cui mi sono affrettata nel cercare per trovare dei corsi di Teatro da affiancare alla danza e allo studio universitario. Nel frattempo ho conseguito la laurea di primo livello e subito dopo mi sono informata per accedere ad una scuola di Cinema. Personalmente ho una concezione della recitazione un po’ lontana dai vari metodi che si utilizzano in Italia. Detto sinceramente, spero che le cose cambino, perché in Italia si ha ancora l’idea, oramai antiquata, del grande attore che viene dal Teatro e insegna l’arte della recitazione. E’ invece molto più hollywoodiana l’idea che sono due cose completamente diverse. L’attore di cinema recita in modo diverso e deve dialogare con la macchina da presa; quel feticcio che lo spia di continuo. L’attore deve sapersi muovere dietro e con la macchina da presa, e per questo è necessario conoscere tecniche di recitazione cinematografica e fare tanta ma tanta pratica. Cosa ben diversa è l’attore di teatro. Questo non significa che non si possano fare entrambe le cose, ma è giusto riconoscere che sono due cose diverse. Con questo non voglio dire che, ad esempio, l’impostazione vocale non sia necessaria per fare cinema. Giulia 19Spesso capita che molti attori di Teatro, proprio perché abituati ad una recitazione da palcoscenico, risultano freddi, aridi, finti, perché rimangono in superficie e non studiano a fondo il personaggio. Studio sul personaggio! Altro grande argomento, altro dilemma del cinema italiano. Leggevo recentemente che, per esempio, Leonardo Di Caprio, per immedesimarsi completamente nel suo ultimo personaggio del film “The Revenant”, del 2015, che negli Stati Uniti sta avendo un grandissimo successo e che a breve uscirà anche in Italia, ha mangiato per un po’ di tempo fegato crudo di cinghiale per creare dentro di sé il personaggio che avrebbe dovuto interpretare in questo lungometraggio che vede la regia di Alejandro González Ińárritu. Ecco, questo in Italia non potrebbe mai accadere. Non esiste. Ad Hollywood è la prassi, da sempre!

Mi hai raccontato di Te e del tuo modo di concepire l’Arte, in maniera fantastica e veramente coinvolgente, e te ne sono grato perché mi hai appassionato tantissimo. Ma sai benissimo, Giulia, che in qualsiasi professione nessuno Ti prenderebbe mai sul serio se Ti presenti come un’autodidatta! Se non frequenti una Scuola di recitazione importante e rinomata, sarai sempre considerata un’attrice di serie “B”. Tu quali scuole di recitazione pensi di frequentare? Perché sceglieresti proprio queste scuole? Cosa hanno di particolare rispetto ad altre e cosa pensi ti daranno professionalmente di importante per il tuo lavoro di attrice?

Lo so benissimo questo, Andrea, ne sono perfettamente consapevole.

Avevo già tentato a Messina, ma non ha una buona scuola di recitazione. Mi sarei dovuta spostare in un’altra città, e fino ai 18 anni non ci pensavo proprio. Però ho fatto un po’ di sperimentazione, di esercitazione se vogliamo chiamarla così, ho preso parte ad alcuni laboratori teatrali durante il liceo. Messina purtroppo non è una realtà molto attiva dal punto di vista cinematografico. Allora per me rimase solo un sogno. Un sogno nascosto se vogliamo, come se volessi proteggerlo da critiche o pregiudizi: siamo famosi anche per questo in Sicilia! hahaha. I “pregiudizi” e i “preconcetti”! Ma evidentemente non ero ancora pronta. Credo che alla fine il destino ha deciso per me. Oggi penso che forse è stato un bene, perché in realtà, se avessi iniziato a recitare a Messina sin da piccina, non avrei fatto tutte le esperienze che ho raccontato e non sarebbe maturato dentro di me qualcosa di più importante: la consapevolezza e la passione. E poi forse non avrei fatto l’Università a Roma e le esperienze di danza che mi sono servite tantissimo. A Roma invece, durante gli studi universitari, ho iniziato le mie ricerche per capire dove andare e quali scuole frequentare. Mi hanno parlato molto bene dell’ “YD’ACTORS Yvonne D’Abbraccio Studio” di Roma, la Scuola di recitazione, appunto, di Yvonne d’Abbraccio. Mi sono presentata, ho sostenuto un lungo provino, e ho vinto la borsa di studio. Ed eccomi qui, a lavorare sodo, a lavorare tutti i giorni, a lavorare in tutti i sensi. Lavorare come attrice, lavorare come persona, e perfino lavorare per mantenermi hahaha, quello purtroppo mi tocca farlo. Che dire di più Andrea? Ti ho raccontato ed ho raccontato ai lettori del Vostro Magazine la mia storia artistica fino ad oggi. Ma è solo l’inizio di una lunga, lunga strada. Una strada che io vedo bella, affascinante, curiosa e intrigante, ma anche tortuosa e piena di insidie e di problemi da affrontare e da superare, volendo citare ancora una volta i Beatles. Detto questo vi chiedo di fare il tifo per me.

