Milano Fashion Week, China we are with you

Milano Fashion Week, China we are with you

Si è appena conclusa la Fashion Week 2020 in una Milano frenetica e caotica, una Milano che fino a pochi giorni fa pullulava di turisti senza nessuna preoccupazione, una Milano tra moda, immancabili cocktail party, performance, eventi culturali, si è trasformata in una città con metro vuote, musei e teatri chiusi ed eventi di arte moda e cultura sospesi.

Una fashion week il cui tema centrale è stato “China We Are With You”,per esprimere solidarietà ai designer cinesi bloccati in patria dal Coronavirus, le cui creazioni sono state mostrate attraverso dirette streaming apposite.

Purtroppo, proprio a causa dei recenti avvenimenti legati al diffondersi del coronavirus nelle zone del Nord Italia e Milano, sono state adottate delle contromisure dalla Regione Lombardia per contrastare il diffondersi del nuovo virus.

Fino al sabato 22 le sfilate si sono svolte come previsto dal calendario, senza nessun annullamento, ma le ultime due giornate hanno visto dei cambiamenti radicali: diverse sfilate sono state annullate, mentre altre, quali ad esempio Armani e Biagiotti, si sono svolte a porte chiuse a teatro vuoto e trasmesse in streaming sulle pagine social delle maison e sul canale cameramoda.it, e i vari profili social.

È proprio la pagina ufficiale della camera della moda a fare il suo annuncio, comunicando che alcuni brand hanno deciso di sfilare a porte chiuse, altri hanno deciso di mantenere la sfilata aperta ma a solo a un numero limitato di addetti ai lavori per consentire ai brand di non perdere il lavoro portato avanti in questi mesi, per sostenere gli sforzi nazionali e per tutelare la salute pubblica.

Armani, considerato un po’ il patrono della Fashion Week milanese è stato il primo a prendere la decisione di chiudere le porte della sfilata al pubblico, un pubblico che come ben sappiamo è caratterizzato da importanti figure tra buyer, stampa e personaggi noti dello spettacolo, selezionati rigorosamente dai brand e vedere il teatro coi posti vuoti è un immagine surreale, c’è silenzio, mancano gli applausi.

La presentazione della collezione autunno/inverno 2020-2021 di Giorgio Armani è omaggio alla Cina, una cultura che è sempre stata al cuore del designer, il suo fashion show si conclude proprio con l’uscita di dodici modelle asiatiche che avanzano in rosso con abiti da sera dall’eleganza e dai dettagli che ricordano la Cina.

Ad effetto  domino si troveranno a prendere la decisione di chiudere le porte delle sfilate e annullarle anche altri brand.

Diversa invece la posizione di Dolce e Gabbana, che invece ha deciso di presentare comunque la collezione con il pubblico in sala alle 14 presso il Metropol di Viale Piave 2, mandando in passerella, davanti a un pubblico nel quale spunta anche qualche mascherina, la sua donna, omaggio all’artigianalità, celebra così ancora una volta lo spirito italiano, attraverso i mestieri d’arte della tradizione.

La Settimana della Moda attira ogni anno migliaia di professionisti del settore, giornalisti, influencer e semplici curiosi da ogni parte del mondo per osservare e valutare le nuove collezioni che vengono proposte dalle maison.

La kermesse, iniziata martedì 18 febbraio e conclusasi ufficialmente lunedì 24, ha visto sfilare in passerella i capi dell’eccellenza italiana tra i quali Max Mara, Prada, Fendi, Versace, Bottega VenetaGucci lasciando il pubblico incantanto.

Anche se conclusasi un po’ in silenzio abbiamo assistito ad una settimana caratterizzata da una moda sostenibile e una moda come performance, scene glam rock con inserti metallici e colori decisi, proponendo una donna sicura di sé, una moda come forma d’arte, una moda che stupisce, come la passerella di Philipp Plein che si trasforma in una pista di discoteca del primo decennio del Duemila, con rimandi ai Daft Punk e al luccichio delle cromature sia della passerella che nei dettagli degli abiti futuristici.

Un Moschino che rimanda alla frivolezza della corte di Versailles nel mondo di Maria Antonietta in chiave glam con parrucche elaborate, panier di jeans, corsetti e un Settecento francese rock.

Etro e Marco de Vincenzo fanno sfilare le proprie creazioni rispettivamente al Conservatorio Giuseppe Verdi e allo Scalone dell’Arengario in Piazza del Duomo, tutti spazi della nobiltà milanese.

Ma oltre alle grandi maison, l’attenzione è rivolta anche per gli stilisti emergenti e per una moda che parli al mondo dando la possibilità di esporre le proprie creazioni nella cornice esclusiva del Fashion Hub di Via Turati 34.

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