QUANDO LA MOGLIE E’ IN VACANZA:  GRANDE EXPLOIT DI MASSIMO GHINI AL TEATRO QUIRINO di Andrea Gentili

George Axelroad scrisse nei primi anni ’50 una commedia teatrale in tre atti che debuttò al Fulton Theatre di New York nel 1952; qualche anno dopo, nel 1955, le sale cinematografiche di mezzo mondo ospitarono la versione cine  che vide come protagonista Marylin Monroe nei panni della moglie  di Richard Sherman, un critico che dopo aver mandato in vacanza moglie e figlio in preda alla solitudine, alla noia ed alla calura estiva: il contrasto tra la volontà di restare fedele alla moglie e la tentazione di approfittare di una occasione che gli si presenta vestita con i panni di una bella ragazza è il leit motiv del lavoro che partendo dagli Stati Uniti è divenuto famoso in tutto il mondo.

L’attuale versione italiana, assolutamente aderente a quella originale di Axelroad, in scena dallo scorso 26 dicembre al teatro Quirino di Roma è diretta da un regista d’eccezione quale è Alessandro D’Alatri che ha saputo r(o)maneggiare l’ambientazione newyorkese adattandola alla Città Eterna, servendosi di due attori protagonisti a dir poco eccezionali: il primo, nella parte di Alessandro Sormani, il marito che resta solo in città, è nientemeno che un travolgente Massimo Ghini, attore consumato e nell’occasione anche bravo cantante,versatile, simpatico e talmente immedesimato nella parte da far pensare che la stia vivendo veramente; la seconda, splendida ragazza tentatrice, è una meravigliosa – sotto tutti gli aspetti – Elena Santarelli che da brava nativa di Latina, città laziale poco distante da Roma, interpreta la parte della bella tentatrice che alla fine non sa sottrarsi al fascino del povero marito lasciato solo in città.

Veramente ingegnosa è la proposizione sotto due diversi punti di vista del dramma vissuto dal protagonista offerta dal regista che la propone sia sotto l’aspetto reale, quello vissuto e che evidenzia la passione ed i drammi del protagonista, sia sotto quello, concretamente più attraente, della sua coscienza con la quale dialoga per tentare di autoconvincersi sul da farsi nei confronti della ragazza che ha conosciuto per una fortuita circostanza: malgrado la coscienza lo inviti a demordere da ogni iniziativa, la tentazione è più forte di lui e……cade nel peccato; anche perché la sua gelosia nei confronti della moglie che gli annuncia di uscire a cena con un loro vecchio amico sembra fornirgli in qualche modo un alibi a cedere alla tentazione notevole rappresentata dalla ragazza semplice ma anche un tantino maliziosa, molto attraente, capitatagli involontariamente tra capo e collo.

Che dire dello spettacolo: semplicemente eccezionale, scorrevole, appassionante accompagnato da musiche e canzoni di Renato Zero che ne fanno rinascere virtualmente il suo spirito trascinatore; le canzoni, dieci in tutto, sono cantate in maniera egregia dallo stesso Ghini; il cast è composto addirittura da nove personaggi tra i quali spiccano, oltre ai già citati Massimo Ghini ed Elena Santarelli, la bravissima Anna Vinci nei panni della moglie del protagonista e tre bellissime ( e brave ) ballerine che fanno da contorno, per descrivere il personaggio ed i difetti del marito, ad un lavoro scorrevolissimo, attraente ed accattivante che è da consigliare al grande pubblico tanto per il modo in cui viene narrato il “ tradimento “ quanto per la semplicità efficace di una straordinaria regia che ha saputo trasporre il testo di Axelroad senza però apportargli modifiche sostanziali salvo quella di averlo ambientato a Roma e non a New York ma con il medesimo finale per renderlo completamente aderente al testo originario.

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