Giulia 07Grazie Giulia per averci raccontato una storia bellissima, che è la tua storia di artista giovane e appassionata. Sono sicuro che i nostri lettori apprezzeranno e ti ameranno per l’artista che sei ed hai saputo dimostrare di essere: la passione quando c’è travolge tutto. E’ questo quello che ti sta accadendo Giulia: sei stata travolta dalla passione che ti sta portando dritta dritta verso la strada che ci hai descritto nel tuo racconto. Credo che il tuo puzzle verrà ben fatto e avrà un bel successo. E’ per questo che ti faccio il mio in bocca al lupo e avrai certamente il tifo di tutta la redazione de “ilprofumodelladolcevita.com”. Detto questo, Ti aspettiamo per la prossima intervista quando sarai protagonista del tuo primo lungometraggio che dovrai prometterci che in anteprima presenterai da noi.

Grazie Andrea per il tempo che mi hai dedicato e per la pazienza nell’ascoltare la mia avventura. Mi sono divertita ed è stato anche un modo per esternare i miei pensieri e le mie emozioni! Spero di incontrarti nuovamente e aggiornarti sul mio lungo cammino. Crepi il lupo, anzi, direi, lunga vita al lupo!

N.B. – le immagini di Giulia Ramires sono dei fotografi: Martha Micali, Luca Lafrate, Giancarlo Capozzoli e Antonio Petruccelli.

Sono un appassionato di cinema, e come tale, quando guardo un film, mi lascio trascinare dalla narrazione e dalla successione delle scene. Guardo il film con ingenuità percettiva, non condizionata e non inquinata da sovrastrutture e preconcetti culturali, che non siano ovviamente quelle della mia personale esperienza di vita con i suoi vissuti e le emozioni (gioie e dolori) che hanno caratterizzato la mia storia e delle quali certamente non posso spogliarmi. Quello che a me interessa, quando guardo un film, sono solo le emozioni che ho provato. Quello che poi cerco di raccontare è il messaggio che mi è arrivato, le emozioni che ho vissuto e “subìto”, il pathos che mi è stato trasmesso durante la visione del film. Il cinema è l’espressione artistica contemporanea più completa e straordinaria che l’uomo potesse inventarsi. E se un film è in grado di suscitare emozioni, allora quel film non ha età. Come non ha età un brano musicale, come non ha età un dipinto importante, come non ha età una scultura straordinaria. Chi potrebbe, infatti, mai dire ascoltando un brano dei Beatles che quella è musica superata? Chi potrebbe mai dire guardando un quadro di Van Gogh che quello è un dipinto antiquato? Chi potrebbe mai dire guardando “La pietà” di Michelangelo che quella è una scultura anacronistica? Il cinema, così come qualsiasi vera arte, deve essere svestito dell’elemento tempo e della componente commerciale usa-e-getta che gli hanno appiccicato addosso i grandi produttori, le potenti lobby dei distributori internazionali, e talvolta anche alcuni registi che puntano più al business che alla qualità del prodotto. Il concetto commerciale di “consumismo” non appartiene e non può avere nulla a che fare con l’opera d’arte, e quindi neanche con il buon cinema. I film che io commento non tengono conto dell’anno di produzione e non tengono conto del tempo che è passato dalla sua prima proiezione. Il mio “sguardo” non è certamente quello dell’esperto critico cinematografico professionista che, essendo un grande conoscitore di film, registi, attori, tecniche di montaggio, fotografia, costumi, etc… etc…, ed avendo visto migliaia e migliaia di film, ha inesorabilmente perduto la spontaneità e l'innocenza osservativa ed emozionale dello spettatore comune che va al cinema, o vede un film a casa, con il solo intimo obiettivo di provare delle emozioni e distrarsi dalla sua quotidianità e dalle sue preoccupazioni. Il critico, con le sue complesse ed erudite sovrastrutture cinematografiche, ha perduto la componente più spontanea che un uomo, un osservatore/spettatore, deve possedere: l'innocenza dello sguardo e la libertà di lasciarsi trascinare dalle emozioni che si sprigionano da un’opera d’arte e ti colpiscono dritto al cuore ed alle membra. L’arte è qualcosa che sta tra l’oggetto e la persona. Non si trova né nell’oggetto, né nella persona: ma si materializza emozionalmente nel loro reciproco incontro. Da questo punto di vista, i critici cinematografici sono imprigionati in griglie di lettura che li costringono ad una amorfa parcellizzazione e settorializzazione dell'opera d'arte cinematografica e, pertanto, non sono più in grado di vedere la componente emozionale olistica e al contempo gestaltica del film. Quello che io penso è che non dobbiamo “fidarci” dei critici cinematografici professionisti, ma dobbiamo imparare a fidarci di noi stessi, di quello che sentiamo quando vediamo un film. Ognuno di noi, che ama il cinema, dispone degli strumenti necessari per capire se un film è bello oppure no, se è un’opera d’arte oppure no. E lo strumento di cui disponiamo è la nostra mente e il nostro cuore: il film ci ha regalato delle emozioni forti e vivide? Se la risposta è sì, allora è arte cinematografica. Se la risposta è no, allora non è arte. E’ un’altra cosa. Andrea Giostra